In quello che potrebbe essere definito il periodo d’oro del Venezuela è presente anche l’architetto milanese Gio Ponti che ha costruito a Caracas una villa in stile italiano per Armando e Anala Planchart.

I committenti

Armando e Anala Planchart era una ricca coppia argentina appassionata di cultura che cercava un architetto per la propria casa. Armando si era fatto un nome come importatore esclusivo del marchio Cadillac in Venezuela mentre Anala Braun de Planchart faceva parte dell’elitè di Caracas ed era coinvolta nella frenetica vita culturale della moderna città in crescita. La coppia, pur amando la natura, desiderava una casa non lontana dalla città. El cerrito era il luogo ideale, si trattava di una collina da cui si godeva di una notevole vista senza essere però troppo lontana dalla vita cittadina.

Panorama da Villa Planchart – ©Riccio Leon (CC BY 2.0)

L’incontro con Gio Ponti

Armando e Anala Planchart conobbero Gio Ponti durante uno dei loro viaggi leggendo la rivista di design “Domus” e nel 1853 si recarono a Milano per conoscerlo. Gli proposero di costruire la loro casa a Caracas e Gio Ponti, già architetto famoso noto anche come designer industriale e artista, accetto pur non avendo mai visitato il Venezuela.

Chi è Gio Ponti

Giovanni Ponti conosciuto mondialmente come Gio Ponti (1891 – 1979) è stato un architetto e designer associato allo sviluppo dell’architettura moderna e del design industriale moderno in Italia.

Laureatosi nel 1921 al Politecnico di Milano, dal 1923 al 1938 Gio Ponti realizzò design industriale per la fabbrica di ceramiche Richard-Ginori. Nel 1928 fondò la rivista “Domus”, che influenzò la decorazione d’interni, e di cui fu direttore fino al 1946.

Tra i suoi importanti edifici degli anni ’30 ci sono la Scuola di Matematica dell’Università di Roma del 1934 e il primo degli edifici per uffici della Montecatini a Milano datato 1936. In seguito, realizzò una serie di progetti in varie parti del mondo. La sua opera architettonica più nota, il Palazzo Pirelli a Milano, progettato insieme a Giuseppe Valtolina, Pier Luigi Nervi, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli, Giuseppe Rinardi e Egidio Dell’Orto tra il 1955 e il 1959. All’estero ha ideato il Denver Art Museum nel 1971 insieme a James Sudler e il centro commerciale Bijenkorf (1967) a Eindhoven. Tra le ultime opere architettoniche di Gio Ponti ci sono la cattedrale a Taranto nel 1971 e la Villa Planchart a Caracas nel 1974.

Contemporaneamente alla sua architettura, Ponti fu attivo nella pittura, nelle arti grafiche, nel design di interni. È noto anche per aver curato il design per il cinema e il teatro, inclusi i costumi e le scenografie per l’opera della Scala di Milano.

Denver Art Museum – ©Jacqueline Poggi (Flickr CC BY-NC-ND 2.0)

Linee guida dei committenti

La coppia impose alcune linee guida su ciò che volevano nella casa. Armando desiderava uno spazio dove poter esporre la collezione di orchidee e i trofei di caccia mentre la moglie desiderava potendo vedere tutta la sua casa da qualunque punto si sedesse a contemplarla. Oltre a questo, entrambi desideravano esporre la collezione d’arte finora raccolta. Il percorso progettuale ha visto un susseguirsi di numerose proposte e un susseguirsi di progetti e lo stesso Gio Ponti visitò più volte Caracas per trovare ispirazione.

Villa Planchart

Lo schema proposto dall’architetto milanese sembra semplice, una casa con patio con visuali specifiche per l’esterno e l’interno. Lo schema casa-patio si distacca da quello tradizionale, ponendo il patio apparentemente dislocato rispetto al centro. Il patio serve a nasconde i locali posti dietro cioè tutti quegli spazi dedicati al lavoro e ai servizi della casa. Il patio, dunque, funziona sia come connettore che come separatore delle funzioni domestiche, sociali e lavorative. Attraverso un insieme di piani e linee su pavimenti e soffitti, Ponti riesce a condurre il visitatore direttamente nello spazio principale della casa, il soggiorno, da dove l’intera casa sembra essere apprezzata, con affacci verso lo studio, la sala da pranzo principale e naturalmente il patio. Il gioco di piani in tutta la casa e l’uso dell’illuminazione indiretta si trasferisce anche all’esterno. Le sue facciate sono composte da piani che fluttuano sulla topografia irregolare della collina. Questa caratteristica è anche accentuata dall’illuminazione notturna esterna della casa.

Villa Planchart – ©Riccio Leon (CC BY 2.0)

L’eredità

La costruzione della Villa Planchart finì nel 1957, e rimane ancora oggi come è stata concepita dall’architetto e dai suoi proprietari. Si potrebbe considerare Villa Planchart come un’interpretazione moderna della tradizionale casa venezuelana con patio ma anche della villa tipicamente italiana. Ma in realtà ciò che risulta da Villa Planchart di Caracas è una sintesi unica del più impeccabile design milanese targato Gio Ponti. La villa è concepita esclusivamente per essere ai tropici, armonizzando il disegno dei suoi spazi e ciascuno degli elementi che li compongono. Gio Ponti lascia così a Caracas quello che lui stesso ha definito il suo capolavoro, una casa che custodisce la monumentalità all’interno di uno spazio domestico.

Interno Villa Planchart – ©milo 3oneseven (Flickr CC BY-SA 2.0)

Maria Giulia Parrinelli

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