GENOVA SI RIEMPIE DI MONDINO

Surrealista, amante dell’Oriente, a tratti blasfemo. È difficile decifrare la personalità di Aldo Mondino (Torino, 4 ottobre 1938 – Torino, 10 marzo 2005), così come la sua arte. Ci si sta provando a Genova, con la mostra Moderno. Postmoderno. Contemporaneo“. Sembrava, d’altronde, inevitabile, dopo la pubblicazione del primo volume del catalogo generale dell’artista torinese, ad opera di Allemandi. L’esposizione (a cura di Ilaria Bonacossa), iniziata il 24 settembre 2016, terminerà a breve, lunedì 8 gennaio 2017.  La location, invece, è diffusa e sparsa per la città: dal Museo di Villacroce, a Palazzo della Meridiana, fino alle installazioni all’interno di importanti istituzioni cittadine.

Artista tra i più eclettici della sua generazione, Aldo Mondino è il più significativo rappresentante della poetica Post-Moderna italiana. Attraverso il suo lavoro si è riappropriato delle ricerche stilistiche e formali delle avanguardie artistiche, citando e scherzando allo stesso tempo con le opere dei suoi contemporanei.

I riferimenti presenti nei suoi lavori spaziano dal Surrealismo alle ricerche Dada, dal Pop al Concettuale fino a citare e stravolgere le opere di grandi maestri come Casorati, Degas, Picasso, Giacometti o Capogrossi. Mondino pratica tutto il contrario di tutto, mescola tecniche, materiali e generi, cambiando il modo di vedere le cose e la loro funzione (esemplari i tappeti dipinti su eraclite). A partire dai primi anni ‘80, realizza sculture di cioccolato, dipinti su linoleum, mosaici di marshmallow, tappeti di caffè e di granaglie, lampadari di penne Bic oltre a sculture in bronzo, vetro, ceramica e legno.

Le diverse location della mostra ospitano opere di diversi periodi storici della produzione di Mondino.
Al Museo di Villacroce è possibile ammirare le opere che vanno dal 1960 al 1990. Dai Tappeti stesi (1985-1992), all’autoritratto Non Dine (1992); dalla quadrettatura Sole (1967), realizzata con delle lampadine, alle installazioni ambientali come la Piscina di Marshmallow(1982) e le Delicatessen (1972) di zuccheri e coloranti.

Palazzo della Meridiana, invece, ospita i cicli pittorici della fase più matura (1980-2004). Degni di essere citati, soprattutto, l’olio su linoleum Dervisci (1993), dall’aria mistica e l’installazione composta da 50 sacchi di juta con frutta secca, granaglie e altri elementi: Spirale (1998-2016).

Per quel che riguarda le installazioni vaganti per la città,  a Palazzo Ducale si può ammirare la coppia di bronzo Scultura un corno (1980), costituita da due piramidi di animali nella sagoma di un corno di elefante. Mentre nell’ingresso del Palazzo ci si imbatte in una torre Eiffel (1989), assemblage di strumenti da pittore, cavalletti e pennelli.

In tema con la medievale Casa di Colombo, si possono trovare altre due opere. Mekka Mokka (1988-2016),  un tappeto-mandala di grani di caffè di diverse gradazioni cromatiche e Sweet Flag (2004), una tavola formata di cioccolatini, usati di nuovo al posto delle tessere del mosaico.

Nei Musei di Strada Nuova, infine, si trovano a Palazzo Rosso le 180 aringhe di bronzo di Gravère (1969), ma soprattutto l’installazione Jugend Stilo, il lampadario di ferro battuto e penne Bic presentato per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1993.

Una rassegna completa, che ha il merito di lanciare nuovamente, con Mondino, la sfida e la provocazione dell’arte  alla società contemporanea ed alle sue forme espressive.

Piero Di Cuollo

 

Via:
Artribune
Museo di Villacroce