Abbazia di Sant’Antimo in Toscana, sulle tracce del Medioevo

Abbazia di Sant’Antimo
Abbazia di Sant'Antimo, via Grande Terra Toscana

A 18 km da Montalcino, proprio vicino a Castelnuovo dell’Abate si può vivere un’esperienza spirituale: l’Abbazia di Sant’Antimo è una tappa imperdibile.

Qui, nel più famoso angolo di Toscana, raffiorano ancora oggi tracce di Medioevo. Se c’è un modo per conoscerle da vicine, è andare alla scoperta del territorio esplorando paesaggi unici e imparando dalle culture locali intrise di tradizioni e storie millenarie.

L’ Abbazia di Sant’Antimo è un vero capolavoro architettonico misto all’arte romanica Toscana e visitarlo è davvero un’esperienza sensazionale. Così come il percorso che lo collega a Montalcino: le vie di campagna sono un piacere per gli occhi, si incontrano vigneti, oliveti secolari, campi di grano che tingono l’atmosfera di oro e casolari rustici.

Un felice incontro di storie e leggende

Si dice, così come vuole la leggenda, che l’ Abbazia di Sant’Antimo sia stata edificata nel IX secolo da Carlo Magno come segno di ringraziamento. Il re e le sue truppe, mentre fecero ritorno da Roma, si fermarono proprio lì, nel punto esatto in cui oggi si erge l’Abbazia. La pestilenza stava decimando i soldati, quando apparve un angelo che consigliò di bere un infuso di erbe locali. Fu un vero rimedio prodigioso.

La sua struttura è un’intuitiva sintesi di architettura romanica in travertino venato e fu meta di pellegrinaggio nel XI secolo proprio grazie alla sua vicina Via Francigena.

Grazie all’attività di offrire rifugio e assistenza ai pellegrini e ai fedeli, che sono aumentate notevolmente le donazioni all’Abbazia. Infatti, dopo un lungo periodo di decadenza, nel 1870 l’ Abbazia di Sant’Antimo rinasce per opera delle sette campagne di restauro guidate dall’architetto Giuseppe Partini.

Esplorando la spiritualità dell’ Abbazia di Sant’Antimo

Come un’officina spirituale, oggi Sant’Antimo si presenta viva ai visitatori provenienti da ogni angolo del mondo che possono partecipare a numerose attività culturali.

Non solo concerti di musica sacra e classica, ma anche di alto livello come il Canto Gregoriano che è stato nei secoli parte integrante della liturgia dei monaci benedettini che hanno abitato l’Abbazia.

Vengono inoltre organizzati laboratori di miniatura su pergamena seguendo l’antico manuale “De Arte Illuminandi”, e altri alla scoperta delle tecniche pittoriche per la realizzazione delle icone medievali.

A questi si aggiungono il laboratorio didattico della farmacia monastica per conoscere da vicino la tradizione erboristica attraverso la preparazione di prodotti secondo antichissimi ricette con essenze naturali per la cura del corpo.

La farmacia è allestita nella sala del tesoro e qui, pellegrini, fedeli e turisti, possono acquistare prodotti a base di erbe officinali, olio d’oliva, uva rossa, lavanda e pepe nero.

A conclusione dell’esperienza multisensoriale, si può degustare la birra firmata Sant’Antimo prodotta grazie ad una ricetta segreta, e il tipico amaro locale che i monaci producono con l’essenza dell’Erba Carlina.

Proprio quell’erba che, secondo la leggenda, ha allontanato la pestilenza dall’esercito di Carlo Magno.

Via – sito web Abbazia