Il parco della Villa Reale di Marlia: dalla passione botanica di Elisa Baciocchi ad un nuovo restauro per restituirla al passato splendore

La visita al Parco di Villa Reale di Marlia permette di immergersi in un antichissimo e avventuroso passato, che affonda le sue radici nell’epoca Medioevale e attraversa la storia Toscana sino ai nostri giorni, in un avvicendarsi di trasformazioni avvenute per mano di personaggi illustri e dinastie reali.

Sebbene il primo nucleo della villa sia formato da un fortilizio abitato nell’alto medioevo dal Duca di Tuscia, la sua maggiore notorietà si lega ad una figura più vicina nel tempo, quella di Elisa Bonaparte Baciocchi. Sorella di Napoleone, già famosa nei salotti parigini del tempo del Direttorio e del Consolato, appena poco dopo che il fratello era divenuto imperatore, aveva a sua volta ottenuto il principato di Lucca e Piombino, estesosi poi, nel 1809, al governo di tutta la Toscana. Ormai, Regina d’Etruria, Elisa, rivelò la propria passione per la botanica, introducendo anche nel suo Principato molte delle numerose piante arrivate da poco in Francia da paesi lontani. La strada, come di consueto in famiglia, l’aveva aperta Napoleone stesso, che, spinto dall’interesse per le scoperte scientifiche e geografiche, aveva disposto qualche anno prima, in data 1800, una spedizione diretta in Australia, ove aveva inviato due brigantini e alcuni naturalisti che, prelevate numerose specie di piante ed animali, tornarono dopo alcuni mesi di viaggio, in Francia. Fu così che arrivarono e poi si diffusero sul territorio europeo svariate piante profumate, oggi considerate comuni, come il glicine, la mimosa australiana, il platano e l’albero dei tulipani.

La palazzina dell’orologio

Nel piccolo stato della repubblica di Lucca fu proprio il parco della Villa di Marlia, creato anche grazie all’annessione di altri giardini di ville adiacenti (come quella, ad esempio, del vescovo Guinigi), a farsi ‘incubatrice’ di molte rare specie di alberi e piante, prima fra tutte la camelia, introdotta importandola direttamente, non dall’Australia questa volta, ma dai più vicini giardini della reggia di Caserta . Il Parco di Marlia fu parzialmente ridisegnato secondo la moda settecentesca del Giardino all’inglese. L’intervento più significativo voluto da Elisa, oltre all’immissione delle ‘nuove’ scoperte botaniche, fu la dilatazione prospettica dello spazio di fronte al palazzo, caratterizzata da un leggero pendio che esaltasse il movimento del paesaggio così come suggeriva allora il gusto romantico. Il Parco di Villa Reale fu inoltre abbellito da statue e vasi realizzati con il pregiato marmo bianco dell’Accademia Eugeniana di Carrara.

Un particolare del parco

A onor del vero, Elisa non arrestò l’entusiasmo per questa sua ricerca botanica alla sola Marlia, ma anche altri furono a Lucca luoghi creati appositamente per destinarvi le nuove specie: peincipalmente l’orto botanico, che fu realizzato nello spazio aperto interno alle Mura urbane. Poi, persino queste ultime, trasformate in promenade e persa ormai in parte l’originaria funzione meramente difensiva, divennero luogo ove piantare altre delle nuove specie di alberi mai visti sino ad allora in Toscana: ippocastani, alberi dei tulipani, cedri del libano, tigli, magnolie.

Quanto a Marlia, il forte ed intenso legame della Principessa con la sua residenza si tradusse non solo nella trasformazione dei giardini, ma anche in quella della struttura architetturale stessa. Poco dopo l’acquisto, infatti, Elisa incorporò al complesso la confinante Villa del Vescovo e modernizzò secondo lo stile neoclassico le facciate del primigenio Palazzo Orsetti.

Elisa Bonaparte Baciocchi con la figlia Napoleona (François Gérard, 1810, Museo napoleonico di Roma)

La storia seguente è nota: Elisa dovette lasciare in fretta il suo regno nel febbraio del 1814, in una caduta legata alla temperie politica alla quale, come alla passione botanica, aveva aperto la strada sempre il fratello Napoleone.

La reggia di Marlia e il suo splendido parco, invece, rimasero al loro posto continuando a legare le loro vicende agli alterni proprietari susseguitisi per oltre duecento anni. Dapprima, quando il Principato di Lucca venne trasformato in Ducato e assegnato a Carlo Ludovico di Borbone, la villa Reale divenne sede estiva della nuova corte. Per passare prima ai Granduchi di Toscana, poi a Vittorio Emanuele II, che ne fece dono al fratello dell’ultimo Re delle Due Sicilie, il principe Carlo, rimasto diseredato perché aveva sposato una donna inglese di basso rango. Alla sua morte Marlia passò al figlio, un principe tanto stravagante da guadagnarsi il nomignolo di ‘Principe matto’ e da creare tali guai finanziari da indurre gli amministratori a mettere gli arredi all’asta e, persino, ad abbattere molti dei preziosi alberi del parco di Elisa Baciocchi perché fossero venduti come legname. Infine, la villa venne acquistata dai Conti Pecci-Blunt, che affidarono la ristrutturazione del parco ad un noto architetto francese, Jaques Greber che vi introdusse nuove specie floreali e vi realizzò i giochi d’acqua  e i ruscelli ancora visibili.

Una complessa eredità artistica, botanica e culturale presa in carico oggi da una giovane coppia svizzera innamoratasi del complesso da tempo trascurato. Nel 2015 Marlia, infatti, veniva acquistata e non tardava, come aveva fatto a suo tempo con Elisa Baciocchi, a esigere grandi cure dai suoi nuovi proprietari: solo pochi mesi dopo, infatti, una fortissima tempesta si abbatté proprio sugli alberi secolari, rendendo ancora più difficile il risanamento del parco. Ora, dopo un lavoro lungo e impegnativo, è possibile ammirare il parco restituito al suo antico splendore. In tutto questo ci si e messa qualche difficoltà con la complessa burocrazia italiana, annotano i proprietari… ma come non accettare la sfida se è Marlia a chiamare?

Un luogo che segna quasi un confine immaginario tra l’Italia e la Francia, reso evidente nelle peculiarità del suo parco e della sua architettura. Certo, si tratta di una caratteristica difficile da preservare, e questo ha costituito un’ulteriore sfida per i nuovi proprietari, molto attenti alla tutela di ciò che i loro illustri predecessori, come Elisa Bonaparte Baciocchi, hanno fatto per questa proprietà.  Per finire, dopo tante storiche vicende la reggia ha un’ulteriore grande opportunità: aprirsi, grazie ai suoi nuovi proprietari, ad un pubblico più ampio possibile… Con l’auspicio di avere il maggior sostegno possibile dalle istituzioni locali.