Paszkowski Firenze, nuova vita al caffè letterario

Caffè Paszkowski a Firenze

Paszkowski a Firenze è uno dei caffè letterari più celebri di tutta la città. Situato in Piazza della Repubblica, questo caffè-concerto rappresentò per anni, insieme al Caffè delle Giubbe Rosse e Gilli. Una meta per gli intellettuali e gli artisti che trascorrevano le loro serate in città. Da Gabriele d’Annunzio a Saba, fino a Pratolini e a Montale, solo per ricordare qualche nome, molti passarono da qui per trovare ispirazione o confondersi nella folla.

Sommario dell’articolo:

Il caffè Paszkowski a Firenze: origini e storia

Gli inizi: il Caffè centrale

Verso la fine dell’Ottocento Piazza della Repubblica, allora conosciuta come Piazza Vittorio Emanuele, venne a configurarsi come uno dei luoghi centrali della vita sociale e culturale della città di Firenze. 

Tra i palazzi che racchiudono la piazza nelle sue eleganti architetture, uno in particolare divenne celebre per ospitare ben due caffè letterari. Si tratta del Palazzo della Fondiaria, in stile neo-rinascimentale, commissionato dai fratelli Levi per la compagnia assicurativa, il quale offrì i propri locali al piano terra a due tra i bar più famosi di Firenze, amatissimi dai fiorentini e non solo: il Caffè centrale e il Caffè Gilli.

Caffè Paszkowski a Firenze nasce nell’edificio ideato da Giuseppe Boccini che contribuì a delineare l’assetto complessivo della piazza. L’antica giostra toscana continua a rappresentare il fulcro visivo e il rimando più immediato a quel passato sfuggente di vita modana, visionarietà e serate esclusive. Dal 1846 il Caffè centrale si presentò come caffè e birreria, per poi cambiare gestione in un secondo momento. 

1903: nasce il Caffè Paszkowski a Firenze

Nel 1903 il Centrale divenne ufficialmente il Caffè Paszkowski, rinominato in questo modo dal nome del proprietario, di origini polacche. Con la Società anonima Toscana C. Paszkowski iniziò la stagione più frizzante del locale, che conservava ancora l’identità di birreria ma stava già volgendosi verso un pubblico più ampio e variegato. La clientela borghese si dilettava ad assaggiare ogni tipo di novità importata dall’estero, per cui il locale non mancò di includere una sala da tè e un banco di invitanti torte e pasticcini. 

Musica e cabaret

Con la trasformazione in caffè-concerto e le esibizioni dell’orchestra e della banda Paszkowski si aprì uno dei capitoli di maggiore fortuna del locale. Da semplice birreria divenne il locale alla moda di cui ancora oggi i fiorentini apprezzano lo spirito innovativo e allo stesso tempo tradizionale. 

Il cabaret svolse un ruolo chiave nell’affermazione dell’essenza del caffè, la cui anima rivolta alla musica e all’apertura culturale verso le nuove forme di espressione artistica si consolidò col tempo. Negli anni Trenta del secolo scorso il caffè polacco visse una nuova fase di particolare attività artistica, grazie alle grandi personalità del periodo, fra le quali Mario Luzi, che lo scelsero come luogo per riunirsi e ritrovarsi, durante interminabili serate di bellezza e di follia.

Il Paszkowski oggi

Il bar Paszkowski a Firenze racchiude la storia di una parentesi brillante e dinamica a cavallo fra Ottocento e Novecento, insieme alle realtà vicine come il bar delle Giubbe Rosse e il Caffè Gilli e dal 1991 è stato riconosciuto Monumento nazionale. 

Le sale del locale, con le grandi vetrine a connettere l’interno con la zona esterna, divennero un vero e proprio modello per i futuri caffè che progressivamente costellarono gli altri angoli della Piazza e di tutta Firenze. 

Oggi il bar Paszkowski a Firenze offre alla clientela un’ampia varietà di scelte, dai cocktail alle specialità culinarie, al banco della pasticceria e per la sua storia continua ad essere considerato un’istituzione nella città fiorentina.

Con sale affrescate e tavolini immersi in una delle piazze più famose a Firenze, il Caffè Paszkowski regala la sensazione di appartenere ad un’epoca di seduzione e fascino che a Firenze continua a riemergere, anche nei luoghi  forse meno carichi di aspettative, ma proprio per questo più appaganti quando se ne coglie l’essenza.

Il caffè letterario a Firenze

La mondanità

“Essere alla moda vuol dire esser moderni.

E chi non è alla moda e moderno è fuori dell’arte viva.”

Ardengo Soffici scrisse queste righe durante la redazione del suo manifesto sulla moda e l’arte. Sottolineò l’importanza di partecipare alla vita mondana, permeata di arte e spirito innovatore. Non fu l’unico a interessarsi ad argomenti che possono sembrare superficiali o “di contorno” rispetto a tematiche più pregnanti. Al contrario, come molti insieme a lui, riaffermò con ferrea determinazione il ruolo fondamentale della socialità. Mescolarsi fra la gente e sentirsi parte di una realtà più compatta, respirando le atmosfere dei caffè della città, veri crocevia di persone e idee.

