Radicepura, intervista al curatore Antonio Perazzi

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Il 27 giugno è stata inaugurata a Giarre (Catania) la terza edizione del Radicepura Garden Festival, dedicato al paesaggio del Mediterraneo e organizzato dalla Fondazione Radicepura. Fino al 19 dicembre, nel parco botanico siciliano sarà possibile visitare 15 giardini e 4 installazioni, progettati dai paesaggisti selezionati dalla giuria e realizzati con le piante messe a disposizione dal vivaio Piante Faro. Il tema di quest’anno è “Giardini per il futuro”.

Villegiardini ha incontrato il direttore artistico della biennale Antonio Perazzi, paesaggista e scrittore, che ha raccontato il suo punto di vista sull’evento.

Antonio Perazzi, paesaggista, scrittore e curatore di Radicepura

Come è nata l’idea di dedicare questa edizione al tema dei “Giardini per il Futuro”?

È stata una idea di Mario Faro. Penso che non si sarebbe potuto trovare un indirizzo migliore, dopo tutto quello che abbiamo vissuto lo scorso anno. Le piante, la relazione con la natura e il paesaggio sono diventate una priorità. È ora di trovare un rapporto più sincero con la natura. È un argomento su cui mi interrogo continuamente. Penso che siamo a una fase di svolta per il paesaggismo, la funzione dei giardini e anche per il ruolo delle piante nel nostro quotidiano, indipendentemente che si viva in città o in un altro luogo. 

Sono arrivati più di 500 progetti alle Call for Ideas. Quali sono i criteri sui quali la giuria si è basata per scegliere i sette da realizzare? 

Nella selezione ho favorito giardini che oltre a lanciare un messaggio, dimostrassero anche interesse per il mondo vegetale. Per un buon giardino le piante non sono solo una decorazione e neppure una semplice ispirazione. Deve emergere un rapporto alla pari con tutti gli altri elementi.

Cosa è emerso dall’analisi di queste proposte che i visitatori possono ammirare a Giarre?

Ci sono progetti molto diversi tra loro. Alcuni evocano la forza auto-rigenerativa della natura, altri propongono soluzioni puntuali, confronti, sogni e altri ancora hanno approccio artistico quasi onirico. Quest’anno i visitatori si troveranno a percorrere un parco molto più strutturato in cui sostare, per scoprire tantissime piante tutte diverse e nel quale venire a contatto con soluzioni progettuali originali. 

Le è stata affidata la direzione artistica per tre edizioni. Quale impostazione intende dare alla manifestazione durante il suo incarico? 

Prima di tutto vorrei promuovere una nuova lettura del mondo botanico, perché qui a Radicepura siamo nel paese dei balocchi per appassionati di piante e giardini, per giardinieri e paesaggisti. E questo non è un dato scontato se si considera che siamo in un territorio unico per il nostro paese, dove le condizioni pedoclimatiche hanno riprodotto un ambiente subtropicale fertile ai piedi di un vulcano attivo piuttosto elevato e dove, oltre alla potenzialità di coltivare piante esotiche, esiste già una biodiversità straordinaria. Vorremmo poi aprire un dibattito sul progetto del giardino moderno, perché ho l’impressione che ci sia una tendenza al design grossolano e questo è il posto giusto per tornare ad inseguire il bello e il piacere di stare in giardino. 

Quale deve essere il ruolo degli eventi nello sviluppo della sensibilità verso giardini e paesaggio? E quali obiettivi specifici si pone Radicepura? 

Una volta l’ambientalismo era una scelta politica prioritaria ma astratta. Oggi invece si ha la possibilità di praticare una scelta di vita che consta di atti quotidiani concreti. I giardini del futuro non sono solo luoghi esclusivi, ma habitat diffusi che prendono forma dalle nostre azioni. Vorrei che Radicepura dimostrasse che i giardini moderni sono luoghi capaci di più letture. Giardini che fanno stare bene, divertire, luoghi accoglienti, perfino emozionali e stupefacenti.

Allo stesso tempo possono essere opere d’arte in cui l’equilibrio con il paesaggio non viene solo interpretato, ma che funziona come un organismo vivente in armonia con l’ambiente. In sei anni vorrei completare il parco, per rendere Radicepura visitabile tutto l’anno: per fare questo sarà necessario scegliere accuratamente i temi delle prossime edizioni collegandoli sempre all’attualità. Poi vorrei fondare una scuola per giardinieri/paesaggisti, organizzare simposi, scambi, dibattiti, mentre tutto il resto è già qua a portata di mano, in un luogo speciale. 

www.radicepurafestival.com

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Alpheo e Arethusa, James Basson