Archeologia svelata a Sesto Fiorentino, Momenti di vita nella piana prima, durante e dopo gli Etruschi. L’esposizione presenta il corredo principesco  della Tomba della Montagnola, uno dei monumenti etruschi più importanti dell’Italia centrale, e ricostruisce la storia del territorio esponendo reperti unici, dal Neolitico all’età romana. Inaugurazione venerdì 29 settembre, ore 16.30.

 

Da venerdì 29 settembre 2023 a mercoledì 31 luglio 2024, gli spazi della Biblioteca Ernesto Ragionieri di Sesto Fiorentino ospitano Archeologia svelata a Sesto Fiorentino. Momenti di vita nella piana prima, durante e dopo gli Etruschi, una mostra che espone parte del corredo rinvenuto all’interno della maestosa Tomba della Montagnola, uno dei monumenti funerari etruschi più importanti dell’Italia centrale, e altri straordinari reperti provenienti dal territorio di Sesto Fiorentino, testimonianze di una storia lunga millenni, dal Neolitico all’età romana.

Un’occasione unica per ammirare cimeli solitamente non visibili perché conservati nei depositi. L’esposizione, ideata e curata da Valentina Leonini, funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e  Barbara Arbeid, curatrice della sezione etrusca per le fasi pre-ellenistiche del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, è organizzata dal Comune di Sesto Fiorentino in collaborazione con SABAP Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato e la Direzione Regionale Musei della Toscana – Museo Archeologico Nazionale di Firenze, con la compartecipazione del Consiglio Regionale della Toscana.

È un tesoro gentilizio quello della Tomba della Montagnola, costruita nella seconda metà del VII secolo a.C. per ospitare le spoglie di una nobile famiglia etrusca esponente della classe egemone che deteneva il controllo del territorio, delle attività e delle strade e che, commissionando la costruzione di queste architetture monumentali, esibiva il proprio prestigio sociale ed economico.

Allo stesso modo il corredo funebre, costituito da oggetti rari e preziosi, aveva la funzione di mostrare i numerosi privilegi personali, militari e politici dei defunti. Nonostante la tomba sia stata più volte depredata, durante gli scavi del sito condotti alla fine degli anni ‘50 furono ritrovati molti reperti di straordinaria fattura, che costituiscono il nucleo principale dell’esposizione: diversi unguentari, o alabastra, i piccoli vasi utilizzati per la conservazione di profumi e oli da massaggio – tra i quali merita particolare attenzione un esemplare in bucchero ionico, forse giunto dall’Etruria meridionale; una fibula in oro a forma di sanguisuga e una tenia, elemento decorativo, con rosette applicate; statuette e placchette in osso decorate e incise; numerosi avori e alcune pissidi; una porzione di sgabello pieghevole, tipico del mondo etrusco; infine, di particolare pregio, un uovo di struzzo finemente decorato, con tutta probabilità corpo centrale di un recipiente più ampio, e la sua base in avorio.

Quando nel 1959 Giacomo Caputo, tra i pionieri dell’archeologia del Novecento, che con il suo lavoro diede impulso alla ricerca sia in Italia che nel Mediterraneo, scoprì la Tomba della Montagnola, capì subito di trovarsi di fronte ad un sito unico e la definì, insieme al vicino sepolcro detto “della Mula”, “il segno più alto toccato dall’architettura etrusca nel senso dell’edificare”. La struttura, un monumento funerario a tholos, caratterizzato cioè da un’ampia camera circolare coperta da una falsa cupola di blocchi di pietra e rivestita all’esterno da un tumulo di terra, risale al periodo “orientalizzante”, momento in cui si diffuse anche nella nostra penisola una tendenza decorativa tipica del Vicino Oriente, sia nelle arti che nell’artigianato.

Con le tracce ancora visibili di un ricco apparato di affreschi e graffiti, che presentavano iscrizioni e altri segni, quali elementi zoomorfi e fitomorfi, la Montagnola è una delle poche tombe che si sono mantenute inalterate fino ad oggi. Ma tutto il territorio di Sesto Fiorentino, nel corso dei decenni, ha continuato a restituire tracce di vita che testimoniano l’insediamento della piana a partire dal VII millennio a.C., quando vi si diffusero piccoli villaggi neolitici che si dedicavano all’economia agricola. Di questa epoca è esposta una scodella in ceramica con piccole bugne, emersa in frammenti ma accuratamente ricostruita e restaurata.

Archeologia svelata prosegue mostrandoci vestigia dell’Età del Rame, dell’Età del Bronzo. Dell’età “Campaniforme” – così chiamata perché con essa, tra il III e il II millennio a.C., si diffuse l’uso di contenitori dalla forma, appunto, di campana – l’esposizione permette di ammirare alcuni frammenti di ceramica decorata nello stile caratteristico di questa fase, strumenti di selce e una splendida pintadera, uno stampino che serviva per decorare il corpo, il pane o i tessuti, in questo caso dal motivo a zig-zag.

A testimonianza della frequentazione nell’età del Ferro, sono esposti alcuni materiali della cultura “Villanoviana”, ovvero la fase più antica della civiltà etrusca, che si sviluppò dall’inizio del I millennio fino all’VIII secolo a.C. Peculiarità del periodo villanoviano era l’uso di conservare le ceneri dei defunti all’interno di vasi dalla forma di doppio cono, spesso chiusi da una ciotola-coperchio. Ecco quindi, in mostra, due cinerari biconici, dei quali uno decorato a traforo, provenienti dalle necropoli di Val di Rose e Madonna del Piano.

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Un gocciolatoio a testa di pantera e una figura maschile in bronzo, indizi della presenza di un edificio di culto nella zona, aprono la sezione dedicata a “Gli Etruschi nel territorio”. Oltre alle abitazioni e ai siti produttivi, dovevano essere presenti a Sesto Fiorentino anche necropoli di un certo rilievo, come ci racconta il ritrovamento di alcune stele decorate, tra cui quella esposta in mostra con una figura maschile, forse l’effigie di un guerriero. Il percorso espositivo si conclude con alcuni oggetti risalenti all’età romana: una brocca, lucerne, monete in bronzo e una collana d’oro emersi dalla villa romana di Petrosa, oltre ad una testa marmorea di Hermes proveniente dal ninfeo di Settimello, i cui resti, ritrovati nei pressi dell’omonima chiesa, sono probabilmente ascrivibili ad un complesso termale di pertinenza di una dimora o di una statio della via Cassia.

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A completamento della mostra, viene inoltre presentata la Carta archeologica di Sesto Fiorentino, realizzata nell’ambito del Piano Operativo Comunale. La Carta permette di visualizzare la straordinaria densità di ritrovamenti archeologici, grazie ai quali è possibile la ricostruzione storica di eccezionale interesse di un territorio che per millenni è stato luogo privilegiato di insediamento per numerose comunità, e luogo di interesse strategico per commerci e scambi tra genti lontane.

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L’esposizione si colloca nell’ambito delle iniziative organizzate in occasione della Giornata degli Etruschi, che si celebra il 27 agosto di ogni anno per ricordare il giorno in cui, nel 1569, Cosimo I de’ Medici divenne Granduca di Toscana. Un titolo che estendeva ufficialmente il suo governo, e quello dei suoi successori, dalla città di Firenze al territorio che fu degli Etruschi. In collaborazione con Unicoop Firenze saranno organizzate periodicamente delle visite guidate alla mostra che comprenderanno anche un tour al sito archeologico della Montagnola e ai resti della Villa Romana. comune.sesto-fiorentino.fi.it

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