Galleria Nazionale delle Marche: Sansone sbrana il leone di Lanfranco per oltre 100 giorni a Palazzo Ducale.

La tela dell’artista parmense è in mostra nel museo urbinate quale “risultato” della proficua e virtuosa collaborazione con la Pinacoteca di Bologna. L’operazione si inquadra nella politica di valorizzazione della parte meno nota del patrimonio. Fino al prossimo 11 febbraio, la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino ospita al secondo piano di Palazzo Ducale la tela di Giovanni Lanfranco Sansone sbrana il leone, realizzata nel 1632-1633 e proveniente dalla Pinacoteca di Bologna.

L’operazione è stata resa possibile grazie alla mostra dedicata a Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino a cura di Barbara Ghelfi e Raffaella Morselli, che si è appena inaugurata nel museo bolognese e il cui percorso espositivo comprende anche un’opera proveniente dal museo marchigiano. La Galleria Nazionale delle Marche è stata infatti chiamata a contribuire all’iniziativa del museo bolognese, con il prestito del Martirio di San Sebastiano – capolavoro del Guercino normalmente esposto nelle nuove sale del secondo piano del Palazzo Ducale di Urbino.

Si è così attivata una virtuosa collaborazione tra i due istituti culturali statali permettendo il prestito temporaneo dell’opera di Lanfranco a Palazzo Ducale, dove si possono ammirare tante opere della Collezione Volponi, compresa Ruggero libera Angelica dello stesso Lanfranco. Il celebre letterato Paolo Volponi infatti, esperto e raffinato collezionista, affascinato dalla pittura del primo Seicento e dal caravaggismo, aveva posto attenzione alla scuola emiliana della quale, oltre al citato Guercino, merita di essere ricordato il Davide con la testa di Golia di Guido Reni sempre esposto nel museo urbinate.

«Contiamo molto sul fatto della novità – spiega Luigi Gallo, Direttore della Galleria Nazionale delle Marche –. Questi scambi di opere tra musei, oltre a rappresentare in qualche caso una novità e quindi l’instaurazione di rapporti virtuosi, sono anche molto importanti sul piano pratico pe almeno due motivi: primo, permettono di ospitare e fare ammirare dai visitatori opere mai viste in quel determinato luogo di cultura, ribadendo che il patrimonio culturale è un insieme dinamico e non certo statico; secondo, evitano al visitatore di transitare davanti allo spazio che normalmente ospita un’opera, ora oggetto di prestito, e di trovarvi una sbiadita fotocopia a colori dell’opera stessa o, peggio, una sintetica, formale comunicazione relativa alla mancanza dell’opera dovuta al prestito. Per questi motivi i prestiti temporanei di opere d’arte tra musei, laddove si adotta la formula della reciprocità, arricchiscono il visitatore e si inquadrano perfettamente nella politica del Ministero della Cultura che da anni ha scelto di valorizzazione anche la parte meno nota del nostro patrimonio storico-artistico, tant’è che fino al prossimo mese di maggio la Galleria Nazionale delle Marche ospita la mostra L’altra collezione. Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche, che propone una superba selezione solo di opere provenienti dalla riserva di Palazzo Ducale».

Il soggetto del dipinto bolognese, Sansone sbrana il leone, è raro nella pittura del Seicento italiano, ed è tratto dal Vecchio Testamento. L’opera faceva parte della collezione della famiglia Chigi ed è datata agli ultimi anni romani del pittore (1632-1633). Il tocco libero e sciolto della pennellata testimoniano la fase neoveneziana del Lanfranco, il quale si ispira a un disegno del Bernini, conservato al Louvre, raffigurante Daniele che strangola il leone, tradotto in incisione nel 1631 da Claude Mellan. gallerianazionalemarche.it