L’elleboro, uno dei fiori invernali più facili e robusti

Ellebori ibridi

In inverno, ci sono poche piante che possono rivaleggiare con gli ellebori. Helleborus niger, Helleborus orientalis e i loro ibridi, fondamentali per il giardino durante i mesi freddi, sono ancora poco diffusi, se non tra gli appassionati. Eppure, oggi sono disponibili molti nuovi ibridi, con fiori grandi e a volte doppi, in un’ampia varietà di colori. Nonostante la loro scarsa notorietà, da tantissimi secoli gli ellebori sono conosciuti e coltivati per le loro proprietà medicinali. A causa, e anche grazie al loro contenuto di alcaloidi, sono molto apprezzati nei giardini in aperta campagna, perché vengono evitati dai selvatici che sono soliti mangiare le piante ornamentali. Gli ellebori sono estremamente resistenti e duraturi, capaci di sopravvivere all’abbandono più totale. Forse, la caratteristica più inusuale di queste piante è il periodo della loro fioritura, che va dall’inizio dell‘inverno a quello della primavera.

Origini

Tra le 15 specie di Helleborus conosciute, molte sono originarie dell’Europa. Crescono selvatici nei campi aperti e nei boschi di tutto l’arco alpino, nei Balcani, in Turchia e in Grecia, ma alcune specie vengono anche dall’Asia, come per esempio Helleborus thibetanus. Spesso, in natura è una pianta da pieno sole, ma in giardino sarà perfetta come pianta di sottobosco e in mezz’ombra.

Note botaniche

L’elleboro appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee, come la Clematis, l’Aquilegia, l’Epatica e il Thalicthrum. Le specie sono divise in due tipologie: caulescens e acaulescens. Nei caulescens, gli steli fiorali sono guarniti di foglie. Negli acaulescens, le foglie nascono da una rosetta basale e gli steli dei fiori ne sono privi.

Gli ellebori sono divisi in 6 sottogeneri. Al sottogenere Helleborus appartengono le sezioni Griphopus, Chenopus e Helleborus. Nel sottogenere Helleborastrum, invece, si trovano le sezioni Syncarpus, Dicarpon e Helleborastrum.

Pianta

Sono piante perenni, molte con foglie sempreverdi. In alcune specie, il fogliame è la parte di maggior interesse, come in Helleborus foetidus.  I fiori, dagli steli ricurvi, vanno dal bianco puro di Helleborus niger al color melanzana di alcuni ibridi, e in certe varietà sono caratteristiche le picchiettature più scure dei petali. Negli ultimi anni, la palette disponibile si è arricchita di gialli e persino di caldi toni ambrati e albicocca. I fiori possono persistere sulla pianta fino a due mesi, se la pianta viene tenuta nel luogo giusto e il clima è clemente.

Come coltivare l’elleboro 

Gli ibridi di Helleborus sono molto tolleranti e sono generalmente semplici da coltivare, a meno che non siano posti in luoghi molto secchi o in terreni poco drenati. Preferiscono una posizione riparata, in mezzo ombra, perché l’ombra densa può ridurre la fioritura. Un terreno ricco, umido ma che dreni molto bene. L’ideale sarebbe piantarli in aiuola rialzata, con un doppio vantaggio: la baulatura del terreno scongiurerebbe i ristagni idrici e permetterebbe di apprezzare meglio i fiori, che sono spesso penduli.

Ellebori in vaso

Gli ellebori si adattano molto bene alla coltivazione in vaso. I più adatti sono Helleborus niger, Helleborus orientalis e in genere tutti quegli ibridi classificati come Helleborus x orientalis. Alcuni crescono molto lentamente e quindi non saranno necessari rinvasi frequenti. Naturalmente, innaffiature e concimazioni si dovranno eseguire con attenzione.

Come potare l’elleboro: rimozione del fogliame e dei vecchi steli 

È meglio rimuovere i fiori appassiti, a meno che non si voglia far disseminare le piante madri o raccoglierne i semi. Si possono togliere anche le vecchie foglie e quelle malate, cosi da impedire che eventuali crittogame contamino fiori e steli emergenti. Si possono ripulire le piante anche subito prima della fioritura, togliendo alcune foglie, per rendere i fiori più visibili.

