Con la mostra sub a cura di Michele D’Aurizio, il MACTE Museo di Arte Contemporanea di Termoli presenta, dal 18 febbraio al 14 maggio 2023, un originale progetto espositivo che, attraverso le opere di artisti e artiste, propone uno sguardo inedito su posizioni tangenti la scena dell’arte italiana, considerate a torto periferiche rispetto alle influenze europee e statunitensi, e apre al dialogo con esperienze radicate in altre geografie.

Betty Danon, Antonio Dias, Jorge Eduardo Eielson, Hsiao Chin, Tomás Maldonado, Roberto Sebastián Matta, Carmengloria Morales, Hidetoshi Nagasawa, e Joaquín Roca-Rey sono tutti artisti nati in Asia o in Sud America; nel secondo dopoguerra hanno trascorso soggiorni più o meno lunghi in Italia e, in alcuni casi, vi ci sono definitivamente trasferiti.

Hidetoshi Nagasawa, Oro di Ofir, 1971. Oro 2 parti; 3,5 x 3,5 x 8 cm (l’una). Proprietà dell’artista

sub, la mostra

sub nasce da due anni di ricerca di D’Aurizio, invitato nel 2020 dalla appena nominata direttrice Caterina Riva, a concepire una mostra per il museo che tenesse conto della sua posizione geografica e della sua collezione legata al Premio Termoli.

La mostra ipotizza che le ricerche dei nove artisti e artiste invitati, anche laddove siano legate alla tradizione artistica occidentale, abbiano radici lontane, in culture visive emerse alla periferia del mondo globalizzato. Affiliati a importanti movimenti culturali quali l’Arte Concreta, l’Arte Povera, il Femminismo, le Nuove Tendenze, la Pittura Analitica, e il Design Radicale, questi artisti sono stati raramente riconosciuti per i contributi che vi hanno apportato. Le loro opere hanno scosso i fondamenti teorici dell’arte moderna e contemporanea italiana rivelandone l’impostazione eurocentrica.

Antonio Dias, The Traveler, 1970. Acrilico su tela 120 × 120 cm Courtesy Fondazione Marconi, Milano

Il titolo sub evoca una dimensione sotterranea, con riferimento diretto alla posizione marginale a cui molti di questi artisti e artiste sono stati relegati dalle politiche culturali del sistema dell’arte italiano. Tuttavia, la mostra considera la “sotterraneità” come una condizione che può essere stimolo e motore della creazione artistica, un indice delle peculiari esperienze storico-biografiche e geo-politiche degli artisti e artiste invitati.

Una topografia dell’arte italiana

Nelle ricerche degli artisti esposti le topografie dell’arte italiana si espandono e stratificano: arrivano a includere terre d’origine a Sud dell’equatore, si intrecciano alle politiche culturali del Terzomondismo e dei movimenti di decolonizzazione, investono riflessioni sulla condizione di subalternità rispetto a un passato di colonialismo politico e a un presente segnato dalla struttura coloniale del potere, abbracciano preoccupazioni politiche, estetiche e spirituali spesso estranee alle conversazioni dominanti nella società italiana dell’epoca.

Hsiao Chin, Yi, 1961. Inchiostri su tela 70 × 80 cm (× 2 cm) Courtesy Fondazione Marconi, Milano

La mostra prevede una serie di appuntamenti di approfondimento, a partire da un tour speciale in compagnia del curatore Michele D’Aurizio in occasione dell’inaugurazione della mostra sabato 18 febbraio. Domenica 19 febbraio alle ore 17 invece, è in programma il seminario Altre storie dell’arte italiana nell’era globale incentrato sulle prospettive di ricerca, lavoro e ricostruzione storico-artistiche portate avanti dalla ricercatrice Lara Demori e curatrice Lucrezia Cippitelli che vi partecipano insieme al curatore.

Michele D’Aurizio

Michele D’Aurizio è curatore, critico, e dottorando in storia dell’arte presso la University of California a Berkeley. I suoi studi esplorano la storia sociale dell’arte moderna e contemporanea in Italia e nel mondo; la storia dell’architettura moderna, del disegno industriale, e dell’artigianato; e le tradizioni teoriche del marxismo e della filosofia della tecnologia.

Il curatore Michele D’Aurizio. Foto di Julie Wolf

Ha studiato al Politecnico di Milano e alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) a Milano. È stato editor della rivista d’arte contemporanea Flash Art (2014–18) e co-curatore della 16ª Quadriennale d’Arte (2016). È fondatore dello spazio progetto Gasconade a Milano.

Redazione