Gli stili dei bonsai: una guida

Una guida completa per riconoscere e apprezzare i diversi stili dei bonsai, da quelli più comuni ai più rari

stili dei bonsai

Il bonsai è un albero coltivato in vaso che, grazie all’utilizzo di opportune tecniche di potatura e riduzione delle radici, è stato miniaturizzato. Non si tratta quindi di un albero nano, ma di un esemplare comune in scala ridotta. Un bonsai creato a regola d’arte dovrebbe presentare, in maniera proporzionata, tutte le caratteristiche degli esemplari della sua specie, sintetizzando così natura e artificio. La natura è rappresenta dalla pianta in miniatura, con le caratteristiche spontanee della corteccia, del tronco dei rami e del fogliame, delle fioriture. L’artificio invece è dato dalle forme e dalle dimensioni imposte dall’uomo, secondo principi di armonia e bellezza che rispondono a precisi canoni estetici.

stili dei bonsaiNel corso della storia di questa affascinante disciplina, sono stati sviluppati diversi stili di bonsai, che consentono a Maestri e amatori di seguire delle linee guida per la loro creazione. E certamente, per gli appassionati, di riconoscerli e classificarli. La messa in forma degli alberi lascia comunque sempre spazio a interpretazioni personali, offrendo la possibilità di creazioni originali.

Breve storia del bonsai 

stili dei bonsai

Come tutte le discipline orientali, anche quella della creazione di bonsai è pervasa ed esprime un profondo significato mistico e filosofico. Ormai diffusa e amata in tutto il mondo, l’arte del bonsai è nata in Cina perlomeno dal 700 a.C. quando iniziarono a essere sviluppate tecniche per coltivare alberi in miniatura in piccoli vasi di porcellana. I “pun tsai”, letteralmente “piantati in vaso”. Affascinati da molti aspetti della cultura cinese, i giapponesi introdussero la coltivazione di bonsai già nel periodo Kakamura e la modificarono sulla base delle influenze del buddismo Zen. I monaci iniziarono a specializzarsi in questa forma d’arte naturale, privilegiando linee più austere ed essenziali. Fu però soltanto nel 600 con l’inizio del periodo Edo, che questi alberi in miniatura diventarono veramente popolari.       La prima descrizione in lingua inglese di queste meravigliose piante in miniatura risale alla metà del 600, ma si dovette aspettare fino alla Esposizione Universale di Philadelphia del 1876 prima di vederli commercializzati anche in Occidente. Oggi i bonsai sono diffusi in tutto il mondo e l’interesse per quest’antica e nobile arte, in tutte le sue forme, è viva più che mai.

Gli stili dei bonsai 

A doppio tronco
Sokan 

Bonsai a doppio tronco. Foto di Jean-Pierre Dalbéra

Stile di bonsai piuttosto raro, con due tronchi che crescono dalla stessa radice, oppure con tronco più piccolo che spunta da quello di dimensioni maggiori. I due tronchi differiscono per dimensioni e forma; quello principale è più spesso e cresce eretto, quello secondario presenta dimensioni più ridotte è un po’ inclinato.

A Ceppaia
Kabudachi 

Bonsai a Ceppaia. Museo del Bonsai di Pescia. Foto di Saliko

Lo stile a ceppaia prevede la creazione di un’albero con un tronco dominante e due o più tronchi secondari. I vari tronchi, che crescono da un unico gruppo di radici, differiscono per larghezza e altezza, ma si assomigliano per proporzioni e densità delle foglie. Ogni tronco è coronato, in cima, da fogliame. Tra questi svetta quello del tronco principale.

A Cascata e semi cascata 

Carissa macrocarpa  a cascata del Maestro Frank Okamura. Foto di PierreSelim

Questi stile di bonsai riproducono, in miniatura, la forma degli alberi sui dirupi o sull’acqua, piegati dall’azione di elementi naturali come le rocce che cadono o la neve. Il tronco viene fatto crescere eretto per un breve tratto per poi essere piegato verso il basso. La differenza tra il bonsai a cascata e semi-cascata sta nel loro prolungamento verso il basso. Lo stile di bonsai a cascata prevede che la pianta si sviluppi anche sotto il bordo del vaso; quello a semi cascata, che termini all’incirca il prossimità del bordo.