Terreno

Nonostante siano tolleranti a vari tipi di terreno, gli ellebori preferiscono suoli alcalini. hanno radici profonde e per fiorire al meglio apprezzano concimazioni consistenti e adeguata umidità. Se costretti, si adattano anche a substrati lievemente acidi.

Quello ideale per piantarli, è un terreno vangato a fondo e ben smosso, addizionato con letame o compost ben maturi. 

Concimazioni

La pacciamatura è di grande beneficio: durante le estati calde, terrà al riparo le radici dal calore e in inverno proteggerà la nuova vegetazione emergente e le gemme fiorali. Lo strato di materiale non deve però mai coprire troppo la corona basale. Con la letamazione annuale, si può aggiungere un po’ di concime granulare. 

Malattie

Le piante di Helleborus sono in generale molto sane e facili da coltivare. In qualche occasione, possono essere attaccate da malattie fungine. Se non si riesce a risolvere rimuovendo le parti malate, si possono usare i comuni anticrittogamici in commercio. Anche per afidi e lumache può bastare la rimozione manuale, ricorrendo agli antiparassitari solo se strettamente necessario.

Moltiplicazione

Non hanno bisogno di essere divisi, la pianta non lo esige. Ma se si volesse trapiantare o dividere un cespo di ellebori, sarebbe meglio farlo tra settembre e ottobre. La divisione può essere fatta tirando fuori con la vanga l’intera pianta.  Si dovrà lavare via il terriccio, in modo che sia più semplice vedere quello che si sta per fare. Quindi, con un coltello affilato si può tagliare in più parti l’ammasso di radici, avendo cura di lasciare almeno tre gemme per ogni divisione, così la pianta si riprenderà più facilmente.

Riprodurre gli ellebori per seme

È un modo facile e divertente di avere nuove piante. Naturalmente, se in giardino ci sono specie e  ibridi diversi, le nuove piante raramente saranno uguali alla madre, ma questo può portare felici sorprese. Quando le capsule cominciano ad aprirsi, si possono raccogliere i semi, che a maturazione sono neri e lucidi. È preferibile seminare tra giugno e agosto. 

Si può scegliere se seminare direttamente all’aperto oppure in vaso. Nel primo caso, i semi andranno sparsi e poi coperti con circa mezzo centimetro di terriccio, avendo poi cura di proteggerli dalle  lumache. Se si sceglie di piantarli in vaso, questi andranno tenuti a riparo dal sole diretto, e bisognerà avere cura che il terriccio non secchi. Quando spunteranno le nuove piante, andranno trapiantate in piccoli vasi singoli. Dopo sei settimane dal trapianto, si potrà cominciare a fertilizzarle leggermente. 

Fiori recisi

I fiori di elleboro si possono tagliare e usare per comporre vasi. Andranno tagliati quando sono ben aperti. Una volta sistemati nei contenitori, si potrà aggiungere all’acqua un conservante commerciale per fiori recisi, addizionandolo con due cucchiai di alcol etilico, ogni mezzo litro d’acqua. Per questo scopo, la scelta migliore sono i fiori con le capsule di semi in via di formazione.

Alcune specie e loro ibridi

Helleborus thibetanus

Nonostante l’aggettivo, Helleborus thibetanus proviene dal sud est della Cina, da territori che, alla metà del 1800, erano appunto del Tibet. È stato riscoperto recentemente, dopo esser stato dimenticato per quasi un secolo. Questa nuova notorietà ha riportato in auge le polemiche sul prelievo di piante in natura, poiché, a causa delle sistematiche raccolte, questa specie è oramai rarissima nei luoghi d’origine. Fiorisce da fine inverno, i fiori sono bianchi, con striature rosa e cambiano colore, scurendosi col procedere dell’antesi. La pianta richiede un terreno argilloso, non troppo calcareo, e un’umidità maggiore rispetto agli altri Helleborus. La forma e le dimensioni delle foglie sono quasi identiche all’Helleborus orientalis, ma sono molto più seghettate. A luglio l’intera pianta appassisce e scompare. Necessita di una pacciamatura invernale, che avrà lo scopo di non far seccare il terreno. Dopo il lungo riposo, le piante ricominceranno a vegetare da gennaio-febbraio.

