Dal 2000 sono stati creati  circa 160 giardini contemporanei ed effimeri creati da designer di 15 paesi.
Si tratta di un evento sospeso tra il giardino, l’arte, il design, il paesaggio e l’ambiente. 

Al pari del Festival International des Jardins a Chaumont Sur Loire, è un appuntamento fisso per gli estimatori dei giardini contemporanei e del design, oltre a offrire uno spazio creativo unico per coloro che sono coinvolti nel rinnovamento del giardino inteso come forma d’arte.
L’obiettivo è, appunto, connettere i visitatori a paesaggi creativi e condurli alla consapevolezza dell’importanza degli spazi verdi progettati e della loro speciale magia.

Non a caso il tema scelto per l’edizione 2021 è ‘Magic lies outside‘: un messaggio di speranza per aggiungere colore a questo mondo che sta lottando per superare la pandemia globale e per promuovere un contatto necessario con la vita all’aria aperta, con la consapevolezza dell’importanza degli spazi verdi progettati e della loro speciale magia.
Il Festival è aperto fino al 3 ottobre 2021.

I 5 giardini selezionati, dopo un bando cui hanno aderito in centinaia, sono stati creati da gruppi multidisciplinari, a cui è anche stato chiesto di immaginare un giardino per l’esposizione che rimanga almeno due estati e di proporre strategie per il riutilizzo o il riciclo del giardino o dei suoi materiali una volta conclusa la stagione.

Choose your Own Adventure

È il giardino dei newyokesi Balmori Associates (Noémie Lafaurie-Debany, Javier Gonzalez-Campana, Simon Escabi, Chris Liao, Cristina Preciado).

International Garden Festival, Reford Gardens
Choose your Own Adventure – Photo credit: JC Lemay

Il ripensamento della nostra connessione con la natura può iniziare con l’apprezzamento dei fenomeni naturali: il vento, la corteccia bagnata, il muschio che riveste le zone in ombra, i profumi, le ghiaie croccanti. Questa installazione – giardino sfida le immagini che ricordano il pittoresco settecentesco, quando i turisti e i pittori cercavano paesaggi ideali quasi ‘bloccandoli’ alla guisa di trofei pittorici per venderli o appenderli incorniciati alle pareti del loro salotto (una sorta di Instagram del XXI secolo). 

Un paesaggio, tuttavia, non è mai uguale a se stesso, e le sue esperienze ipersensoriali vengono esaltate dal design di questo giardino, in cui le bordure con piante da est a ovest intercettano quelle da nord a sud fatte di pietre e ghiaia.
Il visitatore può scegliere la sua avventura: annusare, toccare, ascoltare, assaporare e guardare.

Hässja

Viene proposto dell’architetto svedese Emil Bäckström.

Hässja è un’installazione basata su una delle arti quasi perdute di lavorare la terra, le strutture per l’essiccazione del fieno, per dare voce a un rinnovato interesse per i modi tradizionali e sostenibili di abitare la terra. Sono un pezzo di natura che si è trasformato in qualcosa di vivo.

International Garden Festival, Reford Gardens
Hässja – Photo credit: Martin Bond

Si possono vedere da lontano le tre strutture, quasi delle capanne su palafitta, composte da milioni di singoli oggetti e cannucce di fieno, il cui profumo si avverte avvicinandosi. Sono dello stesso tipo, ma ognuna di loro ha una sua forma, creature sconosciute ma familiari in piedi nel campo, apparentemente in attesa, raggruppate insieme, ma mai troppo vicine l’una all’altra. Catturano la luce del sole ed emettono un caldo bagliore dorato e il vento le fa muovere impercettibilmente.

A differenza delle normali strutture di questo tipo, queste hanno una stanza interna che offre un rifugio dal mondo per riflettere sul rapporto dell’uomo con la natura, sui modi passati e futuri di abitare la nostra terra.

Miroirs acoustiques

Emmanuelle Loslier e Camille Zaroubi, architetti canadesi, presentano specchi sonori che ricordano quelli installati lungo la costa della Gran Bretagna durante la prima guerra mondiale per rilevare gli aerei nemici in arrivo. 

International Garden Festival, Reford Gardens
Photo credit: JC Lemay

Gli specchi sonori sono dispositivi passivi utilizzati per riflettere e focalizzare le onde sonore, che rimbalzano sul riflettore parabolico e si incontrano nel punto focale in cui vengono amplificate, creando così l’illusione che la produzione del suono avvenga vicino a chi la ascolta.

