Antonio Ligabue – il percorso umano e creativo

Il 3 marzo, a Genova, è stata inaugurata un’esposizione antologica dedicata a uno degli artisti più importanti del Novecento italiano: Antonio Ligabue.

Curata da Sandro Parmiggiani e Sergio Negri, la mostra è stata prodotta e organizzata da ViDi (team operante nel settore cultura), con la Fondazione Antonio Ligabue di Gualtieri (Reggio Emilia), in collaborazione col Comune di Genova e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

La location espositiva è proprio Palazzo Ducale, nel contesto della Loggia degli Abati, dove hanno trovato posto 80 opere di Ligabue (dipinti, sculture, disegni e incisioni).

L’artista

Antonio Ligabue nasce a Zurigo, in Svizzera, nel 1899 e viene iscritto all’anagrafe col cognome della madre (Costa – quello del padre era ignoto).

In occasione del successivo matrimonio della madre, viene riconosciuto dal patrigno e il suo cognome cambia in Laccabue, per poi subire un’ultima mutazione – in Ligabue – per decisione dall’artista.

Vive un’infanzia segnata da povertà, piccole malformazioni e instabilità affettiva, sviluppando problemi psicologici, che, col tempo, assumono connotazioni autolesive e  psichiatriche.

Nel 1919, si sposta dalla Svizzera in Italia, sistemandosi a Galtieri (provincia di Reggio Emilia).

Trova un canale di comunicazione solo nel suo straordinario talento artistico, che, per lo stile puro e colorato, lo colloca tra i migliori esponenti del naif italiano.

Mentre lavora come manovale, inizia a disegnare manifesti e a dipingere da autodidatta. Il suo dono creativo si struttura grazie agli  insegnamenti di un artista affermato (Marino Mazzacurati), a fine anni ’20.

Pittore geniale e ottimo scultore, si afferma con una personale di grande successo, nel 1961, a Roma. Solo 4 anni dopo, muore a Galtieri.

La mostra

Il percorso di visita scorre come un “fiume” tra le “sponde” dei principali soggetti delle sue opere: gli animali e … lui stesso.

Nei suoi lavori, compaiono tigri, cani da caccia, cavalli da traino, galli da combattimento, aquile, volpi e tanti autoritratti, intercalati a paesaggi di campagna.

Le atmosfere sono sempre molto intense e le tele ricche di elementi decorativi. Gli autoritratti trasmettono l’isolamento, la fatica e l’ansia che percorsero la sua esistenza.

Sono tentativi di comunicazione con un mondo per lui difficile. Per citare il curatoreParmiggiani:

… dicono tutta la sofferenza dell’artista; ne sentiamo quasi il muto grido nel silenzio della natura e nella sordità delle persone che lo circondano …

La mostra è accompagnata da un catalogo, ricco di immagini, edito da Skira e realizzato da Sandro Parmiggiani, Alberto Manguel e Luciano Manicardi.

A corredo, sono disponibili attività didattiche, per età diverse, curate dall’Associazione Genova in Mostra. L’esposizione resterà aperta sino al prossimo 1° luglio.

Per i credits, le immagini della galleria sono tratte dalla piattaforma web di Palazzo Ducale (linkato sopra) e dal sito dedicato alla mostra; vi consigliamo di visitarli per approfondimenti.

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