Intellettuali e poeti protagonisti

Con cravatte e panciotti colorati e fortemente anti-neutrali, gli artisti diventarono loro stessi opere d’arte. Stretti nei loro smoking elegantissimi e realizzati su misura, o abbigliati eccentricamente secondo le ultime mode descritte nei Manifesti futuristi dedicati alla moda. Sale avvolte dal fumo che si diffondeva dai sigari o delle sigarette accese, i bicchieri colmi di Chablis che risuonavano, scontrandosi al grido di “Santé!”.

Erano tutti intellettuali, grandi scrittori e uomini di cultura insieme a qualche vero e proprio dandy. Si nutrivano di arte, poesia e conversazioni brillanti e improvvisate con le menti più interessanti con cui confrontarsi. Le serate sono animate dall’ebbrezza e dalla foga con cui proseguono i dialoghi sempre più accesi, la vita e l’arte sembrano quasi fondersi mentre i confini tra le due si fanno sempre più labili e impercettibili.

Dal salotto letterario al Caffè

È in questo clima di fervore culturale che nacquero e si svilupparono i Caffè letterari. Luoghi di ritrovo della borghesia, aristocrazia e di personaggi di cultura. Col tempo finirono per scalzare il ruolo che fino al secolo prima era stato dei salotti. Iniziarono così a riunire gli attori principali del mondo delle lettere e della filosofia nell’intimità delle sale concepite per la libera conversazione e talvolta il compiaciuto sfoggio delle proprie conoscenze.

Tra bombons, gelati, confetti e altre prelibatezze i primi Caffè divennero parte integrante della città e luoghi in cui si percorrevano i ritmi della vita sociale, per poi divenirne il fulcro. 

I Caffè letterari, come il Paszkowski a Firenze, sono luoghi di incontro considerati punti di riferimento che hanno fatto la storia mondana delle città. Oggi, molte librerie e caffè, come la libreria BRAC, hanno seguito il concept di un ambiente culturale.

I caffè in Piazza della Repubblica

Il Caffè Gilli

Come il caffè polacco Paszkowski a Firenze, anche il Gilli si trova negli spazi al piano terra del Palazzo della Fondiaria. E se aprì in questi locali in Piazza della Repubblica nel 1917, la Maison Gilli si era già affermata come una delle pasticcerie più apprezzate di Firenze a partire dal 1733.

Le Giubbe Rosse

Il Caffè Le Giubbe Rosse nacque come caffè-birreria dal nome Reininghaus. Divenne presto il luogo di ritrovo per eccellenza dei futuristi, da Marinetti ad Ardengo Soffici. Il nome fu cambiato successivamente in Giubbe rosse, dalla caratteristica più curiosa del locale: le appariscenti giacche di un rosso acceso che i camerieri usavano indossare.

Le pagine della Lacerba, la rivista futurista pubblicata a partire dal 1913, de La voce e di Solaria presero vita tra le sale delle Giubbe rosse. Luoghi in cui scrittori e pittori, scultori e poeti si ritrovavano, di ritorno da uno spettacolo di teatro o da altri ristoranti o caffè. Il tempo si ferma, come in un dipinto di Baccio Maria Bacci.

Un nuovo look per il Caffè Concerto Paszkowski 

caCaffè Paszkowski a Firenze

Oggi storico Caffè Concerto Paszkowski di Firenze, crocevia di arte, cultura e letteratura dalla fine dell’ 800 riapre le sue porte dopo una profonda ristrutturazione avvenuta nel rispetto dei vincoli dettati dalla Soprintendenza delle Belle Arti.

Innovazione e contemporaneità nel rispetto della tradizione

Ad occuparsi del progetto di ristrutturazione sono stati gli architetti Paolo Becagli, Alessandro Interlando e Nicola Urbinati che hanno saputo valorizzare gli storici arredi – utilizzati negli anni da personalità quali Gabriele D’Annunzio a Eugenio Montale – integrandoli alla perfezione con le nuove esigenze di utilizzo. Innovazione e contemporaneità nel rispetto della tradizione.  A cominciare dal bancone del bar, tutto viene riorganizzato ed ampliato nel rispetto della filosofia originale grazie anche alla collaborazione di Margraf – Industria di Marmi Vicentini.

L’industria Vicentina è infatti famosa per la qualità dei materiali ma sopratutto per l’attenzione all’ambiente, al risparmio energetico e per l’utilizzo di risorse rinnovabili. Passato, presente e futuro si fondono perfettamente in Margraf, un po’ come nel nuovo Caffè Concerto Paszkowski.

Così grazie al top in marmo massello Breccia Paradiso Margraf in finitura spazzolata, il bancone diventa elemento principe della sala. Questo tipo di marmo ricopre anche i 190 mq di pavimento insieme al Botticino e Picasso Gold Margraf, formando un mosaico.

Il nuovo look dello storico locale, lo rende un ambiente unico e fortemente distintivo. Inoltre la costante ricerca dell’eccellenza e la rinnovata offerta gastronomica lo riconfermano punto di incontro focale nell’area fiorentina.

Altri articoli di Giulia Frigerio 

Alla scoperta delle ville medicee in Toscana 
La villa di Poggio imperiale, gioiello neoclassico