Giardini all’italiana e all’inglese

Giardini all'italiana e all'inglese
Il Bagno di Venere, nei Giardini all'Inglese della Reggia di Caserta. Tommaso Di Lillo

I giardini all’italiana e all’inglese sono due tra i più noti e importanti stili di progettazione di parchi e aree verdi per dimore regali e nobiliari, ville gentilizie, residenze di prestigio. Entrambi sono la trasposizione in architettura del paesaggio di due correnti estetiche molto precise e influenti nella storia dell’arte e del pensiero filosofico. Rispettivamente il Rinascimento e il Romanticismo.

Giardini all’italiana e all’inglese: il periodo storico

La prima differenza, quindi, riguarda il periodo storico in cui sono nati e hanno prosperato maggiormente. Il giardino all’italiana, o giardino formale, ha origine in Italia, nel periodo del tardo Rinascimento. Il giardino all’inglese, invece, iniziò a diffondersi in Inghilterra a partire dalla metà del 700, grazie all’impulso offerto da William Kent e Alexander Pope, pittori, decoratori e architetti.

I giardini formali, proiezioni dell’architettura rinascimentale sul paesaggio

Giardini all'italiana e all'inglese
I Giardini Vaticani di Roma

Nel Rinascimento iniziarono a diffondersi in Italia le ville sub-urbane, progettate da importanti architetti per le famiglie più prestigiose dell’aristocrazia cittadina. In queste dimore, acquisirono sempre più importanza gli spazi verdi, disegnati dagli stessi architetti in continuità con i canoni stilistici degli edifici. I giardini iniziarono a configurarsi come vere e proprie proiezioni dell’architettura sul paesaggio. Sottoposti quindi alle stesse regole di proporzione e armonia degli edifici che coronavano. Arricchiti inoltre da elementi plastici, quali statue, fontane e grotte. Questi giardini presentano elementi ricorrenti: aiuole squadrate realizzate con sempreverdi, gruppi di piante potate con forme geometriche. E ancora labirinti, tunnel e teatri di verzura. I giardini all’italiana di Villa d’Este a Tivoli, opera del Ligorio, Villa Lante a Bagnaia e Villa Farnese a Caprarola, entrambi del Vignola, oltre naturalmente ai Boboli di Firenze, sono considerati tra i capolavori del 500.

Giardini all'italiana e all'inglese
Giardino all’italiana in Inghilterra

Terrazzamenti e vedute panoramiche

A causa della conformazione dei terreni sui quali sorgevano queste dimore, spesso questi giardini rinascimentali, poi chiamati all’italiana, presentavano dislivelli, che venivano usati dai progettisti per realizzare terrazzamenti e vedute panoramiche. Esemplare a questo riguardo la sistemazione di Villa Medici a Fiesole, tra i prototipi di questa tendenza. Generalmente questo tipo di giardini, che si adattavano perfettamente all’andamento collinare dei terreni sui quali sorgevano, erano circondati da piante ad alto fusto che contribuiva a definire una linea visuale privilegiata.

Giardini all'italiana e all'inglese
Giardini del Belvedere di Castel Gandolfo

L’influenza del Manierismo

Successivamente, la diffusione del Manierismo determinò, anche nei giardini all’italiana, un sempre maggior ricorso a soluzioni scenografiche bizzarre e artificiose. Con effetti sorprendenti come i caratteristici giochi d’acqua. Risale a questo periodo il Sacro Bosco di Bomarzo, nella campagna laziale, progettato da Pirro Ligorio su commissione del principe Pier Francesco Orsini. Un luogo magico e unico, popolato da grandi sculture in basalto che raffigurano mostri e creature minacciose, forse con dei significati simbolici ed esoterici.

Il fascino romantico
del giardino all’inglese

Dopo che nel 500 e nel 600 le geometrie e l’ordine cartesiano dei giardini all’italiana e alla francese caratterizzarono in maniera predominante l’estetica del giardino, a partire dalla seconda metà del 700, si verificò un graduale abbandono dell’ordine razionale dei due modelli. A favore di una rappresentazione della natura più libera e sorprendente. I percorsi si fecero così più sinuosi e irregolari, talvolta aspri, allungandosi a perdita d’occhio per suggerire l’infinità degli spazi e la grandiosità sublime di una natura. Che, nell’immagine offerta da questi capolavori, non risponde più alle regole evidentemente artificiali della prospettiva e alla sottomissione a forme ideali. Alla linearità dei punti di vista, alla regolarità degli orditi e all’ordine gerarchico di una composizione unitaria e ordinata, sui cui era fondata l’architettura dei giardini formali, si sostituisce così il fascino della varietà e della composizione di scenari pittoreschi.

Piacere per il classico e l’esotico

Giardini del Belvedere di Castel Gandolfo
Giardino all’Inglese, Reggia di Caserta

Studiati per offrire continue sorprese, i giardini all’inglese appaiono irregolari, asimmetrici, spontanei. Distese ondulate di verde, vegetazione rigogliosa e apparentemente incolta, alberi sparsi con studiata naturalezza, si contrappongono all’idea di misurata armonia e controllo dell’uomo sulla natura dei giardini formali. A questo si aggiunse il gusto per il dialogo tra il verde e piccole architetture realizzate in diversi stili. Dalla simulazione della rovina greco-romana, con tempietti apparentemente abbandonati, a costruzioni di sapore esotico, ispirate all’Oriente. Che in quel periodo iniziava a essere scoperto anche in Europa e a diventare di gran moda.

Il fascino del pittoresco

Il giardino all’inglese nacque come trasposizione della pittura di paesaggio del 600. Le scene agresti dell’Italia centrale, di pittori come Gaspard Dughet, Claude Loraine, Nicolas Poussin, Salvator Rosa, diventarono fonte di ispirazione per gli scenari del giardino all’inglese. Che, nella sua apparente spontaneità, è bene sottolinearlo, presenta lo stesso carattere artificiale del giardino all’italiana. Sebbene in forme del tutto diverse e di certo in maniera più sottile e velata. Questo grazie al fascino esercitato da questi scenari sui giovani rampolli dell’aristocrazia inglese, che come noto affrontavano un Grand Tour di formazione attraverso le bellezze paesaggistiche e artistiche dell’Italia.

I giardini all’inglese in Italia 

Giardini del Belvedere di Castel Gandolfo
Finto tempietto in rovina, Giardino all’Inglese della Reggia di Caserta

Ma questa influenza tra Italia e Inghilterra è stata reciproca. I giardini all’inglese incontrarono molta fortuna anche in Italia. I primi esempi di un certo rilievo sono quelli della Villa Reale di Monza e della Reggia di Caserta. In queste realizzazioni, si nota il carattere particolare dell’interpretazione italiana del giardino romantico. Che vede la diffusione di uno stile misto, basato sulla convivenza di aree caratterizzate dal formalismo dei giardini alla francese e l’allure romantica di quelli all’inglese. In queste dimore la parte di giardino all’italiana o alla francese di solito veniva sistemata nell’area prospiciente la Villa. Mentre quella all’inglese nelle vaste aree circostanti. Un esempio ancora ben conservato e accessibile ai visitatori è il Parco di Villa Carlotta, affacciata sul Lago di Como dove, i giardini all’italiana e all’inglese convivono armonicamente in un contesto di grande bellezza architettonica e paesaggistica.

Marco Miglio

Giornalista e professore universitario al Dipartimento Architettura e Design della Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Genova. Collabora dal 2014 con la rivista Villegiardini.