La Torre Velasca dello studio BBPR è un grattacielo milanese atipico, di 26 piani e più di cento metri d’altezza. Venne progettato e realizzato, a metà degli anni cinquanta; la fase di costruzione richiese meno di un anno e si concluse nel 1957.

Il marchio acronimo dello studio raccoglieva le iniziali dei fondatori, un gruppo di architetti italiani: Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers. L’etimo del nome Velasca, invece, è legato alla piazza omonima in cui l’edificio si trova, che deve il nome a Juan Fernández de Velasco, governatore del Ducato di Milano nel XVII secolo.

Nel mood progettuale, la Torre doveva rappresentare un’icona della rinascita milanese nel dopoguerra e, per questa ragione, sorse in un’area quasi distrutta dai bombardamenti alleati del 1943. L’edificio ha una funzione mista: i primi diciotto piani in emersione e i due interrati ospitano uffici e negozi, mentre dal 19° piano troviamo abitazioni private.

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Una suggestiva immagine centrata sulla Torre Velasca – Foto @Riccatreccia by Flickr CC BY NC ND 2.0

Lo studio BBPR

Fondato nel 1932 dagli architetti elencati, nasceva da una concezione collettiva del lavoro progettuale, pensata in chiave di sinergia dal valore aggiunto. I quattro ritenevano che qualsiasi progetto nato dalla compattezza del gruppo svelasse opzioni e intuizioni più interessanti della somma dei singoli contributi.

Accomunati dagli studi al Politecnico di Milano e dall’adesione al movimento razionalista degli anni trenta, dopo un’iniziale adesione al fascismo, conobbero esperienze molto dolorose.

Le leggi razziali travolsero Rogers e portarono alla deportazione di Belgiojoso e di Banfi (che troverà la morte in un campo di sterminio). Fortunatamente, al termine di quella tragica fase, con l’armistizio del 1943, i tre superstiti trovarono la forza e le motivazioni per riprendere l’attività.

Il razionalismo italiano

Il movimento centrava il suo focus sulla ricerca della modernità attraverso il principio della ragione, usata per superare la mera funzione. Un cardine del pensiero, tutto italiano, che strizzava l’occhio al classico e ne recuperava lo spirito, senza, per questo, doverne ritrovare la forma.

È un principio che non si applicava solo all’architettura strutturale, ma anche agli oggetti di design protagonisti dell’universo casa.  Il mobile, in particolare, non era ancora il punto d’arrivo di un processo industriale, ma un oggetto di sperimentazione e prototipazione, consapevolmente radicato nelle tradizioni artigianali. L’industria entrava invece nel gioco per le tecnologie e i materiali innovativi.

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Vista dal basso della Torre Velasca – Foto@ Xevi V by Flickr CC BY-NC ND 2.0

La Torre Velasca dello studio BBPR

Oltre a essere icona della ripartenza, l’edificio aveva una valenza simbolica estetica. Superava infatti i canoni modulari dello stile internazionale – gli skyline di grattacieli innervati di vetro e acciaio – dei maestri di quella corrente minimal, come Mies van der Rohe. Non era solo un grattacielo moderno, ma, anche per lo sbalzo incluso nella parte più alta, una vera e propria torre, che cercava di catturare tutta l’energia del sostrato urbano milanese, per proiettarla verso l’alto.

Gran parte dell’acciaio è stata significativamente sostituita dal cemento armato. Dal punto di vista cromatico, il cemento grezzo voleva anche creare una risonanza armonica con le guglie del Duomo di Milano.

Siamo davanti a un’importante opera muraria, in cui le pareti hanno nervature di rinforzo e supportano lo sbalzo con briglie stabilizzanti, talvolta definite ‘bretelle’. Questa sorta di maglie protettive rafforza anche concettualmente la metafora di edificio fortificato; proprio come le torri che, in epoche diverse, dovevano resistere agli assalti degli eserciti nemici.

I riferimenti alla Torre del Filarete

La suggestione richiama, idealmente e nel segno visual, la Milano del quattrocento, la città degli Sforza e del loro Castello, che trova il culmine nella torre del Filarete.

Notturno Torre Filarete VilleGiardini stileitaliano villegiardini.it
Scatto notturno della Torre del Filarete – Foto @G. Vellut by Filckr CC BY 2.0

La sfumatura brutalista

A completamento dei tanti riferimenti culturali che si coagulano nella Torre Velasca, la sua realizzazione in cemento armato e il profilo che s’allarga nella parte più alta del palazzo mostrano anche un riferimento all’architettura brutalista, corrente che utilizzava i materiali industriali per disegnare forme massicce.

Giudizi controversi

Alcune riviste degli anni sessanta, soprattutto britanniche, videro nella Torre Velasca una sorta di rinuncia all’architettura moderna, per l’apparente rilancio di profili antecedenti e non minimalisti. Fu con una certa ironia che Rogers rispose a quelle critiche, sottolineando la banalità insita nella reiterazione di grattacieli a moduli iper-semplificati.

Il grattacielo, dichiarato d’interesse storico e artistico, nel 2011 è stato sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza ai Beni Culturali.

Nuove critiche

Anche ai giorni nostri i detrattori della Torre Velasca non mancano e, al di là della legittima soggettività dei gusti, le risposte dei sostenitori di Rogers & C. si attengono alla complessità dell’opera, la cui lettura deve includere i richiami iconici alla storia.

Restando in Europa, il Daily Telegraph, sulle sue pagine web, ha incluso la Torre Velasca tra gli edifici più brutti della modernità e Vittorio Sgarbi vi si è riferito come a un “paradigma della civiltà dell’orrore”, pur riconoscendone l’importanza nel rappresentare una fase della storia dell’architettura e del territorio.

Sbalzo torre Velasca VilleGiardini stileitaliano villegiardini.it
Particolare dello sbalzo della Torre Velasca – Foto @S. Ferrario by Pixabay

Philippe Daverio, invece, l’ha onorata con l’appellativo di capolavoro. Il noto esperto e gallerista franco-italiano, purtroppo scomparso di recente, motiva la definizione con nuovi riferimenti al Filarete e all’eredità di una cultura popolare di cui non tutti possono o vogliono cogliere l’implicazione. Facendo trasparire il suo grande affetto per la città meneghina, nell’appassionata difesa, ha fatto riferimento alla categoria filosofica della milanesità, ripresa poi da altri commentatori.

La ristrutturazione

Ad agosto del 2022 è iniziata la rimozione dei ponteggi legati ai lavori di ristrutturazione della Torre Velasca (iniziata un anno e mezzo prima). Il consolidamento strutturale è avvenuto in parallelo alla sostituzione degli intonaci, nel rispetto delle tonalità originali, gradienti del rosa e del grigio studiati appositamente.

Il restauro ha riguardato anche i materiali e le finiture degli interni, con una particolare attenzione all’isolamento acustico e alle protezioni antincendio.

Paolo Servi

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