Domenico Gnoli. Poesia del quotidiano

“Definireste queste opere surrealistiche, o astratte? Non lo so. Quello che posso dire è che esprimono una nuova teoria dell’arte, un approccio che fa apparire le immagini come sono nella vita reale”

domenico gnoli
Domenico Gnoli”, in programma alla Fondazione Prada dal 28 ottobre 2021 al 27 febbraio 2022. Questa retrospettiva si inserisce in una sequenza di mostre di ricerca che Fondazione Prada ha dedicato a figure di artisti ‘outsider’ difficilmente assimilabili alle principali correnti artistiche della seconda metà del Novecento. L’obiettivo è esplorare la pratica dell'artistra e leggere la sua attività come un discorso unitario e libero da etichette, documentando connessioni con la scena culturale internazionale del suo tempo e suggerendo risonanze con la ricerca visiva contemporanea. La mostrasviluppa inoltre le intuizioni di chi, in passato, ha interpretato l’artista dal punto di vista storico e critico in modo originale, riconoscendo l’ispirazione che Gnoli ha trovato nel Rinascimento ed evidenziando il valore narrativo delle sue opere. La mostra, concepita da Germano Celant, riunisce più di 100 opere realizzate dall’artista dal 1949 al 1969 accompagnate da altrettanti disegni. Una sezione cronologica e documentaria con materiali storici, fotografie e altre testimonianze contribuisce a ricostruire il percorso biografico e artistico di Gnoli (Roma, 1933 - New York, 1970), a più di cinquant’anni dalla sua scomparsa.

Fino al 27 febbraio Fondazione Prada presenta la mostra dedicata a Domenico Gnoli, morto appena trentaseienne nel 1970. Con 100 opere realizzate tra il 1949 e il 1969 Milano offre così il proprio tributo a uno degli artisti italiani più enigmatici e originali del XXI secolo. Figlio d’arte ed enfant prodige, ottiene la sua prima personale a 17 anni alla galleria romana La Cassapanca. Non assimilabile ad alcun movimento e trasferitosi negli Stati Uniti, l’artista si scontra prima con l’astrattismo americano per poi innamorarsi della fotografia (soprattutto quella di Cecil Beaton). Il risultato è una rivoluzionaria attenzione ai particolari della vita quotidiana che diventano gli unici protagonisti della sua pittura. Per farlo si avvale di una tecnica inedita (un mix di sabbia e tempera/acrilico) che rende invisibili le pennellate e permette alla pittura di diventare lucida e omogenea come se l’opera fosse frutto di una emulsione fotografica. 

È questa giocosa ambiguità a divenire uno dei tratti distintivi dell’artista, il quale ritrae la vita quotidiana nei suoi più minimi dettagli con talento rinascimentale e dimensioni monumentali. Le sue opere più belle appaiono surreali e lo spettatore è quasi portato a vedere nei particolari ritratti impossibili figure intere. Come spiegò il compianto Celant, ideatore della mostra, questa pittura grandiosa, precisa e materica è funzionale all’approccio documentario dell’artista, che mette “sullo stesso piano tutte le cose, naturali e artificiali, esprimendo una volontà egualitaria: la rivincita degli elementi insignificanti e squalificati dalla classifica dei valori: il basso e il secondario, l’accessorio e il trascurabile”.

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Allestimento della mostra alla Fondazione Prada

Sabino Maria Frassà