Fabrizio Moretti: il senso del bello tra arte e vita, aspettando la Biennale

“Prodigio della nuova generazione di collezionisti” secondo la rivista britannica Apollo Magazine, una delle tante segnalazioni positive da cui è fregiato. Figlio d’arte, Fabrizio Moretti, non tradisce l’albero genealogico e si espande a livello mondiale: esposizioni, eventi, aste, consulenze e una costante ricerca personale. Collezionista, critico e gallerista abbraccia la filantropia con donazioni a enti pubblici e un centro ippoterapeutico, nella speranza di offrire un valido supporto a neonati e bambini affetti da disabilità. Oggi ne parliamo in vista della Biennale dell’Antiquariato, gotha di artisti di respiro internazionale. Presto a Firenze, nella splendida cornice di Palazzo Corsini.

Chi è stato l’artista che per primo si è preso la tua attenzione?

I primi artisti ad aver catturato il mio interesse sono stati i pittori del ‘500, in particolare la scuola del Bronzino, ispirata al Manierismo fiorentino, che vede la più alta espressione nello Studiolo di Francesco I de’ Medici a Palazzo Vecchio. Trecento, Quattrocento e Cinquecento, sicuramente le mie epoche predilette, ne sono amante e mercante.  

Oltre al contesto familiare, ci sono stati degli incontri o delle persone in particolare che hanno contribuito ad alimentare la tua curiosità?

Essendo l’arte un’attività di famiglia, ne sono entrato in contatto fin dalla più tenera età. Tuttavia, mi sono avvicinato seriamente al mondo dell’antiquariato solo dopo il conseguimento degli studi all’Università di Lettere e una serie di coincidenze e circostanze, com’è normale che sia. Non so identificare un personaggio o una vicenda chiave in particolare, ma una serie di eventi, che a oggi mi hanno portato qui. 

L’arte si declina in tante sfumature sempre legate all’estetica del bello: al di là delle arti figurative, questa bellezza, dove la ritrovi?

Nella natura, fonte inesauribile di ispirazione e presenza costante dall’antichità ad oggi. Ogni epoca indaga il rapporto uomo-natura, madre gentile o funesta vendicatrice, amata e mai compresa fino in fondo. Nel Medioevo è espressione materiale di un ordine perfetto, mistica e misteriosa, per poi scoprirsi scenografia di un uomo capace di impugnare il proprio destino nel Rinascimento, di nuovo protagonista nel Romanticismo, in continuo divenire, indomita ed evocativa. In seguito alle due Rivoluzioni Industriali tale rapporto si fa ancora più controverso, un esempio “Mare di Ghiaccio” di Friedrich, fino agli anni ’60-’70 con artisti come Christo and Jeanne-Claude e la nascita della Land Art. Oscar Wilde non a caso diceva: “La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita”.

Cosa rende la Biennale unica a livello internazionale? 

La magia da cui è caratterizzata. Una rassegna nata nel ’59 sullo sfondo di Firenze, più che città opera d’arte, un museo diffuso, vetrina e spazio comunicativo per centinai di artisti, antiquari e collezionisti. La Biennale, ospitata a palazzo Corsini, gioiello barocco nella culla del Rinascimento, già sede della Galleria Corsini, la più prestigiosa collezione privata di Firenze, è estensione dell’imprescindibile rapporto arte-città. Quest’anno ricorre il trentunesimo anniversario e l’appuntamento da non perdere è la Florence Art Week, una diramazione della Biennale in eventi collaterali, dove l’arte raggiunge il suo pubblico con insoliti appuntamenti presso musei storici, gallerie, prestigiose boutique e realtà artigianali. Il mio sogno è che la BIAF possa portare alla luce tutte quelle opere che sono importanti documenti della storia dell’arte, grazie all’appassionato impegno di tutti i suoi galleristi, diventando così un punto di riferimento per il mercato dell’arte ma anche per un pubblico più vasto in Italia e non solo. 

Firenze come reagisce ai nuovi impulsi degli artisti contemporanei?

Fa parte dell’arte contemporanea, l’essere amata o odiata. Personalmente trovo la presenza e l’opera di artisti come Jeff Koons Urs Fischer e Urs Fischer motivo di crescita per la città e di dialogo storico-temporale, considerata la consistente presenza di opere tardo-rinascimentali esposte alla rappresentazione. La contaminazione è positiva, secoli di differenza, un taglio netto, trancia brutalmente l’intreccio perfetto e perpendicolare di decenni e avvenimenti, fili e fibre intrecciate dal tempo. Lo shock e il conseguente rifiuto è una reazione peculiare alle masse di fronte ad un tipo di arte più concettuale e quindi meno immediata. Qui a Firenze avverto una bella sinergia con la città e le sue principali figure politiche. L’arte di qualità è davvero senza tempo. 

E una città europea dove “artisticamente parlando” respiri un’aria che ti fa stare bene?

Più di una. Amo spostarmi continuamente, ghermito da un vago e indeterminato desiderio. Mi divido tra mostre, aste, consulenze e curiosità. Non si smette mai di imparare nel mondo dell’arte. 

Stai lavorando a qualche progetto in particolare?

É appena terminata una mostra a Monaco dove ho esposto parte della mia collezione privata. Il conseguimento di un lavoro e una passione che continua ad accompagnarmi e regalarmi feedback positivi. Un sogno, la raccolta di alcuni tra i pezzi che più amo in un unico contenitore aperto al publico. A settembre la Biennale mi vedrà completamente impegnato nella realtà fiorentina fino al suo termine, quando ripartirò, perso in un tour mondiale, catapultato nella frenesia dell’arte e della vita. L’unica cosa di cui sono certo è che cambierò città almeno ogni tre giorni, nella costante ricerca di quell’energia sorprendente tipica dell’imprevedibilità.