MONFERRATO

Un tuffo nel passato a breve distanza dalle principali città del Nord Ovest.

Bella come la Toscana, ma meno costosa. Terra di grandi vini, ma meno turistica delle Langhe. Il Monferrato incarna perfettamente il mito della campagna tutta colline e vigneti. Una distesa ondulata, disegnata dai contadini a macchie di prati e campi, e a righe di vigne e noccioleti. Un patchwork via via sempre più spopolato, con pievi romaniche e castelli appena segnalati.
I boschi scomparvero intorno alla metà del secolo X, quando la figlia dell’imperatore Ottone I, Adelasia,
s’innamorò di un certo Aleramo, nullatenente.

Il sovrano germanico offrì al ragazzo tutta la terra che sarebbe riuscito a circoscrivere cavalcando per tre giorni e tre notti. Aleramo ferrò i cavalli con un mattone che in piemontese si dice “mon” e in 72 ore creò la Marca del Monferrato. Dopo Aleramo, ogni poggio cominciò a essere presidiato da castelli e palazzetti della nobile casata di turno. Nei secoli si è accumulato un patrimonio artistico e architettonico enorme, in minima parte recuperato. Mentre le Langhe si riempivano di enoturisti, il Monferrato guardava incredulo quei forestieri ammirare la campagna, i suoi prodotti e le sue abitazioni.

L’interesse immobiliare per il suol d’Aleramo nacque circa 25 anni fa per merito di svizzeri e tedeschi, seguiti dai lombardi che apprezzano la comodità di collegamenti con le principali città. Un’ora d’auto e si arriva a Milano, oppure a Torino, a Genova, all’aeroporto della Malpensa. Una posizione strategica per una casa da utilizzare nei weekend, che per qualche manager è diventata la residenza principale. L’indole schiva e discreta dei monferrini garantisce privacy alle country house di industriali come Diana Bracco e i Bulgari, di intellettuali come Gad Lerner e i Feltrinelli. Il processo di rivalutazione ha investito anche i vini tipici, la Barbera e il Dolcetto. Tanto che anche i grandi dell’enologia, da Antinori a Zonin, oggi piantano vigne tra Asti e Casale.

VILLA PRAVERNARA: radici antiche

I primi a installarsi sulla collina che domina la vallata di Valenza, furono i nobili spagnoli De Cardenas. Era il XVI secolo e da allora
Villa Pravernara è stata via via ingrandita e impreziosita. L’impianto attuale risale al 1769, quando furono ribaltati gli assi principali, venne costruita la manica a nord-ovest per formare il nuovo cortile interno con la pesante cancellata. Un secondo ampliamento
risale a metà 800, con l’aggiunta di un nuovo corpo a nord dell’ala settecentesca.
Le 34 stanze e gli ampi saloni hanno decori tipicamente barocchi con elaborati affreschi e stucchi. Le logge incorniciano il paesaggio di dolci e morbide colline.

Villa PravernaradatiLa tenuta comprende oltre il parco secolare e un laghetto artificiale, anche una casa colonica con annessi rurali e stalle. Una posizione strategica, ieri per gli eserciti – da quello spagnolo alle truppe naziste – che spesso vi si accamparono, oggi per la comodità alle principali città del nord-ovest. La campagna di Valenza, la capitale italiana dell’artigianato orafo, si estende sulle ultime propaggini collinari del Monferrato dominando le pianure della Lomellina.
Il centro storico è un piacevole susseguirsi di chiese e palazzi barocchi.

Casedicollina, Moncalvo (Asti) – Tel. 0141 917864 oppure 338 5919771 – casedicollina.it

 

VILLA CORTESE: tra dame e armi

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Si presenta solida e imponente, ma anche elegante, ariosa, civettuola, come un luogo di delizie. Villa Cortese è un cammeo tra i boschi ricchi di tartufi bianchi e i vigneti di
Dolcetto di Ovada. La cittadina di 12 mila abitanti fu uno dei primi importanti possedimenti dei Monferrato, ma nel XIII secolo venne sottomessa dalla Repubblica di Genova. Il legame con la Superba durò con alcuni intervalli fino alla prima metà dell’800. Qui l’influenza ligure si mescola alle tradizioni monferrine.
La dimora fu costruita nel 700 su un poggio come prestigiosa residenza di campagna per una famiglia di armatori genovesi. Nel corso del tempo è stata più volte rimaneggiata.

Villa Cortese datiOgni intervento ha lasciato la sua impronta, ben armonizzata.
Sono in stile neoclassico il corpo della torre, la cucina e il decoro esterno aggiunti a metà 800; agli inizi del ‘900 è stato costruito un annesso, che oggi ospita il salone e le bowindow laterali d’impronta liberty. Dopo esser stata durante la Seconda Guerra
Mondiale fu sede del comando tedesco, è stata oggetto di un accurato restauro che l’ha riportata all’antico splendore. La dimora è disposta su tre livelli ed è avvolta dal parco secolare di magnolie, sequoie e platani.

Casedicollina, Moncalvo (Asti) – Tel. 0141 917864 oppure 338 5919771 – casedicollina.it