Il convento de la Tourette di Le Corbusier

Convento de la Tourette di Le Corbusier - ©Esther Westerveld (Flickr CC BY-NC 2.0)

Il convento di Sainte-Marie de La Tourette di Le Corbusier è diventato col tempo una sorta di luogo di pellegrinaggio per gli studenti di architettura essendo una delle più grandi opere del Modernismo e sono presenti molti aspetti del vocabolario architettonico sviluppato dall’architetto.

L’ubicazione

È stato padre Marie-Alain Couturier a commissionare il convento de la Tourette a Le Corbusier che aveva appena costruito la Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp.

Il monastero domenicano venne costruito vicino a Éveux nelle vicinanze di Lione, su un terreno in pendenza che si apre nella valle, un sito che inizialmente era destinato ad una scuola. Prima di iniziare la progettazione, Le Corbusier visitò il monastero romanico cistercense Le Thoronet su consiglio di padre Couturier che diventò il modello per il convento de La Tourette. I primi progetti vennero presentati nel dicembre 1954 ed i lavori furono completati nel 1961 anche se l’inaugurazione avvenne l’anno prima.

La Tourette – ©antonio gallud (Flickr CC BY-SA 2.0)

Struttura

Il complesso comprende una chiesa, un chiostro, una sala capitolare, delle aule, una biblioteca, un refettorio, dei salotti, delle cucine e un centinaio di celle singole.

L’intera struttura è costruita in cemento armato mentre le finestre, per lo più fisse, sono in vetro. La ventilazione è garantita da feritoie che possono essere chiuse con alette. Le pareti della chiesa sono realizzate in calcestruzzo gettato in opera. I tetti piani sono ricoperti da uno strato di terra e lasciati alla vegetazione naturale.

La Tourette – ©D D (Flickr CC BY-NC 2.0)

La pianta della struttura è un rettangolo di lato 66,50 metri e 47,50 metri. L’edificio della chiesa a nord completa la struttura principale a tre ali a formare un complesso a quattro ali. La struttura ha dunque quattro ali ed è stata progettata con tre piani verso la montagna e cinque piani verso valle

Le celle del monastero si trovano nei due piani superiori ed al di sotto è presente il complesso monastico accessibile attraverso il cancello di ingresso ma anche le sale per visitatori, sale riunioni e seminari, biblioteca, oratorio e chiesa del convento. Il piano su cui da l’ingresso è considerato il livello 3. Al piano sottostante il chiostro interno, disegnato a rampe di attraversamento, collega l’aula capitolare, il refettorio nell’ala ovest e la chiesa. Cucine, dispense e locali accessori si trovano sul lato valle, al piano più basso.

La Tourette – ©Archigeek (Flickr CC BY-NC 2.0)

Come ha gestito il dislivello

Grazie alla pendenza del sito l’architetto ha potuto esplorare il concetto della città capovolta che gli ha permesso di disporre gli spazi in modo non tradizionale. La struttura è stata alzata su pilotis così da non essere influenzata dal terreno irregolare.

Pilotis – ©Archigeek (Flickr CC BY-NC 2.0)

La luce

La luce del sole è stata usata per rendere gli spazi maestosi ma non solo. All’interno del santuario, dove non c’è rappresentazione iconografica, l’entrata della luce naturale all’interno dello spazio porta il visitatore a fare altrettanto.

La quantità di luce che entra nei grandi spazi pubblici e nei lunghi corridoi è controllata tramite l’utilizzo di lastre di vetro ondulate verticali. I vetri ondulati sono stati una creazione di uno degli artisti coinvolti da Le Corbusier per la realizzazione del convento de la Tourette. Il principale partener fu André Wogenscky ma è stato il compositore ed architetto Iannis Xenakis a creare le vetrate verticali incastonate in pannelli geometrici di cemento che illuminano alcune parti come le gallerie del chiostro.

La Tourette – ©Archigeek (Flickr CC BY-NC 2.0)

Le finestre

Davanti alle finestre del convento in fondo ai corridoi sono presenti i cosiddetti “fiori di cemento”. Si tratta di porzioni di cemento erette davanti alle grandi finestre quasi a impedire la vista. Le Corbusier era convinto che se una finestra si apre direttamente su un paesaggio, molto presto si finisce per dimenticarlo e non prestargli più attenzione. Ed è per questo suo pensiero che volle impedire la libera vista del paesaggio obbligando il visitatore a sporgersi ogni volta dalla finestra per ammirarlo.

I corridoi sono illuminati da lunghe feritoie orizzontali che si affacciano sulla corte interna e sono accentuate da piccoli parallelepipedi di cemento che fanno parte della struttura portante.

Maria Giulia Parrinelli

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