Arte contemporanea alla Manifattura Tabacchi

Facciata della Manifattura Tabacchi

di Claudia Giacalone

È stato presentato lo scorso 10 Settembre il programma di NAM – Not a Museum, progetto di arte contemporanea di Manifattura Tabacchi a Firenze che mette in relazione artisti, scienziati, innovatori contemporanei e pubblico. La parola chiave del programma autunno-inverno 2020-21 presentato, sarà senz’altro interdisciplinarietà. Il complesso ex-industriale progettato da Pier Luigi Nervi negli anni trenta ospiterà infatti festival, performance, spazi indipendenti e Residenze d’Artista.

Giardino della Ciminiera, Manifattura Tabacchi

La nuova Manifattura Tabacchi rinasce nell’ex fabbrica di sigari dismessa dal 2001 – dopo circa settanta anni di operato. Costruita tra il 1933 e il 1940 copre sei ettari di terreno e si articola in sedici edifici fortemente voluti dal Monopolio di Stato con l’intento di riunire sotto lo stesso tetto la produzione di tabacco – che fino ad allora era avvenuta tra l’ex convento di Sant’Orsola e la chiesa di S. Pancrazio – e far fronte alle richieste sempre maggiori del prodotto che con la creazione del sigaro Toscano nel 1815 era entrato nell’uso quotidiano.  Lo stabilimento ospitava circa millequattrocento operai tra uomini e donne e contribuì a rianimare il quartiere. Il progetto della Manifattura Tabacchi rivestì allora un ruolo di fondamentale importanza per l’economia, l’urbanistica e l’attività socio-economica della città di Firenze.  Da ricordare, inoltre, è senz’altro il ruolo della Manifattura sul fronte di guerra nel 1944 che la pose al centro di duri scontri nelle lotte partigiane alla Liberazione. Nel 1999 il complesso divenne proprietà dell’Ente Tabacchi Italiani che ne decise la dismissione produttiva.

Così come allora la Manifattura Tabacchi si  pone oggi al centro di un progetto di riqualificazione urbana che stima la sua fine entro il 2025 con una particolare attenzione alla progettazione del verde che diventa un dispositivo di rigenerazione e sostenibilità. Il masterplan rispetta le strutture esistenti in un’ottica di sviluppo contemporaneo e culturale, ma anche flessibile e a basso impatto energetico che prevede un mix funzionale dove gli edifici artigianali e quelli contemporanei si fondono per creare un nuovo quartiere in grado di ospitare uffici, atelier, loft, uno studentato e perfino un inedito giardino sospeso sull’edificio centrale (B11) che mira alla riduzione di CO2 per migliorare la qualità dell’aria.  

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L’idea di Michelangelo Giombini – responsabile sviluppo prodotto – è di trasformare la Manifattura in una nuova destinazione a Firenze, di creare un centro contemporaneo fuori dal centro storico della città.  Da qui l’idea: se un museo è uno spazio per l’arte, NAM – Not a Museum è uno spazio per gli artisti e si propone come centro di sperimentazione del contemporaneo. Alla presentazione del programma c’erano anche Cecilia Del Re – (Assessore all’Urbanistica e ambiente) che conferma il ruolo sempre più vivo della Manifattura Tabacchi nel panorama cittadino e sottolinea il rapporto tra uomo e natura al centro del vasto programma e –  Tommaso Sacchi (Assessore alla Cultura del Comune di Firenze) che descrive la nascita dell’idea di una Famiglia Culturale nata dalla collaborazione con la Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo Novecento e di uno spazio fisico, fatto di pareti e muri ma soprattutto di idee.

“Un anno fa, quando abbiamo parlato per la prima volta di NAM – Not a Museum, nelle nostre parole acerbe quando ancora il programma e gli artisti che avrebbero composto questa prima edizione non erano che un’idea indefinita, quello su cui Michelangelo ed io eravamo fortemente d’accordo era che l’importante non fosse il contenitore ma la serie di contenuti che poi si avvantaggiassero di un’ospitalità di questa qualità. Paolo Rosa (fondatore dello studio azzurro, figura intellettuale e artista) parlava di questi luoghi come di stazioni creative: diceva che il flusso culturale di una città – che poteva metaforicamente essere  assimilato a un treno fatto di figure, artisti, idee, ricerche, direttori creativi – ad un certo punto incontra la Stazione Creativa che non per forza è un luogo definito, un edificio verticale con dei quadri appesi ai muri ma che può essere un fenomenale acceleratore di pensieri”