Alla scoperta del Vittoriale di D’Annunzio

Nel Febbraio del 1921 D’Annunzio iniziò la sua opera più sorprendente, il Vittoriale degli Italiani

Officina, studi di D'Annunzio al Vittoriale degli Italiani. Crediti foto Marco Beck Peccoz

Immaginate di sedere a tavola in compagnia di una tartaruga. Immaginate di solcare la terra ferma su una nave da guerra. Immaginate di assistere a uno spettacolo teatrale accanto a un cavallo blu. No, non stiamo parlando del Paese delle Meraviglie, ma comunque di qualcosa di meraviglioso: il Vittoriale degli Italiani di Gabriele D’Annunzio.

Nel Febbraio del 1921 D’Annunzio arrivò nella cittadina di Gardone Riviera (BS) e decise di soggiornare qualche giorno nella villa del defunto dottor Thode, per avere il tempo di terminare la sua lirica il “Notturno”. Ma a distanza di cento anni sappiamo che questo breve soggiorno durò per il resto della sua vita. 

Vittoriale degli italiani
Vista aerea Vittoriale degli Italiani. Crediti foto Marco Beck Peccoz

Questo complesso di ville, piazze, vie, un teatro all’aperto e giochi d’acqua è conosciuto con il nome di Vittoriale degli Italiani, per sottolineare come il poeta-soldato abbia lasciato questo monumento degli eroi della Grande Guerra, al popolo italiano. Ma quello che più di qualsiasi altra cosa si respira in questo luogo è l’estro e la genialità di un uomo che ha fatto degli eccessi una virtù.

Crediti foto Marco Beck Peccoz


A testimonianza di questo all’ingresso del complesso, tra una coppia di archi, vi è una fontana dove sulla sommità troneggia una frase dannunziana «Io ho quel che ho donato». Infatti visitando il Vittoriale di D’Annunzioi la sensazione è quella di entrare nella mente del Vate, di esplorare i suoi pensieri, i suoi desideri e i suoi sogni. Nonostante la sua idea fosse proprio quella di renderlo un monumento agli italiani, era consapevole del fatto che dopo il suo passaggio il Vittoriale degli Italiani sarebbe diventato un monumento alla sua vita.

Il Parlaggio

Il Parlaggio. Crediti foto Marco Beck Peccoz

Superato l’ingresso si incontra il Parlaggio, il teatro all’aperto, un anfiteatro inspirato a quelli pompeiani, una terrazza sul lago. La posizione e la tipologia ricorda l’Anfiteatro di Taormina con il suo affaccio sul mare. Il teatro fu realizzato tra il 1931 e il 1938 dall’architetto Giancarlo Maroni (colui che seguirà tutte le fasi della villa) in cemento armato, un materiale moderno per l’epoca, al quale avrebbero fatto da contrasto lastre in marmo rosso di Verona.
Ancora oggi qui vengono realizzati spettacoli e concerti come se Gabriele D’Annunzio continuasse a scrivere liriche per noi.
A fianco del teatro si trova il D’Annunzio segreto, un piccolo museo che ci racconta gli eccessi del Vate attraverso abiti ed oggetti comuni.

La Prioria 

Esterno della Prioria, casa museo di Gabriele D’Annunzio al Vittoriale degli Italiani. Crediti foto Marco Beck Peccoz

Continuando il sentiero in salita si arriva alla piazzetta Dalmata, così chiama per la Vergine con lo scettro della Dalmazia che sovrasta il pilo al centro della piazza. Qui si affaccia la Prioria, “casa del Frate priore” (come amava definirsi D’Annunzio) la Villa settecentesca; la casa-museo del poeta. Il Maroni, tra 1923 e il 1927, arricchì la facciata con antichi stemmi e lapidi, prendendo ispirazione dal Palazzo Pretorio di Arezzo. Tra i tanti si riconoscono gli stemmi dei Medici, dei Canossa, delle città di Firenze, Trieste e Trento, mentre al centro vi è lo stemma disegnato dal poeta raffigurante un levriero con la frase «Né più fermo, né più fedele».

Crediti foto Marco Beck Peccoz


Ai lati della porta d’ingresso sono presenti gli altorilievi del Leone di San Marco e dell’Aquila di San Giovanni, tutto su questa facciata ci mostra e racconta la grandiosità del Regno d’Italia. All’originale porta venne aggiunto un piccolo pronao in pietra con inciso «Sia pace a questa casa. Spirito di vittoria dia pace a questa casa d’uomo prode», fiancheggiato da due Vittorie.
Varcata la porta e saliti alcuni gradini due porte ci separano dal continuare, ognuna conduce in una anticamera differente, in base alla simpatia che D’Annunzio nutriva per l’ospite.

Laghetto delle Danze. Crediti foto Marco Beck Peccoz

Stanza della musica

Tra le prime sale che si incontrano c’è la Stanza della Musica chiamata in questo modo in quanto sala destinata ai concerti da camera. Anche in questa camera non mancano i rimandi mitologici; per favorire l’acustica le pareti sono rivestite con damaschi neri raffiguranti bestie feroci, alludendo al mito di Orfeo, che riuscì ad ammansire le fiere tramite la musica.
L’arredo è costituito per la maggior parte da strumenti musicali e mescola oggetti déco con statue orientali, mobili scuri e colonne romane sormontate da zucche in vetro di Murano illuminate dall’interno.
D’Annunzio si definiva un arredatore, quello che oggi chiameremmo un amante del design. Ed in questa prima sala abbiamo già un assaggio di tutto lo stile, le passioni ed il gusto del poeta. Non solo uno stile eclettico, ma una ricerca maniacale per i dettagli, per ogni singolo pezzo, inserito in un contesto che funge da cornice, per esaltare l’idea ed il messaggio da trasmettere.