A scopa rovescia
Hokidachi 

Bonsai a Scopa Rovesciata. Museo del Bonsai di Pescia. Foto di Saliko

Questo stile di bonsai si presta a essere applicato ad alberi caducifogli con rami lunghi e sottili. Una buona scelta può essere quindi rappresentata da latifoglie con rami che si dipartono pressappoco dallo stesso punto e sono all’incirca della stessa lunghezza. Il tronco deve essere regolare, preferibilmente conico ed eretto e non continua fino alla cima dell’albero. Nei mesi estivi e primaverili, le fogli e i rami vanno a formare una corona di forma sferica.

A bosco 
Yose-ue 

Bonsaï Yose Ue (Arboretum de la Vallée-aux-Loups) foto di Jean-Pierre Dalbéra

li stle del bonsai a bosco prevede la presenza di diversi alberi piantati in un unoco vaso, grande e basso. Gli alberi di dimensioni maggiori sono posizionati al centro e vengono affiancati, ai lati da piante di dimensioni inferiori. L’obiettivo è quello di far apparire il bosco come se fosse spontaneo. Per questo motivo gli alberi sono sfalsati e non allineati.

A zattera 
Netsumagari 

Bonzai a Zattera. Museo del bonsai di Pescia. By Daniele Prati from Milano/Cesenatico, Italy

Nel bonsa a zattera, i rami si dipartono da da un solo tronco visibile che riproduce una pianta coricata, come se fosse stata sradicata dal vento che,Per realizzare questo stile di bonsai si utilizzano giovani piante come ficus, olmi, e zelkove con pochi rami su un lato. L’esemplare viene piantato su un fianco, interrando parzialmente il tronco. Con delle forbici si è soliti praticare delle incisioni orizzontali sulla corteccia al fine di stimolare l’emissione di nuove radici, che gradualmente vanno a sostituire quelle vecchie.

Battuto dal vento 
Fukinagashi 

Bonsai Battuto dal Vento. Bonsai at the “Foire du Valais” (Martigny, Switzerland, oct 2005) by Dake.

Il Bonsai “battuto dal vento” rievoca la forma degli alberi esposti a forti intemperie. I rami e il tronco crescono da una sola parte, quella opposta alla furia del vento.

Chokkan
Eretto Formale 

Bonsai eretto formale. Museo del Bonsai di Pescia. Foto di Saliko

I bonsai formati in questo stile hanno un tronco eretto e rastremato. Quindi più largo alla base e via via più stretto, fino ad arrivare alla cima. La ramificazione inizia a circa un terzo del tronco e termina in cima, con un solo ramo. Tutti i rami sono orizzontali o leggermente pendenti verso il basso.

Con Shari 
Sharimiki 

Bonsai con Shari. Foto credits

In giapponese, shari significa senza corteccia. I bonsai di questo stile infatti, sono ispirati agli alberi, in parte decorticati a causa degli agenti atmosferici come vento, fulmini e tempeste. La parte senza corteccia solitamente inizia dalla base del tronco, in prossimità di una radice visibile e prosegue verso l’alto restringendosi progressivamente. La luce del sole sbiancherà questa parte, offrendo un gradevole effetto di contrasto col colore più scuro della corteccia. Per accelerare questo processo, è possibile trattare la parte decorticata con solfato di calcio.

Eretto informale
Moyogy 

Bonsai eretto informale. Foto di Saliko

Tra gli stili dei bonsai è uno dei più diffusi. Il Moyogy è caratterizzato da un tronco che abbozza una forma a S, dalle cui curve si dipartono, verso l’esterno, i rami. Nel suo complesso, questo bonsai dovrebbe presentare una forma triangolare.

Inclinato
Shakan 

Bonsai Inclinato. Foto di Sage Ross

Questo stile di bonsai replica la forma dell’albero inclinato dal vento oppure a causa di una crescita in una zona d’ombra, che provoca una torsione per cercare la luce. L’inclinazione è di circa 60-80 gradi rispetto al suolo. Uno Shakan eccellente dovrebbe avere il tronco rastremato e il primo ramo che cresce in direzione aooposta rispetto all’inclinazione, per creare un bilanciamento visivo.

Su roccia 
Seki-joju 

Foto di Jean-Pierre Dalbéra

Lo stile Seki-joju è ispirato alle piante che sui terreni rocciosi sono costrette ad andare a carcare la terra con le radici. Queste ultime, per proteggersi producono una corteccia, nel tratto scoperto. Una metafora poetica della capacità delle piante di adattarsi anche alle condizioni più sfavorevoli.

Luigi De Cari