È in partenza oggi, 14 febbraio, alle ore 19:00,  a Milano, la mostra personale del giovane artista Roberto Casti, classe ’92, fresco cum laude di Accademia di Belle Arti di Brera. Il titolo dell’esposizione è “Preferirei restare a casa oggi” ed è stato ideato appositamente, ovvero, progettato e creato su misura per Dimora Artica, in zona Turro. Spazio nato nel 2013 appositamente per dare voce ai giovani artisti e “con l’obiettivo di indagare il rapporto tra attualità dell’arte e simboli ed archetipi del linguaggio mitico”. Mezzi accettati: scultura, pittura, installazioni e videoarte.

La mostra, curata da Current, nasce proprio da un ibrido artistico plurisensoriale, nonché da un’operazione di trasformazione dello stesso spazio ospitante. L’esperienza che si intende fornire al visitatore è quella di uscire dai canoni del familiare. Oltre il familiare, oltre il rassicurante focolare casalingo si trova ciò che è inquietante. Ma dov’è il confine che separa l’uno e l’altro? Il familiare è, ovviamente, da intendersi in senso lato. È quel sistema di segni e simboli introiettati sin dalla prima infanzia e che ci danno sicurezza, perché immediatamente associati e/o associabili a qualcosa di conosciuto e, quindi, di prevedibile e, quindi, di controllabile. Familiare è il frame mentale attraverso il quale ci approcciamo alla conoscenza del mondo, delle cose. È tutta una serie di abitudini radicate nell’animo: abitudini di pensiero, di azione e di giudizio, che ci rendono il mondo più a portata di mano.

L’inquietante, d’altro canto, inizia lì dove tutto questo finisce. Fuori dai limiti, fuori da ciò che conosciamo ed è conoscibile. L’interrogativo che l’esposizione di Roberto Casti pone ai visitatori è: siamo sicuri? Siamo sicuri che inizi lì l‘inquietante? “Di molte specie è l’inquietante / nulla, tuttavia, di più inquietante dell’uomo s’aderge”, recita l’Antigone di Sofocle. È su questa linea, forse involontariamente, che si pone Roberto Casti. Sulla linea di una certa interpretazione, un po’ violenta(ta) di Sofocle. L’inquietante inizia nell’uomo stesso, è dell’uomo stesso. Anzi, l’uomo è l’inquietante per eccellenza.

Oltre questi limiti, vuole spingerci l’esposizione. A scostare di un poco la tenda rossa del conscio, verso l’inconscio, alla scoperta di stessi, dove inizialmente si apre un vasto deserto di solitudine. L’empatia con l’altro è messa in discussione, così come l’empatia con se stessi.
L’obiettivo cerca di essere raggiunto con un saggio lavoro sugli spazi e con l’utilizzo della multimedialità. L’ambiente così creato presso Dimora Artica è al limite tra accoglienza e disagio, tra familiare ed inquietante. Al partecipante è richiesta la capacità di restare per alcuni minuti in questo spazio di tensione onnipresente.

Per un pomeriggio, allora (c’è tempo fino al 25 febbraio), vale davvero la pena uscire dalle nostre case sicure ed andare a scoprire il mondo che c’è là fuori, che è un’altra dimensione. Nonostante l’inquietudine.

 

Piero Di Cuollo

Via Arte.it