Bagno blu

Bagno Blu. Crediti foto Marco Beck Peccoz

Un bagno completamente giocato sui toni del blu e del verde, una ricca collezione di piastrelle in ceramica persiane e una riproduzione dei nudi della Cappella Sistina. I sanitari sono blu intenso e il soffitto a cassettoni reca il messaggio «Ottima è l’acqua».
Per la ristrutturazione del bagno Maroni si confrontò con l’architetto e designer Gio Ponti, il risultato è un locale rilassante, i toni del blu aiutano a minimizzare l’eccesso di oggetti e la sovrapposizione di stili. Nonostante l’architettura non sia quella contemporanea questo bagno riesce a conquistare tutti i suoi visitatori.

Officina, lo studio del Vittoriale di D’Annunzio

Questa stanza si scosta dallo stile del resto della villa. Lo studio di D’Annunzio è molto luminoso, la luce non viene filtrata, il mobilio e gli arredi hanno colori molto tenui e delicati. L’accesso allo studio passa attraverso una bassa porta che ci costringe a chinarci; al sapere, alla cultura e alla conoscenza. Sull’architrave della porta è riportato un verso di Virgilio «hoc opus hic labor est» (qui sta l’impresa e la fatica), ripreso dall’Eneide, quando Enea viene avvertito che sarebbe stato facile entrare negli inferi, ma che la vera impresa sarebbe stata uscirne. Superata la porta si salgono alcuni gradini, e il passaggio dall’oscurità delle altre sale alla luminosità dello studio ci da la sensazione di una risalita verso la luce.
Al centro della sala domina la grande scrivania dove ancora oggi si trovano i volumi che D’Annunzio consultava più di frequente e un calco della Nike di Samotracia. Mentre sulle pareti libri, tomi, calchi delle metope equestri del Partenone, e riproduzioni di celebri ritratti osservano il luogo dove il poeta sedeva.

Sala delle Cheli

Un’altra sala ad opporsi allo stile che D’Annunzio diete al resto della Prioria è la Sala delle Cheli (sala da pranzo per gli ospiti), così chiamata per la presenza di una tartaruga in bronzo sulla tavola. Ricavata dal carapace di una vera tartaruga posseduta da D’Annunzio e morta per indigestione di tuberose (leggenda inventata dal Vate), aveva lo scopo di osservare i commensali in assenza del padrone di casa fungendo da monito contro l’ingordigia.
Questa è la sala che rappresenta di più lo stile déco, volta caratterizzata da un azzurro vivido affiancato al color oro, pareti rosso fuoco e nero e vetrate colorate. La conformazione ricorda l’interno delle sale da pranzo dei transatlantici dell’epoca.
Ma se l’interno del Vittoriale degli Italiani è così ricco e maestoso i suoi giardini non sono da meno. Il terreno che circonda la villa è in pendenza e per questo motivo il giardino è suddiviso in diverse zone, ognuna con elementi caratteristici. Pensato come fosse un grande spazio interno, la sensazione nel visitare i giardini è quella di seguire un corridoio dove, di volta in volta, si incontrano delle “porte” che permettono di scoprire una nuova area.
I giardini della Prioria sono parte integrante del grande progetto di D’Annunzio e Maroni; un maestoso allestimento scenografico curato in ogni suo dettaglio.

Nave Puglia

Nave Puglia. Crediti foto Marco Beck Peccoz

Venti vagoni ferroviari trasportarono la nave completamente smontata. Arrivata al Vittoriale degli Italiani venne rimontata nei giardini dal tenente Fortunato Silla e dell’architetto Maroni, con la prua rivolta verso l’Adriatico.
La Nave Puglia incastonata nella collina non può che essere una delle maggiori attrazioni del Vittoriale, come lo era per l’epoca. D’Annunzio per salutare i suoi ospiti faceva sparare il cannone, un gesto di magnificenza.
Una volta a bordo della nave, volgendo lo sguardo verso il lago si ha la sensazione che la prua stia solcando le acque.

Vittoriale degli Italiani, Laghetto delle danze

Laghetto delle Danze al Vittoriale di D’Annunzio. Crediti foto Marco Beck Peccoz

Nella parte più bassa dei giardini si trova il Laghetto delle danze, un luogo suggestivo, dove confluiscono i torrenti dell’Acqua pazza e dell’Acqua savia. Il lago ha la forma di un violino, in ricordo di Gasparo da Salò, considerato l’inventore dell’elegante strumento musicale.
In questo luogo il poeta organizzava piccoli concerti per intrattenere i suoi ospiti, in uno dei luoghi più romantici ed emozionali del Vittoriale degli Italiani.

Mausoleo

Tre gironi in marmo Botticino costituiscono il monumento funebre che custodisce la salma di Gabriele D’Annunzio. Qui, sulla sommità del Vittoriale, Maroni decise di realizzare il Mausoleo; un monumento funebre ispirato ai tumuli funerari di tradizione etrusco-romano, tre gironi in pietra, dedicati alla Vittoria degli Umili, degli Artieri e degli Eroi. Al centro nel punto più alto si trova il sepolcro del poeta, circondato da dieci dei suoi più fidati compagni.
Qui D’Annunzio può ammirare il suggestivo panorama sulla vallata e, dal punto più alto del Vittoriale – come un capitano – continuare a controllare il suo personale regalo agli italiani. Cento anni fa Gabriele D’Annunzio trovò il suo nido, regalando al popolo italiano uno dei monumenti più sorprendenti d’Italia; scrigno delle bellezze di questo Paese. 

Crediti foto Marco Beck Peccoz

Andrea Lovotti