Jean Claude Nicolas Forestier è stato un architetto paesaggista francese. Discepolo di Georges-Eugène Haussmann e di Jean-Charles Alphand, ha trascorse gran parte della sua carriera a Parigi pur progettando diversi parchi e giardini in Spagna, Marocco, Cuba e Argentina.

Breve biografia

Jean Claude Nicolas Forestier è nato il 9 gennaio 1861 ad Aix-les-Bains nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi ed è morto il 26 ottobre 1930 a Parigi.

Studiò all’École Nationale Forestier di Nancy dal 1883 al 1885 dove ha messo le basi per la sua futura professione. Infatti, nel 1885, iniziò la sua carriera come guardia generale nei servizi idrici e forestali di Argelès negli Alti Pirenei, poi di Annecy e Sallanches nell’Alta Savoia.

Reclutato nel 1887 da Adolphe Alphand, noto ingegnere francese che curò il riassetto urbanistico di Parigi sotto Napoleone III, Forestier si unì al dipartimento indipendente delle passeggiate e delle piantagioni della città di Parigi, che lasciò solo quando andò in pensione quarant’anni dopo.

Nel 1906 Jean Claude Nicolas Forestier pubblicò la sua opera principale, “Grandes Villes et Systèmes de parcs”, influenzato dal modo in cui si sviluppavano le città americane e maturato dalla sua esperienza. La sua visione innovativa e la sua attrazione per la pianificazione urbana gli permisero di essere notato a livello internazionale, soprattutto in America Latina e in Spagna. Qui ideò il Parque Ascension a Badajoz e dal 1911 al 1929, ha partecipato al progetto del Parco María Luisa a Siviglia e del le sue estensioni. Mentre in America Latina curò i progetti di pianificazione urbana per grandi città come Buenos Aires e L’Avana dal 1923 al 1930.

Nel 1913, fu chiamato in Marocco dove scrisse un rapporto le cui proposte furono integrate nei progetti di sviluppo urbano delle principali città marocchine.

Nel 1923, Jean Claude Nicolas Forestier sviluppò un nuovo concetto per il sistema dei parchi di Parigi e un paio di anni dopo divenne l’ispettore generale dei giardini e delle passeggiate di Parigi all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne.

Masterplan per l’Avana

Le idee

Jean Claude Nicolas Forestier si distingue chiaramente per la sua concezione del progetto urbano del periodo tra le due guerre. Non si associava, infatti, né al movimento moderno associato a Le Corbusier né alle teorie funzionaliste del Congresso Internazionale di Architettura Moderna (CIAM).

È stato spesso considerato come un paesaggista che difendeva le idee totalitarie ed empiriste dell’epoca napoleonica, a causa della sua vicinanza con Haussmann e Alphand. Ma da loro ha preso soltanto il desiderio di abbellire la città con progetti su larga scala. Ha invece ripreso le idee riguardo i parchi di Frederick Law Olmsted. Desiderava, infatti, creare un sistema di parchi, che appariva come una passeggiata urbana dove ogni spazio naturale giocava un ruolo di sosta. Questo approccio, che favorisce il camminare, si ispira alle teorie igieniche invogliando l’attività fisica all’aria aperta e migliorando la salute.

Scoprendo i giardini tradizionali iberico-moreschi del Marocco, Forestier entrò in contatto con una concezione totalmente opposta di giardini chiusi e abitati. Li ha studiati molto, continuando le sue ricerche in Andalusia, la terra dove questi giardini hanno raggiunto il loro massimo splendore durante il medioevo. Arrivò al punto di affermare che così come il giardino andaluso era in continuità con la casa così il parco doveva essere parte integrante di un progetto urbano.

Roseraie de Bagatelle – ©Pierre_Bn (Flickr CC BY 2.0)

Il metodo

Per portare avanti i propri lavori Jean Claude Nicolas Forestier aveva sviluppato un metodo. Prima di tutto, faceva un inventario su larga scala degli spazi aperti e delle loro potenzialità. Successivamente studiava gli archivi per capire le intenzioni iniziali dei progettisti, le differenze e le loro ragioni. Poi calcolava le necessità in base al numero di abitanti e in base alla loro distribuzione per finire confrontava elementi storici, vincoli e potenzialità attuali cercando anche di prevedere le necessità future.

Gli spazi aperti erano di sette tipi a seconda della loro grandezza. Partiva dai viali passando per i giardini ricreativi per bambini e i parchi di quartiere, i grandi parchi urbani fino ad arrivare alle riserve.

La nuova concezione dei parchi urbani

Il francese era anche un grande botanico con una profonda conoscenza delle specie e dei loro usi. Ha sfruttato le sue conoscenze e le nuove scoperte della botanica per incorporare nuove varietà nei parchi. Si è ispirato ad altre arti come le pitture di Monet per integrare l’evoluzione della nozione di paesaggio, al fine di articolare memoria e modernità.

Parque de María Luisa, Sevilla – ©FlyingCrimsonPig (Flickr CC BY 2.0)

L’applicazione

Marocco

Fu all’estero che Jean Claude Nicolas Forestier trovò l’opportunità di sviluppare le sue idee.

Il generale Lyautey, governatore del Marocco, era molto interessato alle teorie che Forestier aveva descritto in “Grandes villes et système de parcs”. Il francese fu così chiamato nel 1913 a lavorare in Marocco avendo l’opportunità di pianificare un vero programma urbano con un piano speciale di spazi aperti per tutta la città. Il suo progetto si basava sulla creazione di riserve, la protezione dell’esistente, del paesaggio e del giardino. Per il Marocco sviluppò anche degli strumenti di controllo indispensabili affinché si rispettasse il piano di sviluppo.

A Casablanca nel 1916 ha disegnato il progetto del giardino del Sultano ponendo le basi per una nuova pratica di pianificazione urbana.

Argentina

Qualche anno dopo, ebbe di nuovo l’opportunità di elaborare un piano generale. Si recò a Buenos Aires, in Argentina, dove fu invitato dal sindaco Carlos Noel. Questa volta, ha lavorato in una tradizione portata avanti da un secolo di competenza francese. Anche qui creò un sistema di parchi, il cui elemento principale fu l’Avenida Costañera lungo la costa.

Parque Saavedra del 1924. Il piano includeva la canalizzazione di tutti i fiumi e torrenti che scorrevano nella provincia di Buenos Aires, sia a nord che a sud della città. Sarebbe finito in una vasta rete di vie d’acqua che avrebbe potuto trasportare la produzione agricola dall’entroterra di Buenos Aires ai porti con chiatte trainate da cavalli – (CC BY-SA 4.0)

Maria Giulia Parrinelli

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