Villa Miralfiore, il Rinascimento incontra il Design

villa Miralfiore a Pesaro. Giardini all’italiana. Vista sul loggiato con colonne di granito

Villa Miralfiore è uno dei gioielli architettonici del territorio pesarese. Il palazzo, di impronta rinascimentale, si affaccia al suo interno, su un loggiato con colonne di granito che incornicia il giardino formale all’italiana. Un affascinante esempio di ars topiaria tardo-rinascimentale, con cespugli sempreverdi ben formati che disegnano raffinate geometrie. 

Il giardino all’italiana di Villa Miralfiore, a Pesaro

All’interno, sono di grande rilievo artistico le cinque sale del primo piano. I cui affreschi, ultimati nel 1573, sono attribuiti a Federico Zuccari. Il ciclo pittorico illustra, tra l’altro, imprese riferibili a Guidubaldo II Della Rovere, di cui ricorrono le iniziali sulle cornici delle porte.

 

La villa infatti è stata per un lungo periodo di proprietà dei Duchi di Urbino e, dopo diversi passaggi di proprietà tra famiglie illustri, negli anni 90 è stata acquistata da Vittorio Livi, titolare di Fiam Italia, azienda nota per la sua produzione di mobili di design in vetro. Oltre a essere l’abitazione della famiglia Livi e centro di rappresentanza aziendale,  la villa  è anche la sede di “Spazio Miralfiore”, un museo di opere in vetro realizzate da grandi artisti contemporanei: Pomodoro, Isgrò, Munari, Colombo, Bay, Valentini, Veronesi, Carmi, Mariani.

Villa Miralfiore,
una storia di famiglie illustri

Il primo insediamento abitativo documentato risale al 1260. Le carte dell’epoca citano il terreno su cui sorge la Villa con il nome di Vividarium. Intorno al 1438 la famiglia Malatesta la trasformò in villa di delizia, prima di cederla, nel 1445, alla famiglia degli Sforza. Costanzo Sforza costruì nel Vividarium una Villa denominata Torretta, abbellendo il terreno con due leggiadre “torricelle”, esterne alla facciata ed ancora esistenti, dentro le quali si sviluppavano scale a chiocciola per accedere al sovrastante terrazzo.

La proprietà passò successivamente dai Pigna, ricchi mercanti veneziani, ai Superchi e a Messer Simone Bonamini, maggiordomo di corte di Francesco Maria I, duca di Urbino, responsabile dell’intervento più significativo di ampliamento della villa, trasformandola da residenza di campagna in “villa di delizia”.

Il loggiato principale della villa, con volte a crociera e pilastri in mattone

A Francesco Maria I, successe Guido Ubaldo II Della Rovere che portò a termine la costruzione delle nuove mura della città e che, divenuto proprietario nel 1559, arricchì la villa dei due viali di accesso terminanti in due grandi portali o archi di trionfo, progettati da Filippo Terzi. Un architetto di origini bolognesi ma attivo soprattutto nel pesarese, dove ha realizzato la progettazione della Cavallerizza (un tempo stalle ducali, poi trasformate in teatro), agli interni di alcune chiese e agli ampliamenti di palazzo Baviera. Grande risonanza ebbe anche il rifacimento integrale e la nuova sistemazione del centro urbano di Barchi, che aprì al Terzi le porte della corte pontificia.

Una delle sale di Villa Miralfiore. Il tavolo in vetro monolitico è il modello Ragno di Fiam, progettato da Vittorio Livi. Le sedie sono Tulip Chair, di Eero Saarinen (Knoll)

Conclusa la sistemazione dei giardini, realizzata la peschiera, le fonti, i giochi d’acqua, la villa fu utilizzata dal duca Francesco Maria II per ospitare numerose illustri personalità quali il Duca di Baviera (1585), il Principe di Mantova (1587), il Principe di Lorena (1600), il Duca di Mantova e la Duchessa di Ferrara (1601). Miralfiore ebbe nel periodo roveresco un duplice ruolo di “villa di delizia” della corte ducale e di fattoria ducale di rilevante interesse economico, la principale tenuta agricola dei Della Rovere nel territorio pesarese: la possessione costituita da terreno arabile, con viti, alberi e prati, produceva grano, uva, legumi, vi si allevava bestiame pregiato.

