Sono elette a paradiso in terra durante la stagione estiva, braccate e prese d’assalto da turisti con largo anticipo, bramosi di assicurarsi un posto su questi lembi di terra custodi di meraviglie così caldamente osannate. Sono le isole che costellano ciò che gli antichi romani chiamavano Mare Nostrum: Capraia, Lampedusa, Linosa, Pantelleria, Procida, Ventotene, Eolie, Egadi, Tremiti, Giglio e Isola di San Pietro. Sono solo alcuni dei nomi che il Mediterraneo accoglie e che anche il progetto di Federica di Giovanni rende protagoniste cogliendole però in un’altra dimensione, sconosciuta quanto ignorata: durante la stagione fredda.

Originaria dell’Isola di Ponza, con una laurea al DAMS di Bologna e numerose collaborazioni all’attivo con riviste nazionali e internazionali, Federica porta alla ribalta del suo progetto fotografico intitolato Isole d’Inverno, tra elementi visivi, richiami alla memoria ed emozioni, la realtà delle isole minori italiane, ritratte però in una stagione – l’inverno – capace di spogliarle dallo stereotipo di paradiso estivo, lasciando sotto gli occhi di chi resta – o di chi, come l’autrice racconta, ama lo “scoglio” – solo la cruda realtà di una natura arida e inospitale.

Un viaggio, quindi, via nave da un’isola all’altra del Mar Mediterraneo, per raccontare una bellezza diversa, ma anche una condizione scandita da un tempo che non rispecchia quello delle lancette dell’orologio, più lento e in cui sono i racconti e dai gesti del vivere quotidiano dei suoi abitanti a decretarne lo scorrere. E in cui si è sudditi di una natura spesse volte arrabbiata, quando non fa partire il traghetto, quando le manovre della cisterna che porta l’acqua in scoglie remoti non arrivano.

E sebbene ogni isola sia una storia a sé stante, si scopre invece apparire, in qualche modo, uguale alle altre. È questo ciò che si scopre parlando con Federica che qui racconta le sue Isole d’Inverno, al momento in prevendita qui fino al 2 agosto e che vedrà il prezioso contributo testuale dello scrittore Erri de Luca.

Dai ricordi (invernali) di bambina

L’inverno è una stagione alla quale i tuoi ricordi di bambina s’intrecciano, ritrovando il calore famigliare e le abitudini di un tempo, per passare – come diceva tuo nonno – la vernata. Isole d’inverno è quindi un naturale riallacciamento a quegli anni?

Il racconto del puzzle che ogni inverno mio nonno faceva e rifaceva insieme ai suoi figli è stato il motivo ispiratore del mio viaggio. Nonno Silverio, come tutti i pescatori, stava via per mare parecchi mesi, e l’idea che quando tornasse a casa fosse proprio quest’oggetto uno dei modi per tenere unita la famiglia mi ha molto colpito e, allo stesso tempo, divertito.

Quest’immagine di tenerezza infinita (in tutti i sensi, data la ripetitività del gesto) è diventata un ponte naturale verso il mio viaggio: è stato un racconto del passato a spingermi a scoprire come sono oggi le isole d’inverno.

Isole d'Inverno di Federica Di Giovanni

“Spesso è la sensazione di non appartenenza all’Italia stessa a prevalere”

I villeggianti della bella stagione non conoscono nulla dell’inverno e nelle loro menti resta per sempre impressa l’immagine di bellezza estiva. La stagione fredda è uno stato d’essere delle diverse isole conosciuto soltanto da coloro che in questi luoghi vi risiedono tutto l’anno. Trovi che in questo particolare periodo ci sia più senso di solitudine – ovvero di essere isolati dal “resto” (seppur non poi così lontani da tale “resto”) – o di abbandono, nel senso di essere stati dimenticati?

Le isole che ho scelto sono quasi tutte piuttosto lontane dal continente e il mare che separa questi lembi di terra è il vero protagonista. Non è facile vivere l’inverno sull’isola: spesso è la sensazione di non appartenenza all’Italia stessa a prevalere. È per tale motivo che credo andrebbe riposta un’attenzione istituzionale più efficace verso tali luoghi, specialmente verso le strutture sanitari qui (non) presenti.

Gli isolani si trovano a vivere una sorta di esilio e di abbandono; alcuni però, hanno la forza di reagire e di creare proprio lì dove non è possibile. Mi viene naturale pensare ai primi coloni che si sono dovuti adattare alle diverse asperità della natura ed è proprio così che nasce una comunità. Sulle isole il tempo è diluito, scandito da ritmi diversi, non dai frenetici orari di lavoro ma soltanto dal vento, che agita il mare e che, per l’appunto, isola. E a prevalere è una dimensione temporale ed esistenziale di abbandono: carceri e luoghi di confino politico passati ne sono l’emblema, essendo oggigiorno inghiottiti dalla natura selvaggia.

