Il design accessibile di Cini Boeri è il segno democratico e attento alla funzionalità di Maria Cristina Mariani Dameno – detta Cini – in Boeri.

Nata nel 1924, ha conosciuto un percorso professionale di grande successo, tratteggiato sulle linee di confine tra interior design, progettazione industriale e architettura.

Qualche cenno biografico

Formatasi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, svolse il tirocinio nello studio di Gio Ponti, uno dei più importanti architetti italiani del dopoguerra, che, per la verità, non credeva molto in lei come architetto, cercando di indirizzarla verso l’arte e la decorazione.

Più fertile fu il rapporto con Marco Zanuso, urbanista, architetto e icona del nostro design industriale, nel cui studio affinò le conoscenze su interior e arredo.

Il cognome che l’ha identificata sino alla scomparsa – solo tre anni fa – è quello mutuato nel breve matrimonio con Renato Boeri, neurologo milanese, specializzato in epidemiologia e tossicologia, e, come lei, ex partigiano. Da quel matrimonio nacquero tre figli, uno dei quali è Stefano Boeri, architetto e docente di fama internazionale.

Il design accessibile di Cini Boeri – un indirizzo democratico

Attraversando l’età dell’oro del design italiano, all’inizio della seconda metà del novecento, Cini Boeri riuscì a partecipare, al pari di Magistretti e Castiglioni, a un vero e proprio processo di democratizzazione della qualità della vita.

Nel 1963 aprì il suo studio milanese, tuttora attivo con diversi collaboratori interni e free-lance, che conserva un’eredità costruita in sessant’anni di attività.

Ritratto Cini Boeri VilleGiardini stileitaliano villegiardini.it
Un ritratto fotografico della designer Cini Boeri – @sito fiamitalia.it

Uno dei suoi obiettivi era quello di estendere i frutti del design a una fascia non elitaria di consumatori. Era un approccio declinato ripensando gli oggetti della quotidianità e gli spazi vitali in chiave accessibile, senza andare a scapito di comodità e qualità estetiche.

Parliamo di un indirizzo che sposava a pieno le dinamiche di evoluzione e distribuzione del design industriale nel nostro paese.

Insegnamento, premi e riconoscimenti

Pur considerando se stessa, in primis, una progettista, ha esteso il suo messaggio tecnico e ideativo a un folto pubblico di allievi, attraverso le sue lezioni in Italia, al Dipartimento di Architettura del Politecnico di Milano, e all’estero.

Negli Stati Uniti, solo per citare un paio di esperienze, è stata ospitata dalle due grandi università californiane: Berkeley (a San Francisco) e UCLA (a Los Angeles).

Il palmarès di premi e riconoscimenti conferiti a Cini Boeri è assai ricco. Citiamo solo il Compasso d’Oro dell’ADI, vinto nel 1979 con Strips e, nuovamente, nel 2011, come premio alla carriera, più il celebre Good Design Award di Chicago nel 2008.

Sempre nel 2011, ha ricevuto l’onorificenza di Grande Ufficiale da parte del Presidente della Repubblica.

Il design accessibile di Cini Boeri – progetti iconici

Come accennato prima, l’architetto e designer milanese aveva una visione delle discipline progettuali sinceramente democratica e contraria alle élite.

Il divano Strips

In quella chiave di lettura concepì, per il marchio Artflex, il divano Strips, caratterizzato da un mood che ricorda le opere-performance di Christo Javašev e della moglie Jeanne-Claude, celebri per aver impacchettato spazi e monumenti.

Location Artflex con Strips VilleGiardini stileitaliano villegiardini.it
Immagine di una location Artflex con il divano Strips ideato da Cini Boeri – @sito arflex.it

Cini Boeri stessa lo definì un “divano impacchettato in una sorta di sacco a pelo e così trasformato in letto”. È un mobile modulare, informale e gradevole, che s’adatta a spazi diversi, grazie alla sua ricomponibilità in diverse geometrie.

Il rivestimento del mobile copre corpi di poliuretano e può venire asportato per lavarlo, oltre a essere davvero fruibile, come sacco a pelo, nella superficie di seduta.

Oltre ad aver ricevuto il Compasso d’Oro, il divano fa parte, in una delle sue versioni, della collezione di arredi del MoMA (Museum of Modern Art) di New York e arricchisce una sala della Triennale di Milano.

