Villa Brandolini d’Adda: sobria eleganza tra le acque

A Vistorta, Villa Brandolini d’Adda è immersa in un meraviglioso giardino, in cui negli anni 60 è intervenuto il paesaggista britannico Russell Page

Villa Brandolini d'Adda
Una vista della loggia della villa, creata dall’architetto Vietti con arredi di Renzo Mongiardino, adibita a giardino d’inverno. Un ambiente raffinato, impreziosito da vedute spettacolari sul parco. Sullo sfondo la statua di Vincenzo Vela che ritrae la contessa Leopoldina d’Adda con il suo cane. La pianta rampicante che si ammira sulle pareti è Tetrastigma voinierianum, le foglie in primo piano appartengono a esemplari di Chamaerops excelsa (ora Rhapis excelsa). © Foto di Dario Fusaro Archivio Grandi Giardini Italiani

Nella campagna friulana, alle porte di Sacile, a pochi chilometri dal confine con il Veneto, il borgo storico di Vistorta custodisce un gioiello: la Tenuta di Villa Brandolini d’Adda. Una villa neoclassica, una barchessa e una scuderia con sovrastanti granai, veri capolavori di architettura rurale, ed edifici annessi si affacciano su un parco paesaggistico di 7 ettari avvolto da vigneti a conduzione biologica, dove si produce, tra gli altri, uno dei migliori Merlot italiani.

Le architetture furono ultimate nel 1872 e solo più tardi il parco prese forma secondo le mode degli inizi del 900, risolvendosi in uno stile eclettico con tratti del giardino paesaggistico e di quello naturalistico, con una vegetazione composta principalmente da alberature di alto fusto, a volte raggruppate, a volte isolate, quali Taxodium distichum, Magnolia grandiflora, varie specie di tiglio, di quercia, faggi, e Celtis australis (bagolari) che ancora oggi, centenarie, si ammirano e destano stupore. In quegli anni il parco di Villa Brandolini d’Adda era a forma quadrata e racchiuso da mura in mattoni che per un tratto lambivano la villa e ai vertici erano caratterizzati da torrette. 

Villa Brandolini d’Adda
I resti delle mura che lambivano la villa, con un cancello e la torretta angolare sovrastata da una grande quercia. Più avanti esemplari di Acer pseudoplatanus ‘Atropurpureum’, Tilia cordata e una Chamaecyparis lawsoniana sottostante. Sullo sfondo la nuova porzione di parco aggiunta da Russell Page con alberature di tiglio.
© Foto di Dario Fusaro Archivio Grandi Giardini Italiani

Negli anni 50, in occasione del matrimonio del Conte Brando con Cristiana Agnelli, l’architetto Vietti fu incaricato di ristrutturare le parti interne della villa e di aggiungere una loggia vetrata per farne un giardino d’inverno, mentre a Renzo Mongiardino, amico di famiglia, fu affidato l’incarico di arredare alcuni locali di rappresentanza e altri più familiari, tra cui la loggia. Mancava, a questo punto, una sistemazione vera e propria del parco, che nel decennio successivo fu affidata a Russell Page, paesaggista inglese, che da anni si occupava di Villar Perosa, la dimora di campagna della famiglia Agnelli.

Villa Brandolini d’Adda
Uno scorcio della villa da uno dei laghi con in primo primo piano una Metasequoia glyptostroboides e in secondo piano un tiglio. Lungo i resti delle mura e della torretta Magnolia x soulangeana mixata a Catalpa bignonioides e grandi Celtis australis.
© Foto di Dario Fusaro Archivio Grandi Giardini Italiani

Nel suo libro ‘L’educazione di un giardiniere’, Page raccontava che gli piaceva trovare un difetto nella forma di un giardino in grado di sconfiggere ogni sforzo successivo per organizzarlo. E anche a Villa Brandolini d’Adda lo trovò: la disposizione delle tre architetture principali, la forma quadrata e il muro di recinzione accanto alla villa ponevano quest’ultima in una posizione subordinata rispetto alla barchessa, privando il parco di vero importante punto di riferimento. Decise quindi di abbattere parte del muro e di inglobare un terreno agricolo a est della dimora nobiliare, che acquistò la sua centralità e divenne l’asse principale, attorno al quale tutto ruotava. Il parco assunse una forma rettangolare. Durante i suoi tre anni di lavoro, dal 1963 al 1966, caratterizzati da un rapporto dinamico di dialogo con i conti, Page riorganizzò completamente il grande giardino, fondendo armoniosamente le due parti in una sola, e lo fece rapportare con la villa, di cui era il completamento e la cornice naturale.

