Paolo Pejrone racconta la natura che si riprende gli spazi

Paolo Pejrone e Matteo Caccia
Paolo Pejrone, architetto e paesaggista torinese, è il protagonista del secondo dialogo de “La via selvatica”, dal 12 ottobre sul sito ceretto.com.
Il progetto è curato da Matteo Caccia e proposto dalla famiglia Ceretto, titolare dell’omonima azienda vitivinicola delle Langhe, impegnata nella valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano e nella promozione dell’arte.

La via Selvatica

“La via selvatica” è un percorso, ispirato a questa filosofia, che si compone di 12 dialoghi. Gli appuntamenti, che verranno proposti periodicamente per la durata complessiva di un anno, indagheranno attraverso le parole degli esperti il tema della natura selvatica e autentica.
Prenderanno la parlola un funambolo, un paesaggista, una lupologa, un allenatore sportivo, un musicista, ma anche una chef, un meteorologo, una scrittrice, uno storico, un navigatore, un semiologo e un esploratore.
Un interessante approfondimento, sviluppato da diversi punti di vista,
sulle regole immutabili della natura, la sua ostinata capacità di ripetersi, la sua ricerca di un’armonia smarrita, di un equilibrio virtuoso in cui l’uomo sia capace di interagire con rispetto nella consapevolezza che la vera protagonista è la natura.

Le eantine di Ceretto Vini di Alba, immerse nei vigneti delle Langhe
L’evento è promosso da Gruppo Ceretto è un’azienda familiare che ha le sue radici in un territorio di rara bellezza come quello delle Langhe, e da tre quarti di secolo unisce alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano la promozione dell’arte.
La famiglia Ceretto, promotriche de “La via selvatica”

Il dialogo con Paolo Pejrone 

Paolo Pejrone

“La natura addomesticata dalle mani sapienti di Paolo Peirone diventa un’opera d’arte”, spiega Matteo Caccia per introdurre il protagonista della seconda conversazione, che si intitola “La natura si riprende gli spazi”, trasmessa il 12 ottobre sul sito www.ceretto.com. L’insegnamento di Pejrone, il giardiniere gentile, è quello di rispettare piante e fiori come fossero i nostri avi, mettendo la nostra intelligenza al servizio di quella della natura e viceversa.”

Non ha bisogno di molte presentazioni per gli appassionati di verde e giardini, Paolo Pejrone, piemontese classe 1941. Architetto paesaggista laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato alla scuola del paesaggista inglese Russell Page e di quella del brasiliano Roberto Burle Marx, entrambi titolari di due notissimi movimenti architettonici-giardinieri. Da oltre cinquant’anni crea giardini privati e parchi pubblici in Europa, Asia e America. Tra le sue realizzazioni più importanti, il progetto del parco di Villar Perosa della famiglia Agnelli e la progettazione e la cura degli orti della basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme. La sua attività spazia anche in campo editoriale. Paolo Pejrone è infatti un apprezzato autore di libri sulla cultura del giardino e articoli, pubblicati da molte riviste italiane, tra le quali Villegiardini.

L’orto è un grandissimo gesto di civiltà e cultura.” Afferma Paolo Pejrone “Coltivare orti, curare giardini è un gesto necessario perchè ci rende più liberi. Proporre la crescita è un atto di non sudditanza. Storicamente le popolazioni che hanno scelto di avere di più dalla natura a beneficio dell’uomo, in un rapporto di reciprocità, sono popoli pacifici. L’orto è infatti un territorio di pace e non di guerra.” 

Nell’orto “stellato” 

Questo secondo dialogo si tiene nell’orto del ristorante Piazza Duomo di Alba (CN), che esprime la passione per il mondo vegetale dello chef tristellato Enrico Crippa. Nella Tenuta Monsordo Bernardina, Crippa infatti coltiva e attinge materia prima per i suoi piatti. Passione ma anche rispetto per la terra, secondo la filosofia che da anni accompagna la produzione dei vini della famiglia Ceretto.

L’orto del ristorante Piazza Duomo di Alba, 3 stelle Michelin

“Produrre vini capaci di raccontare il nostro territorio ci ha portati ad aprirci sempre di più, per condividere le nostre esperienze utili a stimolare azioni virtuose per un’agricoltura sostenibile, necessaria per proteggere la terra e consegnarla sana alle generazioni future”, ricorda Roberta Ceretto.