Alberto Burri, tra dramma e composizone

“Burri ha dato musicalità all’arte cercando di ricucire i drammi del nostro tempo, mai nascondendoli, ma dandogli nuova forma ed equilibrio” (Giuseppe Ungaretti)

Rosso Plastica, 1962 81,5 x 100 cm Il quadro fa parte della serie delle Combustioni. La tecnica di realizzazione prevede fogli di plastica su una tela dove l’artista interviene modificandoli con il fuoco per creare pieghe, lacerazioni e grinze. Foto © Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello, by SIAE 202

L’arte di Alberto Burri nella sua drammatica essenzialità è catarsi del male di vivere. Tale aspetto affascinò moltissimo anche Giuseppe Ungaretti che arrivò persino ad affermare che amava Burri “perché non è solo il pittore maggiore d’oggi ma è anche la principale causa d’invidia per me: è d’oggi il primo poeta”. Questo rapporto poesia – arte è il cuore dell’ampia retrospettiva con cui Alba rende omaggio al Maestro di Città di Castello. La mostra “Burri. La Poesia della Materia”, visitabile gratuitamente fino al 30 gennaio 2022, risulta essere ampia, innovativa e ben articolata tra la Fondazione Ferrero e la Banca d’Alba, in cui si trova una sezione dedicata all’affascinante storia del Grande Cretto di Gibellina. Comune denominatore di tutto il percorso espositivo è una interpretazione dell’arte di Alberto Burri intesa come forma di poesia contemporanea. Le cinquanta opere selezionate dal curatore Bruno Corà ripercorrono tutta la carriera di Burri dalle prime rare opere figurative realizzate durante la detenzione nel campo di prigionia americano di Hereford (Texas) ai primi “Catrami” del 1948, fino alle ultime opere “Oro e Nero” precedenti di poco alla sua scomparsa avvenuta nel 1995 a Nizza.

In tutte le opere in mostra appare chiara la costante tensione all’equilibrio compositivo: cambiano i materiali, ma non il modus operandi che accompagna Burri per tutta la sua esistenza: distruggere per ricostruire attraverso il gesto artistico. In questo modo si susseguono opere in cui la materia – pittorica, plastica, legno e catrame – è reinterpretata, anche violentemente, al fine di ritrovare una nuova quiete, un equilibrio che potremmo definire “aureo” come la forma con cui il Maestro sembra aver costruito alcune sue opere. È del resto innegabile che l’elemento performativo e violento sia alla base della ricerca artistica di Alberto Burri, ma questa sottile e acuta capacità compositiva fa sì che nulla alla fine stoni o sia eccessivo. Dopo la visita delle otto sale che compongono la mostra centrale si comprendono così meglio le parole di Ungaretti: “Burri ha dato musicalità all’arte cercando di ricucire i drammi del nostro tempo, mai nascondendoli, ma dandogli nuova forma ed equilibrio”.

Sabino Maria Frassà 

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