I giardini della Reggia di Caserta

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Quando si parla della Reggia di Caserta, si sa, si parla di un classico della bellezza architettonica e paesaggistica dell’Italia. Il palazzo reale, costruito tra il 1752 ed il 1774, per volontà del Re di Napoli, Carlo di Borbone, è stato dichiarato, nel 1997, patrimonio dell’umanità, dall’UNESCO. L’architettura sopraffine di quella che fu una residenza dei Borbone di Napoli, in stile barocco e neo-classico, meriterebbe un ampio approfondimento. Tuttavia, in questa sede si porrà l’accento sui Giardini della Reggia di Caserta.

Storia dei giardini della Reggia di Caserta

Il responsabile del progetto dei Giardini della Reggia di Caserta fu Luigi Vanvitelli, protagonista principale dell’architettura neoclassica in Italia ed in Europa. L’ispirazione principale nasce da una sorta di crasi tra la tradizione del giardino rinascimentale all’italiana e le novità del Giardino alla Francese introdotte da André Le Nôtre a Versailles.
Il Parco occupa all’incirca 120 ettari di terreno ed una lunghezza di 3,3 km. L’enorme viale completamente dritto, che caratterizza tutta la struttura, crea il caratteristico effetto, voluto dall’architetto, detto “a cannocchiale”, grazie al quale i giardini si estendono a perdita d’occhio. Le numerose fontane e le piscine sono alimentate dall’Acquedotto Carolino.

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Dopo la morte di Vanvitelli, nel 1773, i lavori furono ripresi dal figlio Carlo, quattro anni più tardi. Sotto la direzione di Carlo Vanvitelli, nel 1786, iniziarono i lavori per la costruzione del Giardino all’Inglese, primo esempio di informalità in Italia, dove si era abituati all’utilizzo dei rigidi schemi costruttivi dei giardini formali all’Italiana. Quest’area di spontaneità e crescita in parte selvaggia fu voluta dalla Regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV.

Stile dei Giardini delle Reggia di Caserta

Il Parco Reale presenta, innanzitutto, un parterre attraversato da una rete di viali, che seguono uno schema a raggi. Il suo perimetro è costeggiato da boschi di lecci, tigli e carpini, tagliati all’altezza di dieci metri. Caratteristica di questi boschi è la libertà lasciata nella crescita al fogliame, nella parte superiore. Da segnalare, poi, la presenza di ben sedici nicchie, ospitanti busti in marmo bianco con scopo decorativo ma anche funzionale. Le statue, infatti, vengono chiamate “capolinea”, proprio per la loro funzione di delimitare le varie zone del parco.

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Sulla sinistra del parterre, invece, si estende il bosco vecchio. Così chiamato perché preesistente alla costruzione della Reggia di Caserta. Vanvitelli ne lasciò intatta la struttura, limitandosi ad addensarne la vegetazione, composta da lecci, edera e rusco. All’interno del bosco vi è la cosiddetta Castelluccia, piccola torre a pianta ottagonale, circondata da un fossato. Caratterizzata da un aspetto sobrio ed elegante, presenta oggi, tutt’intorno, degli interessanti elementi da un punto di vista botanico. Innanzitutto, nella parte antistante, è possibile notare dei meravigliosi esemplari di piante esotiche: magnolie, araucarie e palme. La parte posteriore, invece, ospita una piccola porzione di giardino formale, con fiori, cespugli, alberi di agrumi e piante rampicanti.
A nord del bosco, invece, si trova la Peschiera Grande, ovvero, un’ampia piscina a forma ellittica, realizzata nel corso del 1769, ed addirittura utilizzata, in passato, per organizzare finte battaglie navali.

Un approfondimento a parte meritano le fontane, che popolano la Via d’acqua, lunga 3, 3 km – come su accennato – , che dalla Reggia sale verso le colline circostanti e terminante nella cascata del Monte Briano, la cui acqua proviene dall’Acquedotto Carolino. Lungo il tragitto, dunque, si incontrano numerose e spettacolari fontane: la Fontana dei Tre Delfini, la Fontana di Eolo, la Fontana di Cerere, la Fontana di Venere e Adone e la Fontana di Diana ed Atteone, tutte decorate con ricchi apparati scultorei.

Il giardino all’Inglese

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Proprio alla destra dell’ultima fontana citata, ovvero, quella di Diana ed Atteone, si estende il Giardino Inglese. Durante il XIX secolo, questo giardino fu denominato Real Orto Botanico di Caserta; al suo interno, infatti, sono visibili esemplari eccezionali di Cinnamomun camphoraTaxus BaccataCedrus Libani e quella che si dice sia stata la prima pianta di camelia arrivata in Europa dal Giappone.
Carlo Vanvitelli fece sì che all’interno di questa porzione di giardino si formasse un piccolo boschetto, definito Labirinto, il quale ospita uno stagno di ninfee, che è abbellito da una ricca vegetazione. All’interno dello stagno, spuntano due isole: su di una sorge un tempietto in rovina, con colonne in granito provenienti dalle rovine di Pompei; sull’altra isola, invece, è installato una sorta di padiglione, utilizzato come ricovero per anatre, cigni ed altri uccelli acquatici che vivono nel lago.

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Il Bagno di Venere, meraviglia
dei Giardini della Reggia di Caserta

Ma l’angolo più suggestivo di tutto il giardino inglese è il Bagno di Venere, che deve il suo nome alla statua in marmo di Carrara, realizzata da Tommaso Solari. Si tratta di una rappresentazione della dea, nell’atto di uscire dall’acqua di un piccolo lago, con una cornice di allori, lecci ed esemplari monumentali di Taxus baccata.
Qui, dove sembra di essere nell’antro della Sibilla Cumana descritto nell’Eneide, si raggiunge uno degli apici di bellezza e rilassatezza, che svariate aree di tutto l’immenso Parco riescono a donare.

 

Via ReggiaofCaserta