Castello di Miradolo, armonie in bianco

Castello di Miradolo
Vista del Parco e del Castello di Miradolo dopo una nevicata ©Fondazione Cosso - Archivio Grandi Giardini Italiani

Il Castello di Miradolo e il suo parco sono un luogo di arte e natura inseriti in un contesto collinare con viste impagabili sul Monviso, a San Secondo di Pinerolo, a pochi chilometri da Torino. Il castello è una elegante dimora nobiliare che affonda le sue origini nel XVII secolo, quando era ancora una tenuta di campagna dei marchesi Massel di Caresana, e che nel corso dei secoli è stato progressivamente ampliato e ridisegnato fino alla seconda metà dell’800.
Furono i matrimoni l’incentivo per i miglioramenti, voluti soprattutto dalle donne, che nella storia di questo luogo sono state determinanti. A inizio 800 Elisabetta Ferrero della Marmora, soprannominata Babet, sposa di Maurizio Massel, fece rimaneggiare la facciata in stile neogotico, costruire la torre rotonda e la Citroniera, ultimare il muro di cinta, ampliare e ridisegnare il giardino trasformandolo in un parco romantico e paesaggistico di gusto inglese di circa 6 ettari. Fece mettere a dimora molti alberi e acquistò le specie che in quegli anni venivano introdotte in Europa sulla scia delle esplorazioni botaniche in tutto il mondo: Ginkgo biloba e Phyllostachys edulis dalla Cina, Calocedrus decurrens, Lagerstroemia indica, Liriodendron tulipifera, Magnolia grandiflora, Pseudotsuga menziesii, Taxodium distichum e Sequoia sempervirens dagli Stati Uniti, Cryptomeria japonica ‘Elegans’ dal Giappone, per citare i principali. Non potevano mancare anche le specie di alto valore ornamentale domestiche quali Carpinus betulus, Fagus sylvatica, Tilia cordata, Quercus robur e Fraxinus excelsior.

Il matrimonio tra la nipote di Babet, Teresa, con Luigi dei conti Cacherano di Bricherasio, nel 1866, fu il pretesto per ultimare la rivisitazione neogotica del castello che trovò il suo assetto definitivo. La figlia della coppia, Sofia, invece, a Miradolo, a cavallo dell’800 e 900, si circondò di artisti e intellettuali creando un cenacolo che ben presto divenne il fulcro di un vivace fermento culturale. Ultima del suo casato, Sofia nel 1950 lasciò il suo ingente patrimonio a una fondazione religiosa che trasformò il castello in una casa di riposo, ne alterò brutalmente la struttura e si sbarazzò di ogni arredo, documento e ricordo delle due nobili casate, prima di abbandonare improvvisamente la proprietà negli anni 90. Seguirono anni di degrado e abbandono durante i quali castello e parco divennero preda di furti e devastazione e caddero in rovina. Ecco allora altre due donne, Maria Luisa Cosso e sua figlia Paola Eynard, che nel 2007 acquistarono il complesso e iniziarono un restauro conservativo, cancellando lo scempio degli ultimi anni e riportando castello e parco indietro nel tempo, all’epoca di Sofia. Il Castello è divenuto la sede della Fondazione Cosso, centro di ricerca culturale, naturalistica e didattica attiva nel campo dell’arte, della musica, della natura e del sociale, con un chiaro richiamo al cenacolo che Sofia aveva voluto e alle sue attività filantropiche. 

Castello Miradolo
Una veduta primaverile del castello. La facciata reca volutamente i segni del tempo perché il restauro conservativo non ha cancellato la storia. Gli alberi del parco circondano il castello, alle cui spalle si nota il grande Ginkgo biloba, inserito tra gli alberi monumentali d’Italia, con i suoi 33 metri di altezza. La vista è spettacolare: spazia dalle colline al Monviso. ©Fondazione Cosso – Archivio Grandi Giardini Italiani

Il parco è stato recuperato operando in armonia con la natura del luogo ed evidenziandone gli elementi romantici e il suo assetto è tornato a essere quello iniziale, voluto da Babet: una distesa centrale lasciata a prato, racchiusa da sentieri ombrosi punteggiati dai grandi alberi, con radure che si aprono improvvisamente lungo i percorsi, lasciano filtrare la luce e offrono scorci suggestivi, mai uguali perché la vegetazione cambia assecondando le stagioni. Lungo il sentiero si ammirano macchie di ortensie, la radura dei Taxodium, una collezione di camelie, il viale dei tigli, un boschetto di bambù e vicino al castello, nella parte del parco più agreste, è appena rinato un orto, progettato dall’architetto Paolo Pejrone.

Gli alberi di Babet sono esemplari maturi, cinque di loro sono stati dichiarati monumentali, sono stati affiancati da altri più giovani e a guisa di sentinelle sorvegliano questo piccolo mondo, antico ma proiettato verso il futuro.

Il parco è aperto tutto l’anno e incanta i suoi visitatori in tutte le stagioni. Chi entra non può che rimanere affascinato dalla storia e dalla suggestione della natura che si offre allo sguardo.  I 1700 alberi che raggruppano oltre 70 specie e le collezioni di arbusti sono in grado di far mutare lo scenario in ogni stagione, anzi più volte durante la medesima. In inverno rivelano la  struttura portante del grande giardino, offrendo uno spettacolo di cortecce colorate, lisce o corrugate o con disegni particolari o ancora mimetiche, dell’architettura delle forme e disposizione dei rami, sui quali a volte la neve delicatamente si posa. I magnifici sempreverdi fanno da contraltare agli alberi decidui in uno spettacolo di pieni e vuoti.

A fine inverno sono i germogli ad attirare l’osservazione del visitatore più attento. Ogni albero ha gemme particolari che lo fanno identificare immediatamente e senza ombra di dubbio: lunghe e affusolate quelle dei faggi, lucide, appiccicose e arrotondate quelle degli ippocastani, nere e vellutate quelle di Fraxinus excelsior, simili ma grigie quelle di Fraxinus ornus, appuntite, grandi, grigie e vellutate quella dei Liriodendron, ovoidali e rossastre quella dei tigli, ma diverse a seconda della specie, lucide quelle di Tilia cordata, pelose quelle di Tilia platyphyllos, solo per citarne alcune.

In primavera, oltre ai verdi chiaro delle foglie giovani, sono le Camellia japonica della collezione  a prendersi la scena lungo un tratto del sentiero circolare, così come in estate le ortensie antiche, a cui nel tempo si sono aggiunte nuove specie e cultivar, distribuite in più punti del sentiero incantano con la bellezza delle loro infiorescenze colorate che si alternano e mutano di colore nel corso del tempo.

In autunno lo spettacolo del foliage lascia sbalorditi, per la gamma cromatica in continua evoluzione delle foglie, prima di cadere e rivelare la nudità dei rami.

Anche la distesa centrale di tappeto erboso incanta con la freschezza dei fiori di campo primaverili, che lasciano posto a quelli estivi fino allo spettacolo delle prima brinate autunnali e invernali. Il boschetto dei bambù si anima in ogni stagione alla minima brezza che sembra far risuonare le foglie.

Castello Miradolo
Boschetto dei bambù ©Paolo Mantovan / Fondazione Cosso

Il Castello di Miradolo fa parte del network Grandi Giardini Italiani.

Elisabetta Pozzetti

©Villegiardini. Riproduzione riservata

Ti potrebbe interessare anche: