Palazzo Pallavicini: un “hub” culturale fin dal 700

Palazzo Pallavicini: un “hub” culturale fin dal 700

Palazzo Pallavicini, situato nel centro di Bologna, è uno dei complessi architettonici più rappresentativi del Quattrocento bolognese. Ma quanto conosciamo realmente su questo edificio storico? Scopriamo insieme qualcosa in più sulla sua realizzazione, su chi lo abitò, su chi lo frequentò e su qual è la sua funzione oggi.

Palazzo Pallavicini: la sua storia fino a oggi

Palazzo Pallavicini è stato costruito nel periodo della dominazione Bentivoglio ed era di proprietà dei Sala, prima di passare, nel tempo, ai Volta, ai Marsili e ai conti Isolani, a cui si deve il restauro del 1680.

Fu l’architetto Paolo Canali ad occuparsi dei lavori, che videro la realizzazione dello scalone monumentale e del salone con il soffitto a lanterna, il più alto della città insieme a quello di Palazzo Ranuzzi. Dieci anni più tardi il restauro si arricchisce delle tele di Giovanni Antonio Burrini, i cui quadri furono distribuiti tra le sale dell’edificio.

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Scalone di Palazzo Pallavicini © Artribune

L’origine del nome

Palazzo Pallavicini ha assunto questo nome perchè fu scelto come abitazione dal maresciallo Gian Luca Pallavicini, condottiero e ministro dell’impero di Carlo VI d’Asburgo e di sua figlia, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria.

Il conte, giunto in Emilia a metà del ‘700, era alla ricerca di un luogo adatto a rinnovare i fasti degli anni trascorsi a Palazzo Reale in qualità di Vicerè di Milano. Pallavicini non dovette attendere molto, perché nel 1756 Ferdinando Bolognetti, all’epoca proprietario del palazzo, partì per Roma e lo mise in affitto.

Il periodo dei Pallavicini

Il periodo di permanenza dei Pallavicini vide il palazzo diventare la sede di una vera e propria corte europea e il proliferare di un’atmosfera degna di una reggia, dove si alternarono banchetti e feste con ospiti appartenenti alla diplomazia internazionale, concerti a cui assistettero re e regine e pomposi cortei ufficiali.

Il suono delle note di Mozart

Tra i tanti nomi legati alla storia di Palazzo Pallavicini spicca quello di Wolfgang Amadeus Mozart che, proprio nel salone del Burrini, la sera del 26 marzo 1770, si esibì alla presenza di settanta dame cittadine e dell’alta aristocrazia europea.

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Sala del Burrini, dove si esibì Wolfgang Amadeus Mozart © Corriere Nazionale

Mozart era arrivato a Bologna con il padre Leopold il 24 marzo e Pallavicini, grande intenditore, approfittò della sua presenza. Assistettero all’esibizione, in qualità di ospiti dei padroni di casa, anche il conte Giuseppe di Kaunitz Rittberg e i principi di Holstein e di Saxen Gotha, oltre ad autorità religiose quali l’arcivescovo Vincenzo Malvezzi, il cardinal legato Antonio Colonna Branciforte e monsignor Ignazio Boncompagni Ludovisi.

I Mozart furono ospiti di Pallavicini in diverse occasioni e non furono i soli. A Palazzo, infatti, si alternarono diverse personalità della musica europea, come Misliveček, Vanhalle, Farinelli e il musicologo Charles Burney, con i quali Mozart stesso ebbe moro di interfacciarmi.

Un “hub” culturale settecentesco

Nelle sale della residenza si svolsero eventi della storia internazionale e importanti incontri diplomatici. Buona parte dei politici del tempo passarono per Palazzo Pallavicini, dalla principessa Maria Carlona d’Asburgo, giunta a Bologna per incontrare il maresciallo Ferdinando di Borbone suo futuro sposo, al Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena con la moglie Maria Luisa di Borbone. Dall’imperatore d’Austria Giuseppe II al celebre Farinelli, che allietava con la sua musica le serate ricche di illustri ospiti di Gian Luca.

L’unicità dell’arte di “casa” Pallavicini

Le decorazioni del Palazzo sono una chiara testimonianza dell’impegno dei Pallavicini a dare vita a un ambiente di respiro internazionale, dove politica, arte e cultura trovarono un evidente punto di incontro. Si pensi all’affresco con L’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo come Cibele Madre di tutti i popoli dipinto sul soffitto di una sala al piano nobile. Si tratta di un esemplare unico al mondo realizzato dal bolognese Pietro Fabbri che firmò un’opera straordinaria ed eccezionale per la città.

L’eredità lasciata a Giuseppe

Dopo Gian Luca, Palazzo Pallavicini passò nelle mani di Giuseppe, suo figlio, che avviò nuovi lavori di restauro, documentati dalle numerose carte presenti nell’archivio di famiglia. Il giovane conte aveva ricevuto un’istruzione degna di un re, facendo propria la passione per l’antichità e per il neoclassicismo d’avanguardia, corrente della quale la sua dimora divenne un manifesto.

Nel 1776, quando iniziò a progettare il suo matrimonio con Carlotta Fibbia, approfittò dell’occasione per coinvolgere i protagonisti dell’arte bolognese del suo tempo, reclutando l’architetto Raimondo Compagnini, lo scultore giacomo Rossi, il quadraturista David Zanotti e i figurasti Filippo Pedrini e Giuseppe Antonio Valliani.

Dopo gli interventi sul “Camerone” e sui “Conviti”, la trasformazione di Palazzo Pallavicini in un edificio neoclassico proseguì con la biblioteca, destinata ai 18.000 volumi di Gian Luca. Questa stanza ospita un altro esemplare unico della pittura bolognese firmato da Flaminio Minozzi, che realizzò e affrescò, nel 1792, la cupola della sala.

Palazzo Pallavicini oggi

Oggi, oltre ad essere una residenza storica e un indiscusso esempio di eccellenza dell’architettura bolognese, Palazzo Pallavicini ospita mostre ed esposizioni temporanee. Dal 22 settembre al 21 gennaio 2017, infatti, la residenza sarà sede dell’evento Nel segno di Manara, curato da Claudio Curcio per omaggiare il famoso disegnatore.

Fonte via – Immagine principale via

Produzione riservata
Pubblicato il: 29/09/2017
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