Helleborus torquatus

Originario dei Balcani, è un’altra di quelle specie che dividono i botanici: esiste, ma forse no, ed è talmente variabile da confondere ancora di più. La certezza è che dalla forma selvatica doppia derivano i primi ibridi a più giri di petali.  

Helleborus orientalis

È originario del Caucaso ed è attualmente suddiviso in tre sottospecie: orientalis, abchasicus e guttatus. È una specie che si incrocia con facilità con altre, tanto che praticamente tutti gli ibridi moderni vengono messi nella categoria Helleborus x orientalis. Ovviamente non è così, ma di certo gli si devono quasi tutti gli incroci con fiori picchiettati di bordeaux.

Helleborus x sternii

È un ibrido tra due specie mediterranee. Helleborus lividus subsp. Corsicus, nativo della Corsica e della Sardegna, ha grossolane foglie grigio verdi, fiori altrettanto verdi e una certa resistenza al freddo. Helleborus lividus, invece, è originario di Majorca, ha fiori verde rosato e soffre le gelate. Il risultato di questo incrocio è Helleborus x sternii, un ibrido resistente anche in zone molto fredde. È una pianta compatta con belle foglie verdi dai toni bluastri e con steli dai toni bordeaux. Anche i fiori hanno il retro dei petali infusi di rosso scuro e quando si aprono rivelano l’interno color verde acido. Gli steli sono molto robusti e permettono ai fiori di resistere bene sino a primavera inoltrata. Le origini mediterranee donano a questo ibrido una notevole tolleranza al pieno sole, purché le piante abbiano umidità a sufficienza.

Come i genitori, Helleborus x sternii è molto variabile, ma resta sempre una gradevole pianta da giardino. È un tipo di elleboro che può vivere a lungo, se lasciato indisturbato. Cresce bene in pieno sole o in ombra leggera. Ama suoli ben drenati, sabbiosi, anche se tollera terreni pesanti se il drenaggio è adeguato. Non bisogna esagerare con i fertilizzanti per evitare che la pianta cresca fragile e flaccida. La nuova vegetazione appare in inverno. Una volta che i fiori saranno appassiti, andranno tagliati rasoterra, avendo cura di non danneggiare le nuove foglie.

Specie presenti in Italia

Helleborus niger

helleborus niger
Helleborus niger @peganum via Flickr

Specie selvatica comune in Europa, L’elleboro nero è l’elleboro a fiore bianco più diffuso. È conosciuto anche come rosa di Natale, ma non merita quasi mai il suo soprannome. Nonostante sia una specie difficilmente confondibile con altre, cosa non così scontata per un elleboro, anche questa ha una notevole variabilità. In genere i fiori sono bianchi, a volte rosa, in boccio, ben aperti, singoli o a gruppi di due o tre. Fiorisce da metà inverno a all’inizio della primavera. In commercio si trovano molte cultivar e ibridi, a volte con performance nettamente migliorate rispetto alla specie. 

Helleborus foetidus

Spettacolare e appariscente, è uno degli ellebori più alti, con il suo potenziale metro di altezza. È sempreverde, le foglie sono grandi, palmate e profondamente incise, con steli robusti. I fiori sono penduli, riuniti su uno stelo carnoso, e sono color crema con toni verdi, a volte orlati di rosa scuro. Attraggono moltissimi impollinatori, grazie al lavoro di lieviti simbiotici, che liberano calore e contribuiscono a far evaporare odorosi composti organici volatili. Esistono diverse cultivar di helleborus foetidus: ‘Miss Jekyll’ ha fiori molto profumati.

 

Tutte le foto degli ellebori ritratti sono del vivaio Les vivaces de Therry e Sandrine Delabroye, fotografati da Luc Klinkhamer.

Elena Zanni 

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