Bia e l’anatomia della fantasia

 

Bambina giocava con schizzi e modellini. Adolescente inciampa nell’Istituto d’Arte di Porta Romana, per specializzarsi in Moda e Costume. Laura creatrice e produttrice, designer del brand Bia, la incontriamo nel suo laboratorio, invaso da coupling di pellami monocromatici ed espressioni floreali. 

Come nasce Bia?

Bia è sfogo della mia fantasia. Al termine degli studi ho lavorato in due diverse pelletterie, Gucci e Coccinelle, opportunità di sviluppo e sperimentazione, tuttavia delimitanti. Un settore che non lascia spazio ai capricci dell’immaginazione. Negli ultimi anni da dipendente testai le mie abilità nella realizzazione di borse personali, inizialmente un hobby, trasformato in un’attività grazie ai risultati riscontrati. Passano le esposizioni, i mercatini, i rapporti contovendita, quando nel 2015 decisi di aprire il mio primo negozio “Bia”, nickname di mia figlia maggiore, la prima dei quattro. Già da un anno mi sono lanciata in un nuovo episodio, un secondo negozio, e completo la linea di borse con capi di abbigliamento. Ad oggi posso affermare: “Faccio quello che mi piace”. 

Quali sono i valori del brand?

La creatività mi rende libera e io rendo libere le mie creazioni. Passato, presente e futuro hanno in comune il mio continuo impegno nella realizzazione di oggetti belli fuori da un sistema. Trovo raccapricciante ridurre uno schietto gusto soggettivo, istinto innato, puro e primordiale, a limitazioni sociali, trend sterili quanto svolazzanti. Ho sempre preferito restare me stessa, preferendo, se dovessi, una clientela di nicchia.

Il suo logo è semplice ed efficce, cosa la ha ispirata?

Quando incominciai a commercializzare le prime borse mi fu subito chiara l’importanza della riconoscibilità. Pensai a qualcosa di immediato e mi ritrovai a giocare con cerchi e fantasie. La prima borsa era in pelle marrone con la fodera in tessuto verde, ritagliai un grande cerchio verde e un doppione più piccolo marrone, fu la prima sovrapposizione. Nel tempo non ha subito modifiche, permettendomi di alternare perfettamente pelli e stoffe.

Ogni prodotto è figlio della sua fantasia, dal disegno alla scelta dei materiali, quale la loro identità?

Le mie creazioni sono tutte sorelle. Ci sono modelli base che ripropongo ogni anno con alcune variazioni. Un buon modello non ha tempo, se esteticamente gradevole e funzionale. I colori vanno e vengono, si scambiano, così come motivi e pattern, al contrario della forma e di una studiata realizzazione.

Come immagina una ragazza Bia?

Una donna sicura di sé, indipendente e conscia di ciò che le piace. Capace di indossare qualsiasi cosa, dalla fruit bianca all’abito haute couture, libera nella vita e nella moda.

I suoi articoli sembrano molto versatili, sono mai stati rivolti ad una particolare fascia di età o nascono per essere indossati al di là di un ordine o un gruppo?

Non mi focalizzo su un range. Invece trovo fondamentale offrire sempre qualcosa di nuovo. Il pubblico ha continue richieste, è curioso e impaziente. La moda è frenetica, frustante e stimolante allo stesso tempo.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

Essere se stessi, senza costrizioni.

Dove possono essere acquistati i tuoi prodotti?

Nei due negozi “Bia”, il primo a Borgo San Lorenzo, Corso Matteotti 35, il secondo a Firenze, in Via Gioberti 50 Rosso. In alternativa sul sito www.biaborse.it, che tornerà operativo a settembre.

Viaggi?

Adoro viaggiare, sia per piacere che per lavoro. Molti arredi presenti nel negozio provengono da luoghi lontani, come l’India e il Marocco, dove mi sono recata due volte. Acquisto tessuti, oggetti di design, accessori, forti pulsioni creative. 

Se non in Italia dove vorresti vivere?

Caldo, sole, mare. La Spagna, forse Barcellona.

Come ti vedi tra dieci anni?

“Come ci si vede è come ci si vuole vedere”. Vorrei espandermi e crescere senza però rinunciare alla mia famiglia, vivere del mio equilibrio.

Un sogno che vorresti realizzare?

Crescere il più possibile, viaggiare, scoprire realtà e rimanerne affascinata.