La proprietà della Villa passò successivamente alla famiglia dei Medici, ma ben presto  fu ceduta alla Santa Sede che verso la fine del 1700 la diede in enfiteusi alla famiglia dei Principi Albani (nota per il Papa Clemente XI).

Tavolo Louis e sedie Audrey, di Veblén-Luxury Edition by Fiam Italia. Design di Marzia e Leo Dainelli.

 

La villa passò successivamente al Conte Alberto di Castelbarco e venne Acquistata nel 1992 da Vittorio Livi. Artefice di un importante restauro in tutte le sue parti, che ha preservato e valorizzato tutte le strutture di valore storico e artistico. Attualmente ospita lo “Spazio Miralfiore”, un museo di opere in vetro realizzate da grandi artisti contemporanei e di un museo del design, oltre ad essere anche l’abitazione della famiglia Livi.

Villa Miralfiore,
il ciclo di affreschi di Federico Zuccari

Poltrona Ghost, progettata nel 1987 da Cini Boeri per Fiam. Lo specchio è Caadre, di Philippe Starck

 

Al primo piano, la villa ospita un ciclo di affreschi di straordinaria qualità, realizzati nella seconda metà del 500 da Federico Zuccari. E riportati all’antico splendore da un meticoloso restauro che ha recuperato le tonalità cromatiche originali e la vivacità del disegno. Le pareti e i soffitti delle cinque stanze sono decorate con una varietà di grottesche che inquadrano scene di paesaggio di fattura fiamminga, oltre a emblemi e raffigurazioni delle imprese della famiglia Della Rovere. Un’impresa complessa ma particolarmente meritoria, perché Federico Zuccari è stato uno dei protagonisti del Rinascimento italiano.
Noto soprattutto per aver portato a termine gli affreschi dell’interno della cupola di Santa Maria del Fiore, a Firenze, dopo la scomparsa di Giorgio Vasari. E la decorazione della Cappella Paolina, iniziata da Michelangelo.

Tavolo basso Atlas di Fiam. Design Danny Lane

Fiam, l’arte del vetro incontra il design

Oltre a essere l’abitazione della famiglia Livi, la villa è anche sede di rappresentanza e archivio dei pezzi storici di Fiam Italia. Una delle aziende che hanno fatto la storia del design italiano. Fondata da Vittorio Livi, dal 1973 Fiam progetta, sviluppa e produce elementi di arredo in vetro curvato, realizzati attraverso processi che coniugano lavorazioni artigianali e industriali. Per realizzare alcuni progetti, l’azienda ha addirittura creato delle tecnologie “ad hoc”. Come nel 1982, quando Massimo Morozzi propose il progetto del tavolino Hydra le cui sagome molto accentuate erano difficilmente realizzabili con i macchinari disponibili allora. Per questo FIAM inventò una particolare macchina (denominata Paser) capace di tagliare il vetro spingendo acqua e polvere ad una pressione elevatissima.

Appoggiato alla parete, il grande specchio in vetro curvato Caadre di Fiam. Design Philippe Starck

Mentre per realizzare il tavolo Illusion di Philippe Starck l’azienda ha dovuto creare un impianto per la lavorazione del vetro a mille gradi. Molti i progetti realizzati in oltre 45 anni di storia in collaborazione con prestigiosi designer. Tra i molti, Cini Boeri, Rodolfo Dordoni, Enzo Mari, Philippe Starck, Ron Arad, Claudio Bellini, Doriana e Massimiliano Fuksas, Emmanuel Gallina, Vico Magistretti. Nel 2001 Vittorio Livi ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro Adi alla carriera.