Miroirs acoustiques sono due riflettori parabolici (antenne in alluminio riciclato) piantati nel terreno, posizionati back-to-back, con uno che punta verso una zona boschiva e verso il St. Lawrence e l’altro verso l’area del festival. Il punto focale è segnato sul terreno che mostra ai visitatori dove stare, così possono sperimentare i due paesaggi sonori contrastanti. Un foro al centro degli specchi, invece, incoraggia a osservare l’ambiente dall’altra parte dell’installazione.

International Garden Festival, Reford Gardens
Photo credit: JC Lemay

Open Space

Questa installazione si racconta già dal  titolo. Il team canadese Iegaga (Gabriel Lemelin, Francis Gaignard, Sandrine Gaulini) ha creato uno spazio aperto, dove le pareti di una casa elementare si aprono fino a cadere per creare infinite possibilità. 

International Garden Festival, Reford Gardens
Open Space – Photo credit: JC Lemay

Come per magia gli elementi domestici – porte, scale, finestre e pareti – assumono un nuovo significato: si può  camminare su e giù per le pareti, far dondolare i piedi attraverso la porta, stare in piedi e chiacchierare intorno alle scale, sedersi sul camino, un mondo di possibilità. Dopo un periodo in cui le case sono state vissute come un luogo di costrizione, ora diventano un luogo divertente, sicuro e familiare dove dare libero sfogo alla fantasia. E quando si lascia libero sfogo alla fantasia, la magia può essere ovunque.

Porte-bonheur

I francesi David Bonnard, DE-HMONP, Laura Giuliani e Amélie Viale invitano i visitatori a spalancare le porte, a varcare le soglie, a uscire ed esplorare l’ambiente con la meraviglia di un bambino. È un rito di passaggio tra realtà e potenzialità, un punto di partenza verso l’avventura. 

International Garden Festival, Reford Gardens
Photo credit: Nancy Guignard

La porta, simbolo quotidiano del lockdown, si apre e scompare gradualmente proiettando il visitatore verso un nuovo orizzonte, naturale e sereno, perché non ci sono dubbi, magic lies outside.

I giardini

Les Jardins de Métis / Reford Gardens si trovano alla confluenza del fiume St. Lawrence e del fiume Mitis, nel Québec, in Canada e sono stati creati tra il  1926 e il 1958 dall’appassionato giardiniere e collezionista di piante, Elsie Reford. Sono considerati uno dei giardini più importanti del Nord America, sito storico nazionale e tappa obbligata per tutti coloro che visitano il Québec orientale.

International Garden Festival, Reford Gardens

International Garden Festival, Reford Gardens – Photo credit: JC Lemay

L’installazione più famosa

Uno dei giardini più strabilianti degli ultimi 20 anni è stato presentato qui per la prima volta: il Blue Stick Garden di Claude Cormier, ora tra i più noti landscape architect del Canada.

International Garden Festival, Reford Gardens
Photo credit: Louise Tanguay

Il progettista ha fuso due simboli iconici del giardino Métis: il papavero blu dell’Himalaya (Meconopsis betonicifolia) e il famoso bordo misto inglese chiamato ‘Long Walk’. 

International Garden Festival, Reford Gardens
Meconopsis betonicifolia Photo credit: Tanaka Juuyoh

Il risultato è un’astrazione del ‘Long Walk’ con una pennellata shock di colore delle sfumature blu del papavero su tre lati di normali bastoncini di legno, e una di arancione (colore del centro del papavero) sul quarto lato.
I bastoncini nel 2001 furono disposti come se fossero piante da fiore nelle bordure di Elsie Reford degli anni ’20, con fiori/bastoncini di altezze crescenti dall’interno verso l’esterno, coniugando un’esperienza contemporanea alle pratiche di giardinaggio tradizionali.

Semplice ma complesso e universale nel suo fascino, il pluripremiato Blue Stick Garden ha rinnovato la quaestio della percezione del giardino. Questi bastoncini possono essere considerati un giardino? Più o meno la stessa domanda che si potrebbe porre per le quindici pietre su ghiaia bianca rastrellata nel giardino Ryoan-ji a Kyoto. Sono necessari i fiori, o altro elemento vegetale, affinché uno spazio sia un giardino? La loro presenza crea necessariamente un giardino?

Cormier ha dato la sua versione contemporanea di giardino e ha invitato a riflettere sulle idee dell’epoca in cui è stato creato: si potrebbe pensare che i giardini esistono in una cornice di tempo e luogo definito, con un concetto in continua evoluzione. 

La domanda è: i giardini possono essere ciò che vogliamo che siano?

Elisabetta Pozzetti

©Villegiardini. Riproduzione riservata

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