HOUSE ON TRACK: Il loft di uno dei fondatori di STUDIOTAMAT mixa design, colori audaci e acid house. Con vista mozzafiato sui binari della Stazione Termini, Roma. 95 mq al secondo piano di un edificio di fine Ottocento, nel cuore vibrante del quartiere multietnico Esquilino a Roma, diventano un esercizio ideale per STUDIOTAMAT, che ha recentemente completato il progetto House on Track, pensato per Matteo Soddu, co-fondatore dello studio, e il compagno Sergio Marras.

La sovrapposizione tra progettista e committente, ha permesso una progettazione a 360°, un connubio perfetto tra dimensione domestica e architettura da ammirare. A due passi da Piazza Vittorio, la casa si trova in via Giolitti, lungo la Stazione Termini. Le tre porte finestre del soggiorno e dello studio hanno come orizzonte il muro rivestito in Travertino, che ospita la torre di controllo che un tempo regolava la circolazione ferroviaria, disegnata nei primi del ‘900 da Angiolo Mazzoni:

“Affacciandosi dai balconcini, lo sguardo spazia da un lato sul Tempio di Minerva Medica e gli Horti Linciani, con i Castelli romani sullo sfondo, e dall’altro sulla piccola chiesa di Santa Bibiana, ricostruita da un giovanissimo Gian Lorenzo Bernini, che ogni volta appare come una piccola scialuppa di salvataggio che si fa largo tra i binari del treno e dietro cui si staglia il profilo imponente della torre idrica della stazione. Di sottofondo, il rumore dei treni che sfrecciano, il suono dei clacson che si mescola al fischio del Tranvétto, la pittoresca linea urbana che collega il centro con Centocelle… E così ci ricordiamo cosa ci ha spinto a venire a vivere qui: il mix sorprendente di caos e meraviglia, che sono l’essenza di Roma.” – racconta l’architetto Matteo Soddu.

L’appartamento era buio, angusto, con corridoi stretti e controsoffitti eccessivamente ribassati. La progettazione è partita dal bisogno di ampliare gli spazi, creando un open space centrale dedicato al living, ripristinando il soffitto originale con volte in mattoni e omogeneizzando gli ambienti con un pavimento neutro privo di texture. L’uso del colore definisce gli ambiti, minimizzando il numero delle porte e donando una sensazione di grande apertura e versatilità.

Il nucleo centrale, che nella disposizione precedente ospitava le camere da letto, è stato completamente svuotato, diventando il cuore pulsante del loft. A un’estremità, la cucina disegnata ad hoc è rivestita con due materiali a contrasto: l’acciaio dei cassettoni e del top, e la betulla dei pensili, delle colonne frigo e della dispensa. Un grande tavolo vintage con top a scacchi è perfetto per organizzare cene con i tanti amici e come quinta teatrale per il soggiorno.

L’area living, arredata con un divano in pelle nera, un coffee table e poltroncine da ufficio vintage, scovate in un mercatino delle pulci di Berlino, ospita una scaffalatura a giorno in metallo, incorniciata dalle casse audio rivestite in noce, che mostra la nutrita collezione di vinili della coppia. A rivelare il background da dj e organizzatori di serate dei proprietari, oltre al doppio senso del nome con il quale è stato ironicamente ribattezzato il progetto, la consolle attrezzata con mixer, piatti e cdj, realizzata in ferro e verniciata in polvere color ciliegia, che domina la parete longitudinale, sormontata dalla sagoma barocca della applique Chalk di Servomuto in puro lino bianco.

Il colore neutro delle pareti, che richiama i riflessi del sole sul travertino della stazione, dà risalto al soffitto a voltine di mattoni. Un diffusore d’aria a coni circolari e bocchette, si dipana come un fil rouge lungo l’appartamento. All’ingresso, la sua sezione circolare è ripresa prospetticamente da un punto luce al neon disegnato ad hoc che raffigura uno smile, manifesto dell’acid house — un ulteriore omaggio alla passione per la musica che lega i padroni di casa.

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Dall’open space centrale si accede da un lato allo studio, completamente aperto sul corridoio, che si trasforma all’occorrenza in camera per gli ospiti, e dall’altro alla zona notte. Lo studio è un volume definito da una tonalità di blu che ricorda il mare della Sardegna, dalla quale la coppia proviene, e il colore tipico delle case in Grecia, dove spesso trascorre le vacanze, e si estende fino al corridoio, interrompendo cromaticamente la distesa uniforme in resina color lime che si estende sul resto dell’appartamento.

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All’interno, una scrivania, la poltrona Wassily di Knoll, una parete attrezzata e una nicchia con un divano letto, incassata tra un bagno di servizio e uno spazio guardaroba. Due punti luce vintage, posizionati sui due angoli opposti, puntano sul soffitto a voltine, qui intonacate in un colore neutro che amplifica l’effetto scultoreo del blu che avvolge l’ambiente.

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La camera da letto con il bagno padronale, separati dalla zona giorno, trovano spazio dove un tempo c’era il salotto, e si affacciano su un cortile interno più riservato e silenzioso.
Caratterizzato da un’arcata di grandi dimensioni che ospita il lavandino, il bagno è rivestito da tre tonalità — giallo, rosa, amaranto — di mattonelle di piccolo formato, che identificano le diverse funzioni.

I due oblò alla parete che si affacciano sulla camera da letto rendono possibile un’illuminazione naturale. La camera da letto ricalca la logica dello studio: è anch’essa un unico volume color senape, una box che favorisce il riposo. La parete alle spalle del letto è sagomata per ospitare una mensola per i libri e per le Lampe de Marseille di Nemo, mentre la grande parete attrezzata per l’armadio a vista è schermata da una tenda a tutta altezza a fantasia toile de jouy, in contrasto con la lampada a sospensione Aperitivo di Servomuto, realizzata con stoffe Hermès e dettagli in ottone. Dettagli originali, arredi vintage e una palette di colori audaci, scolpiscono un loft disegnato su misura sulla personalità eclettica e vivace dei suoi proprietari, in totale sintonia con il quartiere in cui si inserisce, affascinante e ricco di contraddizioni. studiotamat.com

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