Isole d'Inverno di Federica Di Giovanni

Isolitudine

Pensi che per restare in tali luoghi così impervi e solitari sia necessario un amore smodato per la propria terra d’origine? Cosa spinge gli abitanti a restare in un paradiso estivo denudato completamente di tale attributo?

Sebbene studio e lavoro abbiano portato molti isolani a trasferirsi sulla terraferma, l’amore per lo “scoglio” è comunque presente e talvolta, ben radicato. Molti vorrebbero andare via, ma nel momento stesso in cui vedono i contorni della propria isola da lontano, la mancanza toglie loro il respiro. Per descrivere tale sensazione sembra sia stato coniato anche un termine: è la isolitudine.

Per chi, invece, rimane sull’isola volontariamente l’idea di paradiso coincide proprio con la cattiva stagione: la natura ti arricchisce più di qualsiasi altra cosa. 

Isole d'Inverno di Federica Di Giovanni

Storie sconosciute dell’Isole d’Inverno

Capraia, Lampedusa, Linosa, Pantelleria, Procida, Ventotene, Eolie, Egadi, Tremiti, Giglio e Isola di San Pietro. Sono tutte le isole che il lettore incontrerà nel tuo libro, ma che tu per prima hai percorso. Dici che tutte si assomigliano, ma ognuna ha una storia diversa. Qual è la più particolare, quella che maggiormente ti ha colpito e perché?

È una storia di lunga data che affonda e sue radici nelle acque del mare che lambiscono le coste di tutte le isole menzionate a unirle e a legarle con una sorta di filo invisibile tra di esse. Ma è la vulcanica Pantiḍḍṛaría ad avermi maggiormente colpito per via di una tradizione sconosciuta ai più. Nell’immaginario collettivo è il carnevale di Rio de Janeiro il più lungo al mondo. Sbagliato: è quello di Pantelleria che inizia l’8 dicembre e si conclude solo il giorno delle Ceneri, circa tre mesi dopo. Luoghi eletti ad ospitare tale evento sono i Circoli, che dalla metà del 1800 erano atti a ospitare i lavoratori di ritorno dai campi. Durante il Carnevale, si trasformano in piccole e affollate balere dove è possibile ballare il liscio fino all’alba, celando la propria identità grazie alle maschere. più che un mascheramento, è un vero e proprio camuffamento sotto cui ci si nasconde, confondendo e celando a volte anche la propria voce. Ma la regola dei Circoli è ferrea: a mezzanotte il maestro d’orchestra annuncia a tutte le maschere presenti che per rimanere si dovranno privare del travestimento. Così, da oltre due secoli, questa tradizione pagana resta immutata, continuando a rappresentare un’opportunità di evasione dalla realtà isolana.

Isole d'Inverno di Federica Di Giovanni

Il contributo di Erri de Luca

Come contribuirà Erri de Luca a “Isole d’Inverno”? Come è stato il suo approccio al libro e al tema trattato?

Negli anni in cui giravo le isole mio padre era ammalato e quando ero all’ospedale con lui mi è capitato di leggere insieme i libri di questo scrittore. Essendo brevi riuscivamo a goderci la lettura senza troppa fatica. Ed è nei racconti di de Luca che ho riconosciuto alcune delle sensazioni che avevo dentro di me, iniziando a immaginarla al contempo, come la voce narrante del mio viaggio a immagini.

Poco dopo e casualmente, a Milano incontrai le due ragazze che mi avevano ospitato alle Tremiti durante l’inverno: inaspettato dato che raramente lasciano il loro “scoglio”! Raccontando loro dei progressi sul libro e sulla ricerca per la voce narrante, mi hanno suggerito – senza che io avessi ancora rivelato il nome della mia preferenza – Erri de Luca, che intanto era diventato assiduo frequentatore di un festival delle Tremiti e compagno di pesca di una delle ragazze.

Gli ho fatto quindi arrivare il libro con le foto attaccate con la colla e scritto a mano e lui, il giorno dopo, mi ha scritto un prezioso testo di accompagnamento. Quanto scritto evoca immagini e visioni sganciate le une dalle altre ma capaci di convivere nella medesima pagina – o rigo – proprio perché rappresentative della cruda realtà isolana. Così, le sue brevi frasi-immagini si offrono come controparte alle fotografie del libro.

Isole d'Inverno di Federica Di Giovanni

Il futuro ha il sapore del mare

Progetti fotografici nel cassetto pronti a diventare realtà?

Vorrei dedicare quanto più tempo a tutto ciò che riguarda il mare. In fase ancora embrionale ho un progetto che avrà luogo sott’acqua ma non voglio ancora svelare nulla al riguardo. E poi… mi piacerebbe visitare altre isole, ma sempre e rigorosamente d’inverno.

Isole d'Inverno di Federica Di Giovanni