Rifiuti speciali: le differenze tra pericolosi e non pericolosi

Rifiuti speciali: differenze tra pericolosi e non pericolosi
Rifiuti speciali: differenze tra pericolosi e non pericolosi

Rifiuti speciali: mai più segreti!

Non solo plastica e vetro: tutti noi produciamo rifiuti speciali, ma sai cosa sono e quali normative li regolano?

Scopri tutto nella nostra guida, impara i codici di classificazione e muoviti nel mondo in maniera più consapevole.

Moltissime attività produttive nel loro ciclo lavorativo producono dei rifiuti speciali che vanno smaltite in maniera consapevole. Ci sono ditte specializzate, infatti, nel trasporto, nel recupero e nello smaltimento di tali rifiuti.

I rifiuti speciali si dividono in due classi (più una): i non pericolosi (D.M. 5 Febbraio 1998) e i pericolosi e tossico-nocivi (D.M. 12 Giugno 2002, 161). A queste si aggiunge la classe dei rifiuti pericolosi provenienti dalle attività navali.

Per migliorare lo smaltimento di tali rifiuti speciali, è stata prevista l’assegnazione di codici ad hoc. Nello specifico, il CER (Codice Europeo dei Rifiuti) è un insieme di codici con valenza extranazionale entrati in vigore solo un paio di anni fa.

Ecco una selezione dei più importanti:

  • 02: si riferisce ai prodotti da agricoltura, orticoltura e trattamento di alimenti;
  • 03: considera i rifiuti della lavorazione del legno e della conseguente produzione di mobili e carta;
  • 08: riguarda le pitture, le vernici, i sigillanti e gli inchiostri per la stampa;
  • 10: derivano da processi termici;
  • 15: sono i rifiuti di imballaggio, gli assorbenti, i materiali filtranti e gli indumenti protettivi;
  • 20: identifica i rifiuti urbani, in riferimento a quelli domestici e a quelli derivanti dalle attività commerciali.

La responsabilità, prima di tutto

Ricorda infine che il produttore di rifiuti ha una specifica responsabilità, regolata dall’art. 188, comma 1, D. lgs 152/2006 ss.m.). L’articolo svela che:

“il produttore iniziale o altro detentore conserva la responsabilità per l’intera catena di trattamento, restando inteso che qualora il produttore iniziale o il detentore trasferisca i rifiuti per il trattamento preliminare ad uno dei soggetti consegnatari di cui al presente comma (intermediari, commercianti, enti o imprese autorizzati al recupero/smaltimento dei rifiuti), tale responsabilità, di regola, comunque sussiste”.

Perché l’adempimento normativo salva anche l’ambiente: ricordalo!