Tommaso Ziffer: la mansarda bianca e scintillante

A CURA DI MARELLA CARACCIOLO

“La mia stanza è una mansarda”, racconta Tommaso Ziffer, architetto e interior designer romano. E si trova in cima al bel palazzo dei Parioli dove Ziffer è cresciuto e dove ora è tornato ad abitare. “Anche per mia madre, che vive nell’appartamento accanto”, spiega. La madre è Angela Ziffer, nota interior designer degli anni 60 e 70. “Fu lei ad avere l’idea di coprire il soffitto di specchi. Questa stanza, come il resto della mia casa, un tempo faceva parte dell’appartamento dei miei e mia madre l’aveva arredata come fosse una serra, con stuoie, mobili di vimini, e un divano di chintz. Divenne il suo studio. Quando decidemmo di dividere la casa in modo che mi potessi ritagliare un piccolo appartamento, la mansarda toccò a me. L’unica cosa che ho mantenuto sono gli specchi”.
Noto per la ristrutturazione di diversi alberghi, tra cui il de Russie a Roma e l’Hotel de Rome a Berlino, entrambi di proprietà del Gruppo Rocco Forte, Ziffer ha messo a punto un suo tratto che si fonda su un pragmatico taglio degli spazi.

“In questa casa, di 100 metri scarsi, sono riuscito a far entrare proprio tutto. La cucina, per esempio, si trova in questa stanza ma, nascosta com’è da dei pannelli scorrevoli in legno e specchio, non si vede!”.

Per anni Ziffer ha firmato tutti i negozi Valentino in Europa. Che cosa ha portato con sé da quell’esperienza? “Il piacere della scenografia. Il mio lavoro si riconosce, credo, dal modo che ho di mischiare le cose. Mi piace l’eclettismo, poter mischiare geometrie anni 70 con tessuti Ikat magari comperati su Internet”.
I tavoli rotondi, perfetti per una cena da otto, sono di Ziffer: “È inchiostro stampato [ink jet printer, ndr] su vetro. La base è quella dei tavoli da ristorante”. Le classiche seggiole di legno le ha comprate su internet. Sul fondo della stanza, appoggiato su una parete di specchi dietro al divano, l’unica nota di colore: “È un Damien Hirst ‘dei poveri’, perché è una semplice stampa”.
Altre opere vengono e vanno, a seconda dell’umore. “Non ho mai avuto case bianche, questa è la prima. Mi piaceva l’idea di avere finalmente una stanza luminosa, piena di riflessi. Non solo gli specchi ma anche il pavimento di resina bianca contribuisce all’effetto ‘scintillante’. L’unico problema è la mattina: quando entro qui a fare la prima colazione mi devo mettere gli occhiali scuri”. tommasoziffer.it