TESTO DI ALESSANDRA MATTIROLO / FOTO DI CRISTIANO MIRETTI

A Venezia, affacciato sul rio San Polo Pier Luigi Pizzi ha trovato il luogo ideale dove vivere, studiare ed esporre la sua bellissima collezione d’arte del Seicento

Uno spazio per vivere e studiare e un altro per esporre la magnifica collezione d’arte del Seicento. La casa veneziana, su due piani, del maestro Pier Luigi Pizzi, regista e scenografo teatrale e da oltre vent’anni collezionista d’arte, possiede i requisiti di un luogo ideale. Il piano superiore con enormi finestre, affacciate sul rio San Polo, e soffitti di otto metri, era stato una volta l’atelier di Tiziano. Ed è qui che ha trovato posto la “quadreria” del maestro. Opere del Seicento italiano, figure caravaggesche, forti, che spiccano sulle pareti color minio, quasi vive nella luce che penetra da entrambi i lati del salone. I San Sebastiano appesi su due livelli, bellissimi e sofferenti, rappresentano una parte importante della collezione. Spiega il maestro Pizzi: “Mi sono accorto presto che il mio interesse era rivolto soprattutto alla figura, alla rappresentazione umana della solitudine e del dolore, all’aspetto drammatico e teatrale della pittura secentesca”.Tutto cominciò nel 1989. Pizzi curò la mostra parigina al Grand Palais dedicata alla pittura italiana del XVII secolo. L’allestimento spettacolare che ne fece, fu un trionfo.
E per Pier Luigi Pizzi la scintilla di una grande passione per l’arte e per il collezionismo che, insieme al Teatro, rappresenta una parte centrale della sua vita. “Il primo quadro che acquistai”, racconta, “fu il San Giovannino alla fonte, di Cecco del Caravaggio. Ebbi per quest’opera una vera folgorazione. Ho capito che mi interessavano soprattutto soggetti difficili, quelli che molti non sopportano”. Al piano terra il colore dominante è il bianco.
Le pareti sono interamente foderate di libri. “Con la maggior parte di loro”, dice Pizzi, “ho un rapporto da decenni, non avrei mai potuto separarmene”. Ma anche il luogo di “studio” possiede il suo tratto scenografico. Busti di bronzo, calchi di gesso, grandi sculture in vetroresina provengono da suoi spettacoli.“Elementi scenografici effimeri, salvati dalla discarica”. Nato a Milano, vissuto tra Roma e Parigi, ha scelto di vivere a Venezia. “La bellezza, certo, mi ha portato qui. Il lato estetico è per me imprescindibile. Mi piace il silenzio di questa città. E proprio io, che negli anni 70 guidavo una Porsche, oggi apprezzo che qui non ci siano macchine…” Reduce dal gran successo della recente ristrutturazione del veneziano Palazzo Mocenigo, Museo del Costume, del Tessuto e del Profumo, il Maestro ha in programma altri importanti progetti veneziani. Ma intanto un appuntamento è già fissato. A Versailles, nell’ottobre del 2015, una nuova grande mostra: “Si chiamerà  “Le roi est mort”. Sono già al lavoro! Senza dimenticare il Teatro”.