Uno scorcio del lago più grande con l’isolotto che ospita ginepri potati in forma obbligata e rose rampicanti a spalliera, davanti a un bambuseto. Sullo sfondo un altro dei tre bambuseti creati da Russell Page, fronteggiato da Liriodendron tulipifera e Chamaecyparis lawsoniana. In primo piano a sinistra le fronde di un faggio e di un Taxodium distichum a destra.
© Foto di Dario Fusaro Archivio Grandi Giardini Italiani

Riuscì in questo lavoro principalmente grazie all’inserimento di 4 bacini d’acqua di dimensioni differenti, ottenuti grazie a una condotta del fiume Meschio che alimenta il primo e poi tramite condutture sotterranee raggiunge una peschiera preesistente e gli altri tre, distribuiti nel parco con grande senso delle proporzioni e del ritmo.

La peschiera con Metasequoia glyptostroboides sulla sinistra e a destra un bambuseto, sulla sinistra un fusto di Pinus pinea.
© Foto di Dario Fusaro Archivio Grandi Giardini Italiani

Sul margine di ognuno, alberi a gruppi si riflettono nell’acqua in una continua danza tra luci e ombre: sono Lagerstroemia indica, Parrotia persica, Metasequoia glyptostroboides, Chamaecyparis lawsoniana, Salix babylonica, scelti per il portamento, i toni di verde, la fioritura, la colorazione delle foglie, la corteccia. In quello più grande è stata ricavata una piccola isola punteggiata da ginepri potati a nuvola intervallati a rose Ibridi di Moschata, con una Rosa ‘Alberic Barbier che quasi si tuffa nelle acque.

Villa Brandolini d'Adda
L’uscita da uno dei boschetti di bambù che inquadra un Taxodium distichum.
© Foto di Dario Fusaro Archivio Grandi Giardini Italiani

Page inserì anche tre boschetti di bambù (Phyllostachys edulis) per regalare zone ombrose e aggiungere un velo di esotismo, introdusse nuove specie di alberi in tutto il parco e quelle preesistenti nella parte nuova, piantò grandi macchie di rose, passione della contessa Cristiana, e così raggiunse l’uniformità. Villa Brandolini, oltre che per il suo parco, è nota internazionalmente per la collezione di orchidee, altra passione floreale della contessa. Piante dal fascino esotico, sono coltivate in una serra di 400 metri quadrati che ne accoglie oltre 1.000 esemplari, dei quali alcuni rarissimi, cercati in ogni angolo del mondo. Proprio in questi giorni è in fiore Angraecum, di straordinaria bellezza. 

In primo piano le Gunnera manicata e oltre la peschiera una vista parziale del ‘Giardino del Prete’, situato davanti alla barchessa, da cui è separato da una doppia carpinata, per assicurare la privacy. È un giardino che Russel Page volle con aiuole formali che ospitano peonie, erbacee perenni, bulbose, esemplari di Lagerstroemia indica e rose, grande passione della contessa Cristiana. Dietro la carpinata, visibile sulla sinistra della foto, uno dei due grandi tigli posti ai lati della barchessa.
© Foto di Dario Fusaro Archivio Grandi Giardini Italiani

Ora il parco di Villa Brandolini D’Adda, magistralmente gestito, è un luogo fiabesco, accogliente, che racconta la storia di chi lo ha abitato e abita, un giardino per il piacere estetico e di grande soddisfazione emotiva.
Villa Brandolini d’Adda fa parte del network Grandi Giardini Italiani.

Elisabetta Pozzetti