Arnulf Rainer maestro dell’arte informale viennese, pittore, incisore e fotografo, nacque a Baden, nei pressi di Vienna, l’8 dicembre 1929. Manifestando interesse per l’arte sin da giovane, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Vienna.

Non ricevendo soddisfazione dall’impostazione accademica, Rainer lasciò gli studi dopo solo tre giorni di esperienza in aula. Cominciò così a dedicarsi alla pittura come autodidatta, inizialmente ispirandosi al surrealismo per poi approdare all’arte informale.

L’arte informale

L’arte informale, nata sulla scia dell’espressionismo astratto americano, rifiutava ogni pretesa di conferire una ‘forma’ all’opera d’arte. In tal senso, l’opera si incarnava nel segno espressivo e nel gesto spontaneo, suggellando il momento creativo allo stato puro.

Dipinto di Arnulf Rainer VilleGiardini stileitaliano villegiardini.it
Dipinto di Arnulf Rainer – Foto @ekenotr by Flickr CC BY NC 2.0

Lo stesso Rainer andò oltre il dipinto eseguito, diventando portavoce di un vocabolario artistico complesso e multiforme, imponendosi come maestro dell’arte austriaca postbellica.

Gli esordi di Arnulf Rainer

Dopo una prima realizzazione artistica di incisioni e disegni a occhi chiusi, Rainer formò l’Hundsgruppe (gruppo dei cani), un collettivo di artisti che sviluppava un lavoro esistenziale vicino all’arte corporale. L’Hundsgruppe tenne la sua prima e unica mostra nel 1951.

La scoperta dell’Übermalung

Nel 1953 Rainer cominciò a produrre le sue opere adottando la tecnica dell’Übermalung (letteralmente: ‘sovra pittura’). Questa tecnica consiste nel produrre un’iconografia di base per poi procedere con aggiunte pittoriche, realizzando sovrapposizioni di colore e strati di vernice.

Pittura su foto di Arnulf Rainer
La tecnica di pittura su scatto fotografico di Arnulf Rainer – Foto @W. Mueller by Flickr CC BY NC ND 2.0

Nell’opera definitiva si perdeva quindi memoria dell’immagine originaria, che risultava quasi necrotizzata nella spasmodica stesura del colore sulla tela. Lo stile, impulsivo e frammentato, comunica all’osservatore malinconia e drammaticità.

L’obiettivo, come dichiarato dalla stesso Rainer, era quello di  affermare la pittura con la sua negazione: “una pittura per abbandonare la pittura”. Le immagini possono essere realizzate dall’artista stesso, oppure sottratte da altri pittori. Rainer in particolare, nel corso degli anni, ha ricoperto e cancellato opere di Van Gogh (1977-78) e Goya (1983-84).

L’evoluzione della tecnica pittorica

Nel biennio 1956-57,  Rainer si dedicò alle Kruzifikationen (‘crocifissioni’), indagando il topic del sacrificio e della redenzione. Nel 1959 fondò a Vienna il Pintorarium, una sorta di ‘antiaccademia’ per tutti i campi creativi, rimasta attiva fino al 1969.

Foto di Arnulf Rainer VilleGiardini stileitaliano villegiardini.it
Un ritratto fotografico di Arnulf Rainer – Foto @F.J. Morgenbesser -CC BY SA 2.0

Verso la fine degli anni Sessanta, Rainer cominciò a sperimentare la fotografia, producendo lavori con tecnica mista. L’artista privilegiava disegni con matita acquerellabile e acquerello su fotografie stampate in bianco e nero.

Le Face Farces

Con la serie “face farses” (facce farsa, 1968 -1975), si dedicò a ingrandimenti di istantanee del proprio volto. Le fotografie, sulle quali Rainer procedeva con spennellate spontanee, riproducono smorfie ed espressioni allarmanti dell’artista.

Flagellando e sfigurando la propria immagine, Rainer attuava una perenne trasformazione del proprio io. Rainer stesso ha definito così la sua arte: “Nel mio lavoro (…) il gesto, il dinamismo corporeo o la cinetica facciale non sono per me né un gioco né uno strumento teatrale, (…) ma la coscienza, cioè la più importante forma di comunicazione dell’uomo”. Nel 1978 le face farses approdarono anche in Italia, alla Biennale di Venezia.

Serie opere di Arnulf Rainer
Esposizione di una serie di opere di Arnulf Rainer – Foto @W. Mueller by Flickr CC BY NC ND 2.0

La produzione fotografica “Hiroshima”

Negli anni settanta, l’attività di Rainer si concentrò sulla pittura gestuale (Fingermalereien, 1981-1983) e su una serie dedicata alle maschere mortuarie (Totenmasken). Di intensa comunicazione espressiva è la produzione fotografica della serie  Hiroshima (1982), in cui Rainer indagava il rapporto tra vita e morte, giocando sempre con le sovrapposizioni di colore. La serie presenta un totale di settantadue fotografie, accostate tra di loro, scattate dopo il disastro atomico del 1945.

Arnulf Rainer maestro dell’arte informale viennese – riconoscimento internazionale

Gli anni ottanta si rivelarono di grande successo per Rainer, che ottenne una cattedra all’Accademia di Belle Arti, la stessa che aveva abbandonato da ragazzo. L’artista cominciò inoltre a esporre le sue opere in importanti musei di arte contemporanea, quali il Centre George Pompidou di Parigi (1984), il MoMa e il Guggenheim Museum di New York. Nel 1993, la Grande Mela gli dedicò un museo a lui intitolato, l’Arnulf Rainer Museum, nel distretto di Chelsea a Manhattan.

Nel 1998, Rainer ripropose il tema della crocifissione, realizzando una grande croce nera (Kreuz – Senza Titolo, 1998), dalla quale si intravede appena uno strato di carta decorativa a motivo stellato perché, per citare lo stesso Rainer: “Il mio ideale è l’immagine completamente oscura, piena di un silenzio travolgente”.

L’ultima produzione di Arnulf Rainer

L’ultima produzione di Rainer risale al 2000, quando l’artista realizzò una serie di tele di colore blu intenso intitolate Ozean (oceano), in omaggio al mare e alla sua vastità. L’anno dopo espose anche in Italia, alla Galleria d’Arte moderna di Bologna.

Laura Pagano

©Villegiardini. Riproduzione riservata

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