Il Serpentone

Altrettanto celebre è il divano Serpentone, disegnato da Cini Boeri alla fine degli anni sessanta. Il suo corpo era un unicum di schiuma di poliuretano in una sorta di ‘cilindro plasmabile’, acquistabile al metro e srotolabile su diversi percorsi.

Il serpentone ribadiva il concetto di design democratico, nel momento in cui il fruitore poteva modellarlo sui propri spazi personali, con l’unico confine della fantasia.

Ghost

Poltrona Ghost di Cini Boeri per Fiam Italia

Ghost è una sedia creata da Boeri nel 1987, in collaborazione con Tomu Katayanagi, per il brand Fiam Italia. È un oggetto dal gusto scultoreo, modellato con un’unica lastra di vetro curvata e rifinita, in una forma ormai iconica per il made in Italy.

Impreziosita dalla trasparenza, s’avvale delle tecnologie più avanzate della lavorazione industriale del vetro. Riempie lo spazio con un’interessante ricerca formale di linee curve, in cui un profilo sinuoso e senza spigoli dà corpo a seduta, schienale e braccioli.

Poltrona Ghost di Cini Boeri per Fiam Italia. Courtesy Fiam Italia

La rigidità del materiale sfuma concettualmente nella morbidezza di un segno leggero, richiamando forme temporanee di materiali appoggiati a supporti.

Papero

Nel 1971, Cini Boeri progettò la lampada Papero, per il marchio Stilnovo. Il top della lampada richiama quasi un becco di sapore disneyano, e l’oggetto è costruito in resina  di poliestere e acciaio e profilato in gomma.

Papero di Cini Boeri VilleGiardini stileitaliano villegiardini.it
La lampada Papero di Cini Boeri – Foto @R. Debatty by Flicker CC BY SA 2.0

Le case di Cini Boeri

In una recente intervista, la designer ha spiegato come considerasse le case progettate l’attività più interessante del suo essere architetto. Intimità e accoglienza sono i protagonisti dei suoi spazi abitativi, tra cui spiccano la casa Bunker e la casa Rotonda.

La casa Bunker

Il lavori per la costruzione della prima iniziarono nel 1967, nel golfo della Maddalena, ospitato dal noto Parco dell’Arcipelago omonimo.

Inerpicata sulle rocce ed esposta ai venti, ha una pianta quadrata , un profilo a ‘fortino’ e sembra emergere strutturalmente e cromaticamente dal terreno.

Il living dell’abitazione è al centro della stessa, protetto dalle altre stanze, mentre gli interni si sviluppano con una fluidità che si stacca dal disegno esterno. La casa accoglie chi la abita tenendolo idealmente al riparo dalle correnti che arrivano dal mare.

La casa Rotonda

Solo un anno prima era cominciata la costruzione della casa Rotonda, sempre collocata alla Maddalena. Caratterizzata da un segno molto diverso, questa casa ritrovava la sinuosità sottolineata più sopra per il Serpentone e per Ghost.

In continuità con l’espressione spontanea della natura, così come la casa Bunker riprendeva la morfologia delle rocce, la casa Rotonda faceva sue le forme delle conchiglie marine, con un moto d’avvolgimento a spirale su se stessa.

Qui i colori muovevano verso il bianco, riprendendo gli intonaci le tinte della pietra e della sabbia, per la mescolanza col materiale macinato.

L’impegno sociale e culturale

Cini Boeri prestava grande attenzione ai temi del sociale, della dignità dell’individuo e della sua autonomia. Fu in questo senso che progettò, per il carcere milanese di Bollate, un set di arredi, realizzati, nel laboratorio interno di falegnameria, dai detenuti.

Anche il tema dell’emancipazione e realizzazione della donna le stava molto a cuore, sin da quando, dopo la laurea, dovette imporsi in una scena progettuale quasi esclusivamente maschile.

MAXXI di Roma VilleGiardini stileitaliano villegiardini.it
Uno scatto del MAXXI di Roma – Foto @D. Costanzo by Flickr CC BY 2.0

Nel corso di una conferenza sulla “gioia del progettare”, tenuta al Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, il MAXXI di Roma, parlò con ammirazione di un’altra donna architetto e designer: Zaha Hadid, ideatrice del Museo, definendola una progettista di grande valore, capace di superare le mutazioni del tempo.

Paolo Servi

©Villegiardini. Riproduzione riservata

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