Parco del Retiro, polmone verde al centro di Madrid

Palazzo di Cristallo parco del retiro
Palazzo di Cristallo progettato da Ricardo Velázquez Bosco

Il Parco del Retiro (in spagnolo Parque del Retiro) è una delle principali attrazioni turistiche di Madrid. Si tratta di un giardino storico, diventato parco pubblico di circa 118 ettari. Al suo interno conserva il Monumento ad Alfonso XII, il Palazzo di Cristallo, la porta di Filippo IV e l’osservatorio astronomico, in dialogo con parterre, boschi, specchi d’acqua e fontane, come quella del carciofo e dell’angelo caduto.

Porta di Filippo IV – ©Gryffindor (via wikimedia commons CC BY-SA 3.0)

Da dove deriva il nome

Il re era solito ritirarsi in una stanza annessa al Monastero dos Jerónimos a Madrid. Si deve, poi, a Filippo II l’ampliamento di queste sale con un insieme di palazzi, zone boscose e giardini che hanno dato origine all’attuale parco. Da non confondere con i Giardini del Buen Retiro che si riferiscono ad un giardino pubblico creato a Madrid alla fine del XIX secolo, dove si trova il Palazzo di Cibeles.

Un’altra denominazione storica è Parque de Madrid, come si può ancora leggere su alcune delle porte d’ingresso.

Sentiero botanico del Parco del Retiro (nomi degli alberi e delle piante in spagnolo) – ©FrankAndProust CC0

La costruzione

I giardini hanno origine nel 1629, quando Gaspar de Guzmán y Pimentel duca di Olivares e favorito del re Filippo IV, spinse all’ampliamento della Sala Reale accanto al Monastero dos Jerónimos facendo costruire intorno ad esso una sontuosa residenza. Per la costruzione del nuovo palazzo, denominato Buen Retiro, impiegarono soltanto 10 anni. Divenne uno dei principali centri di potere nel XVII e XVIII secolo, nonostante fosse stato concepito come residenza di svago per la famiglia reale e collocato perciò alla periferia di Madrid.

I lavori furono molto veloci per compiacere le volontà del re e non permisero una progettazione unitaria. Tutto ciò ha comportato una giustapposizione di elementi architettonici, che si sono aggiunti al sorgere di nuove esigenze, senza una vera articolazione compositiva.

All’esterno il palazzo seguiva le linee guida dello stile disadorno, caratteristico dell’architettura degli Asburgo. Tuttavia, l’austerità che trasmetteva l’esterno lasciava il posto, all’interno, a una decorazione sontuosa.

La realizzazione dei giardini avvenne in contemporanea al palazzo. Il loro artefice fu Alonso Carbonel, con il successivo intervento di Cosimo Lotti, già architetto del giardino dei Boboli a Firenze, e Luigi Baccio del Bianco, scenografo prima per i Medici e poi per Filippo IV. Come per l’edificio, anche per i giardini non esisteva un piano complessivo. La disposizione appariva ad incastro e asimmetrica, priva di un preciso ordine assiale, che, sembrava riflettere la tradizione del giardinaggio ispano-musulmano.

Tra gli elementi paesaggistici dell’epoca c’è il Giardino Ochavado, che si articolava attorno ad una piazza centrale, attraversata da otto viali, alcuni dei quali delimitati da cunicoli vegetali. Era presente una grande voliera in cui si allevano uccelli esotici per l’esposizione e una grande gabbia per l’esibizione di animali feroci.

Veduta del palazzo e dei giardini del Buen Retiro (1636 – 1637) di Jusepe Leonardo. Conservato al Palazzo Reale di Madrid

XVIII secolo

Nel 1734 il palazzo del Parco del Retiro divenne la sede degli organi di governo e la residenza ufficiale dei re. Sul trono era salito Filippo V, il primo Borbone a regnare in Spagna, che volle adattare gli edifici al gusto della nuova dinastia e ne affidò il rifacimento agli architetti Robert de Cotte e René Carlier. Il Parterre, in perfetto stile francese, risale proprio a quel periodo.

Ma fu con l’arrivo sul trono di Carlo III, regnante dal 1759 al 1788, che il Parco del Retiro acquisì un nuovo slancio. I suoi interventi erano assai diversi da quelli dei predecessori che puntavano a rafforzare il carattere residenziale del luogo. Carlo III, come aveva fatto mentre era re di Napoli, fece costruire la Real Fabrica de Porcelana del Buen Retiro, portando in Spagna molti operai napoletani specializzati.

Volle costruire l’Osservatorio Astronomico Reale, completato però sotto il suo successore. Questo faceva parte di un piano ambizioso che mirava a dotare Madrid di un’area dedicata allo studio delle scienze naturali. Comprendeva il ​​Giardino Botanico Reale, il Gabinetto di Storia Naturale (oggi conosciuto come Museo del Prado) e uno zoo.

