DIALOGHI IN GIARDINO

DIALOGHI IN GIARDINO

DI GUIDO PIACENZA

INGLESI PRIMI DELLA CLASSE MA NOI FACCIAMO PROGRESSI

Dal lontano 1804 esiste in Inghilterra un’associazione orticola con circa 450 mila associati in tutto il mondo. È la Royal Horticultural Society (RHS). La “vision” è quella di arricchire la vita di ognuno attraverso le piante, e far si che l’Inghilterra (UK) diventi un posto più  verde e più bello. “Our Charitable purpose”, il nostro fine di assistenza, beneficenza è l’incoraggiamento e il miglioramento della scienza, dell’arte e pratica orticola in tutte le sue branche. Le attività sono numerosissime.  Dall’editoria ai viaggi, dall’educazione alla consulenza, dall’ingresso gratuito nei giardini più prestigiosi, non solo in Gran Bretagna ma anche all’estero (I Giardini delle Isole Borromee, fino al 18 ottobre, unico esempio per l’Italia) all’allestimento di mostre di cui la più nota è il Chelsea Flower Show. Grande attenzione viene riservata al percorso professionale dei giardinieri fino all’assistenza pensionistica. Negli spazi self-service dei giardini gestiti dall’associazione si trova tutto ciò che possa essere inerente al giardino, in modo particolare si possono acquistare piante piuttosto rare coltivate in quello specifico giardino. L’offerta prenatalizia di ogni genere di prodotto è vastissima ed è una buona occasione per offrire doni graditi ai giardinieri. Il giardino di riferimento della RHS è quello di Wisley, a sud di Londra, che fu donato da Thomas Hanbury, proprio quel personaggio che creò a Punta Mortola nel Comune di Ventimiglia il noto Giardino Botanico rivierasco (quello non rivierasco lo creò il Capitano Neil Mc Eachern a Pallanza, terra di rododendri, magnolie e acidofile in genere, Villa Taranto (curiosamente, in Inghilterra l’accento cade sulla seconda a). Vorrei rilevare che in Italia, a grandi linee, possiamo visitare collezioni botaniche grazie agli inglesi e ad alcuni orti botanici di prestigio come quello di Napoli e quello di Palermo. Gli altri sono giardini di architettura. È molto interessante notare che sia la RHS che la IDS (International Dendrology Society, di cui sono consigliere) devolvono una parte delle loro entrate a una “Charity”, un’istituzione di beneficenza che può esser finalizzata ad aiutare i giardinieri in pensione o chissà che altro. L’appellativo di “dendrofobi” di Ippolito Pizzetti riferito agli italiani degli anni 70 oggi sta sfumando. Da una seria e attiva Società Italiana della Camelia, ai mensili Villegiardini (nato nel 1956) e Gardenia (1984), alle mostre di Masino (1992), Orticola, Orticolario e Murabilia e cento altre minori oggi abbiamo un numero incredibile di piccoli vivai molto speciali che, se esistesse una sorta di Royal Horticultural Society italiana, quest’ultima si dovrebbe far carico di tutelarli poiché alcuni sono autentici ricercatori di piante rare, frutto di una vera passione e dedizione.

Produzione riservata
Commenti