IL FASCINO DEI FIORI

L’ingresso rosso pompeiano, una grande tela del XVII sec. a tema sacro e un olio informale di Doriano Modenini fanno da sfondo a una poltrona Vittorio Bonacina

TESTO DI CARLO MANDELLI / FOTO DI IGNAZIO PARRAVICINI

UNA VILLA IN BRIANZA CON INTERNI DI STILE, LE COLLEZIONI DI OGGETTI CARI AI PROPRIETARI E TANTE DECLINAZIONI DI COLORE IN UN MIX CALDO E ACCOGLIENTE

La Brianza, isola verde compresa tra Milano e il Lago di Como, prima del boom industriale degli anni 60 che ne ha in parte alterato i tratti e le consuetudini, è stata per secoli una terra di agricoltura, suddivisa in grandi proprietà dell’aristocrazia milanese e lombarda. Al centro delle tenute sono state costruite, a partire dal XVII secolo, magnifiche dimore nobiliari che a poco a poco hanno perso la loro funzione di centro dell’azienda agricola per diventare luoghi di villeggiatura e svago dell’aristocrazia, sviluppando uno stile di vita raffinato che doveva raggiungere il suo culmine negli ultimi decenni dell’800, allorché i Savoia trasferivano in estate la corte nella Villa Reale di Monza. La casa pubblicata in queste pagine è un edificio neoclassico ma le sue origini sono molto più antiche e già nel XVIII secolo era “un casino di delizie” che, nella sua semplicità, non sfigurava accanto alle ben più fastose dimore, su progetto di architetti come Leopoldo Pollack o Luigi Cagnola, che punteggiano la Brianza comasca. Si trova su un altopiano prospiciente il Lago di Alserio, uno dei piccoli specchi d’acqua prealpini che insieme ai laghi di Montorfano, di Pusiano, del Segrino e di Annone, caratterizzano un paesaggio che mantiene scorci di bellezza resistenti all’attacco delle costruzioni industriali e dei centri commerciali. A oriente si gode la vista della Grigna e del Resegone, che in inverno si stagliano aspre e coperte di neve. Da alcuni anni la casa ha perso la sua funzione esclusiva di residenza per la villeggiatura e, sebbene non sia abitata in permanenza, resta la dimora principale, la casa del cuore, della famiglia che, con un gesto di amore per la tradizione e il territorio, l’ha acquistata anni fa. I proprietari sono una coppia di psichiatri uniti dalla passione per gli oggetti, soprattutto quelli che hanno un’anima o raccontano una storia. Nella casa sono riunite un’infinità di piccole collezioni, di ricordi personali, provenienti da altre dimore familiari: tutto qui sembra aver trovato una destinazione finale, in un mix caldo e accogliente. Il leitmotiv della casa sono le diverse declinazioni del colore, usato con decisione e disinvoltura, sul quale risaltano i dettagli d’arredo. I fiori sono un secondo elemento dell’ambiente, nei quadri, nei tessuti: “L’intenzione è creare una certa continuità con il giardino. I fiori sono capolavori cromatici, del resto anche le nostre figlie hanno nomi di fiori!”, commenta la padrona di casa.

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