Un mix di graminacee, erbacee e arbusti autoctoni o provenienti dal Mediterraneo, dal Sud Africa e dalla Nuova Zelanda e di succulente caratterizza un giardino progettato da Bernard Trainor a Big Sur per contrastare la siccità.

Un approccio progettuale che tiene conto del clima e del suo cambiamento e delle logiche del luogo si è fatto strada da tempo negli studi di progettazione del paesaggio e del giardino del mondo. In California, come in altre regioni dove il clima arido (e inaridente) e i cicli di siccità sono una realtà, i paesaggisti stanno reinventando il modo di fare giardini utilizzando piante con scarse esigenze idriche autoctone o che provengono da ecosistemi simili di tutto il mondo in sostituzione di altre considerate inopportunamente assetate e declinandoli in una pluralità di tipologie, perché non esiste un unico modo di fare giardini.

Un sentiero a gradini attraverso Koeleria macrantha ‘Turtle Turf’, Arctostaphylos hookeri ‘Monterey Carpet’, Leptospermum laevigatum, Arctostaphylos ‘Pacific Mist’, Frangula californica e sotto una Quercus agrifolia. Foto di Claire Takacs

Si inserisce in questo contesto un giardino progettato da Bernard Trainor a Big Sur, in cima a un crinale della catena montuosa di Santa Lucia che si erge bruscamente dall’Oceano Pacifico, in un tratto aspro della Central Coast, considerato di eccezionale bellezza per i suoi paesaggi ancora intatti, ricchi di biodiversità, e i panorami incantevoli. L’intervento di Trainor ha preso spunto dall’ambiente naturale in cui la proprietà di oltre due ettari insiste, dai suoi habitat autoctoni, tra cui chaparral, boschi di querce e foreste di sequoie, e dai suoi ecotoni di comunità vegetali e lo ha completato fino a fondere il giardino con il paesaggio. Una scelta apparentemente semplice che tuttavia richiede una notevole sicurezza e conoscenza delle piante, del loro sviluppo e delle loro necessità e un tratto leggero e misurato.
Nelle aree che ruotano intorno alla grande villa, progettata dallo Studio Schicketanz con finestre a tutta altezza ed enormi vetrate per abbracciare una vista a 180° da est a ovest verso le montagne e l’oceano, alla piscina e alle aree di intrattenimento e svago poste su più livelli per assecondare la forte pendenza del terreno e che traguardano vedute diverse, il giardino ha tratti di maggior impatto estetico ed è un mix di graminacee leggere, erbacee e arbusti autoctoni o provenienti dal Mediterraneo, dal Sud Africa e dalla Nuova Zelanda.

I tetti di un ufficio con pareti di vetro e della pool house sono coperti di Festuca rubra ‘Molate’ per isolare, la piscina a sfioro è circondata da Verbena lilacina ‘De La Mina’, Agave attenuata, Koeleria macrantha ‘Turtle Turf’, Thamnochortus insignis, Verbena bonariensis, Salvia lanceolata. Foto di Claire Takacs

A queste piante si aggiungono le succulente che introducono una nota di varietà con forme e consistenze differenti, secondo un uso inaugurato nella seconda metà del secolo scorso da Ruth Bancroft, la prima a piantarne a migliaia e con successo nel suo giardino a Walnut Creek, diventato un esempio eccezionale di giardino a risparmio idrico, adatto al clima californiano.
In aiuole terrazzate, vicino alla villa e alla piscina, così come lungo i sentieri in ghiaia si sviluppano bordure monospecifiche di graminacee, principalmente Koeleria macrantha ‘Turtle Turf’, Festuca rubra ‘Molate’ e Carex pansa, nelle quali sono inseriti gruppi di Salvia lanceolata, Cotyledon orbiculata var. oblonga ‘Macrantha’, Aeonium nobile, Verbena lilacina ‘De La Mina’, Verbena bonariensis ed esemplari di Thamnochortus insignis e Agave attenuata. Nelle aree dedicate al relax, quali solarium, patio esterno, zona pranzo, o quelle poste all’ingresso della proprietà trovano spazio gruppi di Aloe ‘Rooikappie’ e Aloe arborescens, collezioni di Arctostaphylos e di Ceanothus di specie e cultivar differenti ed Echium fastuosum che punteggiano lo spazio, mentre siepi di rosmarino fiancheggiano le scale che raccordano i vari livelli. La palette cromatica contempla, quindi, varie cromie di verde, tonalità dal rosa al viola, dal blu intenso all’azzurro chiaro fino al bianco e l’arancio dei fiori delle succulente. Alle graminacee è lasciato il compito di raccordare e unificare il paesaggio, di sfumare i confini tra le aree coltivate e quelle naturali, dove gli arbusti del giardino lentamente lasciano spazio a quelli spontanei, quali Garrya elliptica, Photinia arbutifolia e Larrea tridentata e la presenza di Quercus agrifolia si intensifica fino a raggiungere il bosco.
Questo giardino è una dimostrazione di come un approccio progettuale a basso consumo idrico o xeriscape sia comunque ricco di estetica e biodiversità.

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