Alla scoperta delle futuriste

C’è un nuovo modo di guardare al mondo delle donne in rapporto con l’arte novecentesca: lo racconta la mostra L’elica e la luce. Le futuriste. 1912-1944 ospitata al MAN di Nuoro.

A cura di Chiara Gatti e Raffaella Resch, la retrospettiva indaga il binomio donne & futurismo, offrendo una nuova prospettiva su una delle avanguardie storiche più intense del secolo scorso. Ancor più intenso era, in effetti, il rapporto tra il genere femminile e l’arte futurista, che ben si radicava in posizioni misogine.

Un femminismo… atipico

Non era destino, tuttavia, che la donna rimanesse tagliata fuori: nel 1912 la poetessa francese Valentine de Saint-Point dà alla stampa il cosiddetto Manifesto della donna futurista. All’ombra della rivoluzione portata avanti dal Futurismo, la donna futurista non è di certo subordinata all’uomo, ma non aspira neanche a essere femminista. Rivendica, piuttosto, un ritorno agli istinti primordiali, al militarismo e alla glorificazione della guerra:

Donne, per troppo tempo sviate le morali e i pregiudizi, ritornate al vostro istinto sublime: alla violenza e alla crudeltà.

Come affrancarsi dal potere maschile?

È da questo trattato anticonvenzionale e agguerrito che la mostra prende le mosse, cercando di seguire il percorso della ricerca collettiva femminile alla stregua di un affrancamento – culturale e sociale – dal potere maschile.

Oltre 100 opere esposte, tra dipinti, tessuti, carteggi e sculture, indagano la rottura del movimento, alla ricerca di un’identità votata alla velocità e al dinamismo. La controversia del movimento è analizzata in sezioni: il corpo e la danza, il volo e la velocità, il paesaggio e l’astrazione, le forme e le parole.

E così trovano la luce storie scandalose e meno note, con protagoniste del calibro di Benedetta, Alma Fidora, Brunas, Marisa Mori: tutte in lotta contro i cliché di genere, colte nella costruzione di una riflessione artistica e politica condivisa.

C’è tempo fino al 10 Giugno per scoprire una delle sottoculture italiane ancora nascoste alla Storia comune.

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