13 storie dalla strada. Fotografi senza fissa dimora

Il posto più bello della mia città - Trotter, lo scatto di Dario
Il posto più bello della mia città - Trotter, lo scatto di Dario

Il valore della fotografia in 13 storie dalla strada

Resterà aperta al pubblico fino al 1 Settembre, nell’incantevole cornice di Gallerie d’Italia a Milano, la mostra fotografica 13 storie dalla strada. Curata da Dalia Gallico, la mostra è il risultato di un lungo viaggio nell’universo urbano di Fondazione Cariplo. A condurlo tredici fotografi senza fissa dimora, individuati dall’Assessorato alle Politiche Sociali di Milano.

A testimonianza che l’arte è una forma di riscatto, è proprio la voce degli invisibili a intessere il racconto del tessuto urbano della città: in mostra ci saranno 52 immagini inedite, scelte tra i quasi 10.000 scatti realizzati in seguito ai corsi tenuti dai fotoreporter di Witness Journal. Dalla comunità di raccolto di un orto urbano alla quotidianità della disabilità in appartamento, i temi e i luoghi si moltiplicano e riverberano attorno al fulcro di una narrazione civica quanto più onesta possibile.

Fertile come una comunità, lo scatto di Massimo
Fertile come una comunità, lo scatto di Massimo

Attraversare il margine, grazie alla fotografia

In merito all’importanza del progetto si è espresso Giuseppe Guzzetti, Presidente di Fondazione Cariplo:

Ho sempre pensato che per risvegliare le coscienze dovremmo portare gli ultimi, i più deboli, nel centro delle nostre città. Questa mostra fotografica ha il grande merito di aver portato gli ultimi al centro in un modo diverso, da protagonisti, riservando loro il palcoscenico che di solito si lascia ai grandi fotografi.

Così, come il migliore dei metaracconti, attraverso le videointerviste agli autori viene disvelata l’anima periferica della città e dei suoi abitanti: il margine viene attraversato, anche grazie alla collaborazione con la sede culturale di Intesa Sanpaolo e l’associazione Ri-scatti, l’onlus fondata da Federica Balestrieri che ruota attorno a progetti di integrazione sociale.

Ogni giorno come oggi, lo scatto di Amath
Ogni giorno come oggi, lo scatto di Amath

Parola d’ordine: riscatto

La mostra, così, si propone come l’esempio più alto della possibilità di riscatto: persone senza una casa né un futuro hanno potuto riprendere in mano le redini di una vita il cui amaro destino sembrava segnato. E l’affrancamento passa anche dalla ritrovata dignità del proprio sguardo:

La fotografia ha cambiato il mio atteggiamento, la percezione del mondo. La necessità di trovare soggetti belli da fotografare mi ha costretto a cercare il bello nelle cose. Non ero più passivo nella vita, ero diventato un cercatore di bellezza.

Risalire dal baratro è possibile: che l’orizzonte del futuro di questi tredici fotografi si spogli di ogni fragilità e accolga più concrete speranze.

A volte maelström, a volte quieta sognatrice. Lettrice da una vita, lavoro nel mondo della musica ma sogno quello dell’editoria. Ognuno coi suoi tarli.