Villa Necchi Campiglio, uno scrigno in centro a Milano

Villa Necchi Campiglio è una residenza privata immersa in un affascinante giardino nel centro di Milano e custodisce strepitosi capolavori d’arte. Gli interni mantengono intatta l’atmosfera del bel mondo milanese tra le due guerre del XX secolo. 

Villa Necchi Campiglio venne donata al FAI da Gigina e  Nedda Necchi, nel 2001.  Con un lascito generoso e ancora poco comune in Italia, le due sorelle hanno permesso così la conservazione di un patrimonio prezioso, che racchiude anche tre rare collezioni d’arte: quella degli industriali lombardi  Alighiero ed Emilietta De Micheli donata nel 1995, quella della gallerista e storica milanese Claudia Gian Ferrari che la dona al FAI nel 2009 la collezione di Guido Sforni.

Villa Necchi Campiglio
La villa vista dalla piscina

Villa Necchi Campiglio

Per il terreno a poca distanza dal Duomo, nel cuore di un signorile e tranquillo quartiere del centro milanese, le sorelle NecchiAngelo Campiglio, il marito di Gigina, incaricano l’architetto Piero Portaluppi, che progetta una la villa in stile razionalista. La costruzione sarà terminata nel 1935.

L’edificio di tre piani, inserito in un ampio giardino corredato da campo da tennis e piscina, la prima privata in città, è scandito da ampi volumi lineari. La disposizione degli spazi interni risponde alla divisione tradizionale delle dimore nobiliari: stanze di soggiorno al primo piano, stanze da letto al piano superiore, stanze di servizio nel sottotetto e sale da gioco nel seminterrato, insieme agli spogliatoi e bagni per la piscina. La famiglia Necchi Campiglio volle tuttavia allontanarsi dalla tradizione dell’epoca. Ampie zone furono destinate al ricevimento degli ospiti e alla socialità: la Sala da pranzo, il Fumoir, la Biblioteca e il Salone. Nel secondo dopoguerra, l’architetto Tommaso Buzzi riallestì parte degli arredi della villa e intervenne sull’essenzialità dello stile di Portaluppi inserendo elementi d’arredo ispirati al Settecento e in particolare allo stile Luigi XV. 

Il piano terra della villa serviva da prestigiosa zona di rappresentanza, con la magnifica veranda che si apriva sul giardino. Quello superiore era adibito a zona notte, con  gli appartamenti privati destinati alle due famiglie e le stanze per gli ospiti. Spazi concepiti per padroni di casa operosi, ma capaci comunque di godersi il proprio tempo libero in compagnia di ospiti e amici, anche in maniera non convenzionale per quegli anni: per questo furono pensate la sala per proiezioni e la palestra. Ambienti dove l’innovazione si traduceva nel comfort e nell’efficienza di ascensori, montavivande, citofoni interni, porte blindate scorrevoli e caveau murati. Tutte caratteristiche che, per lusso e modernità, fecero della villa una delle residenze simbolo dell’epoca. Nel tempo, alcuni lasciti hanno ulteriormente impreziosito lo splendore degli arredi déco con  oggetti d’uso e importanti pezzi d’arte.

La Collezione De Micheli 

Comprende l’intero salotto dell’industriale, ricostruito in una delle stanze degli ospiti, la stanza della Principessa, con il benestare di Gigina Necchi.
La collezione è composta da oltre 140 oggetti d’arte del XVIII secolo: dipinti, sculture, arredi e oggetti d’uso. Il prezioso salotto è arredato con mobili e suppellettili del Settecento francese: mobili e orologi francesi, specchiere veneziane, ceramiche milanesi, porcellane francesi e cinesi, tabacchiere francesi, inglesi e tedesche, insieme a quadri di Rosalba CarrieraCanaletto e Tiepolo e miniature di Jean-Baptiste Isabey.

La Collezione Gian Ferrari

La famosa gallerista milanese Claudia Gian Ferrari donò una parte della sua collezione al FAI, collezione destinata ad essere esposta a Villa Necchi Campiglio. Lo fece con una unica condizione: poter ogni tanto dormire accanto ai suoi quadri che considerava un po’ sue creature. Gigina Necchi esaudisce il suo desiderio e Claudia Gian Ferrari riuscirà a dormire in villa almeno una volta. La collezione comprende opere contemporanee alla costruzione della villa e conta opere di Mario Sironi e Giorgio De Chirico. Nel lascito ci sono anche la commovente  “L’amante morta” di Arturo Martini e il “Parsifal” di Adolfo Wildt.

villa Necchi Campigli FAI
Interno della villa con il Parsifal di A. Wildt
villa necchi >campigli Gia Ferrar
“L’amante morta” di Artuto Martini

La collezione Guido Sforni

Dal novembre 2017 la villa si è arricchita della Collezione Guido Sforni (1935-1975): 21 opere su carta di grandi artisti del Novecento come Picasso, Fontana, Modigliani, Fontana e Matisse. Il nuovo nucleo di opere è stato allestito nella “Stanza del Principe” che un tempo ospitò, durante i suoi soggiorni milanesi, il principe Enrico D’Assia, all’epoca scenografo presso il Teatro alla Scala.  Gli ambienti destinati alla collezione sono quelli che recano ancora l’impronta progettuale originaria di Piero Portaluppi con arredi, decori e dettagli architettonici tipici dello stile lineare e geometrico degli inizi del ‘900. Bianca Sforni, con un progetto consono alle esigenze conservative, ha realizzato un intervento su questi spazi, adattandoli per ospitare la Collezione Guido Sforni. Le opere saranno esposte ciclicamente per garantirne la tutela e consentire al pubblico la visione di tutta la collezione.

Villa Necchi Campiglio FAI
Disegno di Amedeo Modigliani

La Villa oggi è aperta a tutti, rispettando così il volere delle sorelle Necchi che nel 2001 affidarono la dimora al FAI proprio per farne un luogo da vivere e frequentare, grazie anche al fresco giardino, ai numerosi eventi in calendario e a un elegante bistrot nascosto nel verde.

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