Intervista a Claudio Feltrin. Smart working, più comfort e minore impatto ambientale

Sedia e tavolini Leaf di Arper

Una nuova frontiera per l’Outdoor Design 


Claudio Feltrin, presidente Assarredo

La crisi legata al diffondersi dell’epidemia del Covid 19 ha portato a gravi limitazioni nella vita delle persone e delle aziende. Che hanno sospeso la produzione e bloccato la commercializzazione dei prodotti. Per quanto riguarda il settore del mobile, il rinvio del Salone del Mobile di Milano e di molte manifestazioni fieristiche ha determinato anche il congelamento di molti progetti. Villegiardini ha chiesto a un importante rappresentante di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, presidente Assarredo, di raccontare come il suo settore ha reagito a questa difficile situazione e quali sono le prospettive per la ripartenza nel settore dell’Outdoor. 

Cosa ha comportato per le aziende del settore Legno-Arredo la crisi legata al Covid 19?
La crisi è generalizzata, quindi anche le aziende della filiera Legno-Arredo ne sono state colpite. Tutta la filiera produce oltre 42 miliardi di euro di fatturato. Di cui la metà è destinata alle esportazioni e in questa situazione anche le aziende molto presenti sui mercati esteri sono state colpite in modo pesante. Alla chiusura delle attività produttive si aggiunge la chiusura dei negozi, anche di mobili  e il divieto di circolazione delle persone, fattori che hanno aggravato ulteriormente la situazione, causando rallentamenti degli ordinativi e relative conseguenze, problemi con cui tutti dovremo misurarci. 

Dal 4 maggio è iniziata la fase 2. In che modo le aziende dell’outdoor la stanno affrontando?
Adottare i nuovi protocolli aiuterà le aziende: lo smart working continuerà a essere una soluzione da adottare. In generale, le aziende sono pronte alla fase 2 per la parte logistica. Per la parte economica non sarà una cosa semplice. Riprendere i ritmi normali potrà lasciare sul campo di battaglia molte aziende, dobbiamo ripensare i modelli, non tutto riprenderà con normalità e questo creerà ulteriore lentezza.

Quali aiuti sarebbero secondo lei necessari per aiutare le aziende, e in particolare quelle del vostro settore a ripartire?
Aiuti finanziari dall’Europa saranno fondamentali, sul breve e anche sul lungo periodo, dato che la situazione non presenta soluzioni rapide. Aiuti finanziari quindi, ma anche alleggerimento della burocrazia. Accesso agevolato a un capitale a breve termine per aiutare la liquidità delle aziende, spostamento significativo delle scadenze per gli adempimenti fiscali. Tassi più favorevoli per l’ottenimento di capitale a lungo termine. Da un punto di vista organizzativo, per favorire la sopravvivenza sarà importante promuovere l’aggregazione e aumentare la dimensione media delle imprese. 

Avete formulato delle proposte al governo?
Già dai primi segni di crisi abbiamo avviato un dialogo con il Governo, attraverso il presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini, per sostenere il nostro settore. Molte delle nostre richieste non sono state accolte. Comprendiamo di essere uno dei tanti settori che ha delle necessità, ma pensiamo anche di avere un peso molto significativo per il nostro Paese. La filiera Legno-Arredo conta 73.000 imprese e produce il 4.7 per cento del Pil manifatturiero nazionale. Rappresentando il 19 per cento del saldo commerciale manifatturiero. Sono numeri che significano persone e imprese. Un valore concreto. Pensiamo, per esempio, che un primo provvedimento utile sarebbe riaprire i nostri negozi. Spazi con elevata metratura e bassa densità di persone, da gestire con ingresso solo su appuntamento. Con tutte le precauzioni del caso, noi pensiamo che ci siano le condizioni per tenere aperto, evitando di prolungare una situazione di difficoltà per tutta la filiera.

Si preannuncia un’estate all’insegna di un basso tasso di mobilità verso le mete turistiche. Che riflessi ci saranno per il settore del giardino?
Sicuramente il fatto che ci si possa muovere poco comporterà restrizioni notevoli e porterà a vivere di più la casa e il giardino. Non sarà sufficiente a sostenere il calo del consumo generale del mobile. Ma certamente la casa acquisirà un valore ancora più importante. A livello di iniziative governative, assume particolare rilevanza l’eco bonus, per il nostro Paese almeno, ma di nuovo, saranno necessarie iniziative concertate. Ci saranno opportunità nei prodotti, per una maggiore ricerca di comfort. Importante quando si trascorre più tempo a casa, si creeranno necessità di gestione di spazi di home work, spesso da configurare in modo modulare, dato che le unità abitative tendono alla diminuzione della metratura. 

Come andrete incontro ai clienti?
Il servizio rimarrà l’aspetto principale, proporre soluzioni complete che interpretino e anticipino i bisogni della progettazione sarà centrale, insieme alla necessità di trovare soluzioni per adattare i prodotti esistenti alle mutate esigenze. Dal punto di vista del progetto ogni azienda valuta le sue specificità e noi stiamo accelerando tutti quei progetti che ci sembrano in linea con questa situazione, come per esempio i prodotti che aiutano a creare social distancing, e quelli che sono ideali per lavorare da casa.

Una volta superata la crisi, quali cambiamenti ci saranno a vostro avviso per l’imprenditoria italiana e in particolare per il vostro settore?
La pandemia sta generando riflessioni organizzative nelle aziende. Ci ha forzato a mettere in atto uno smart working massivo. I risultati danno molti spunti per ragionare su un cambiamento dei modelli organizzativi. Vediamo che alcune funzioni possono svolgere agevolmente il loro lavoro da casa quindi, una volta tornati alla normalità, potremmo pensare di gestire parte del lavoro in modalità remota. Questa possibilità ha risvolti trasversali: incide sulla qualità della vita delle persone, che risparmiano il tempo e soldi legati allo spostamento casa lavoro. Ha effetti benefici sull’ambiente, perché limitiamo i mezzi in circolazione e gli spostamenti a lungo raggio. Infine porta a rivalutare lo spazio fisico aziendale: meno densità significa aziende più piccole, con impatto ambientale più basso.