Nel 1767 Carlo III autorizzò l’accesso del pubblico al Parco del Retiro, a condizione che fossero seguite alcune regole di abbigliamento e fossero rispettati determinati limiti territoriali. Questo uso come parco pubblico si intensificò con Isabella II (in carica dal 1833 al 1868). Infatti, nel 1867, la regina consentì la navigazione pubblica all’interno dell’Estanque Grande.

Osservatorio Astronomico Reale – ©Fanattiq (via wikimedia commons CC BY 3.0)

XIX secolo

Durante la Guerra d’Indipendenza il Parco del Retiro fu adibito a quartier generale delle truppe napoleoniche. La nuova destinazione d’uso provocò ingenti danni sia al palazzo che ai giardini. Sarà soltanto dopo il ritorno in Spagna di Fernando VII, nel 1814, che avvenne un nuovo recupero dell’area. Furono incorporati nuovi elementi architettonici senza intervenire sulla residenza. Il progetto venne affidato a Isidro González Velázquez, che trasformò il parco in un giardino romantico. Nuovi giardini sorsero nella zona ad uso esclusivo della famiglia reale. Seguirono le correnti del tempo, aggiungendo capricci paesaggistici come la Casa del Pescatore, la Casa del Contrabbandiere, la Montagna Artificiale e la Fontana Egizia.

A partire dal 1841, la regina Elisabetta II promosse la creazione di zone boscose anche con alberi da frutto. Nel 1865 la sovrana vendette una parte della proprietà allo Stato per l’urbanizzazione. Si trattava della fascia occidentale, dove si trovava il palazzo che, a causa delle sue pessime condizioni, fu demolito nel 1869, ad eccezione della Sala dei Regni e del Salone delle Feste.

Casa del pescatore – ©Felipe Gabaldón (Flickr CC BY 2.0)

Parco del Retiro completamente pubblico

Dopo la Rivoluzione del 1868, con la deposizione di Isabella II, il Parco del Retiro divenne proprietà comunale. Fu reso parco pubblico, con il nome di Parque de Madrid. Il luogo fu ceduto in tutta la sua estensione, compresa la parte fino a quel momento riservata ai re.

Successivamente alla municipalizzazione, l’architetto José Urioste y Velada costruì una nuova recinzione in cui dispose una serie di porte monumentali. Installò anche le fontane delle Galápagos e del carciofo, che provenivano da altre parti della città.

Il 1874 è l’anno della realizzazione della passeggiata sul corso originario del fiume Grande e nel 1878 si intervenne nuovamente sul Campo Grande, basandosi su disegni paesaggistici di ispirazione inglese. Vicino a quella che un tempo era la Real Fabrica de Porcelana si trova la famosa fontana dell’Angelo Caduto, inaugurata nel 1885. In questo periodo furono scavati anche diversi stagni artificiali.

Negli ultimi decenni del XIX secolo, il Parco del Retiro è stato teatro di vari concorsi ed esposizioni internazionali. Qui sono stati costruiti edifici come il Palazzo di Velazquez e il Palazzo di Cristallo anch’esso realizzato da Ricardo Velázquez Bosco.

Fontana dell’Angelo Caduto – Nemo (via wikimedia commons CC BY-SA 4.0)

Tempi moderni

Durante il XX secolo, sono proseguiti i lavori di ristrutturazione iniziati nel secolo precedente. A quell’epoca risale il monumento per Alfonso XII di José Grases Riera, che dal 1922 presiede la sponda orientale dell’Estanque Grande. Insieme a questo, ne sono stati costruiti molti altri per tutta la prima metà del XX secolo.

Parco del Retiro
Monumento ad Alfonso XII dietro l’Estanque Grande

In campo paesaggistico, il giardiniere Cecilio Rodríguez sviluppò diverse iniziative. Ideò il Roseto (1915) e i giardini che portano il suo nome (1918), concepiti come estensione della Casa de Fieras, curandone lui stesso li restauro dopo la Guerra Civile. A questi recinti si aggiunsero, nella seconda metà del 900, il Giardino delle piante perenni e alpine, e il Frutteto dei Francesi. L’ultimo dei giardini realizzati nel Parco del Retiro è il Bosque de los Ausentes (bosco degli scomparsi) costruito nel 2005 in omaggio vittime degli attentati dell’11 marzo 2004.

Parco del Retiro
Vista sul parco dal Bosco degli Scomparsi – ©Mattia Panciroli (Flickr CC BY-NC-ND 2.0)

Maria Giulia Parrinelli

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